I bar e l’awumbuk; nuove emozioni ci insegnano che rinascere è possibile

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Le vicissitudini dei bar in pandemia e le emozioni ad esse collegate sono simbolo di una rinascita che passa dall’accettazione del lutto, del vuoto.

L’idea delle emozioni come le intendiamo oggi nasce a metà ‘800; nello stesso periodo il bar Italiano assumeva il ruolo di centro intellettuale in cui trattare politica, letteratura e finanche organizzare una rivoluzione.

Emozioni, per nominarle bisogna capirle

Prima erano “spiriti”, “umori”, “vapori”. Poi, verso metà 800, vennero chiamate emozioni. Le emozioni che conosciamo oggi nascono quando Darwin comincia ad interessarsene. Fu il primo a riconoscere che ogni stato emotivo ha una forte incidenza sul nostro comportamento come singoli e come collettività e che questo può influire molto sulle sorti di intere popolazioni. Da allora ad oggi molto è stato studiato, portando ad un catalogo di emozioni immenso.

Nonostante la salute emotiva sia uno degli obiettivi dichiarati della politica di molti paesi, oggi la pandemia in corso sta portando grande fatica emotiva. Fatica che cresce col senso di impotenza e sta diventando endemica per fasce sempre più vaste di popolazione.

Il caffè e l’italianità

Gli italiani hanno esportato in tutto il mondo lo stile di vita italiano, il lusso della condivisione sociale, della vita all’aria aperta e del tempo sociale rallentato.

Il bar all’italiana è atmosfera, ritualità, condivisione. Un modo di bere il caffè, di sorseggiare l’aperitivo, di vivere la socialità, che ha ispirato imprenditori come Howard Schultz nell’ideazione di Starbucks. Il bar italiano è stato battezzato, a livello globale, come luogo simbolo dell’italianità. Con nomi “italian sounding” i nostri bar vengono replicati all’estero e spacciati come italiani per attirare turisti e clienti.

Chi, fino ad oggi, abbia scelto di lavorare in un bar italiano ha vissuto in un ambiente caratterizzato da:

  • Costante immersione in una socialità densa, spesso rumorosa, magari tuttologa o comunque declinata su molti argomenti di interesse comune;
  • Ritmi spesso caotici, concitati, spesso coordinati all’interno di una squadra di lavoro strutturata ed interconnessa:
  • Capacità relazionali; chiunque riesca a stare a lungo dietro il bancone di un bar diventa un vero intrattenitore;
  • Spirito di cura, spesso dovuto ad una vera e propria tendenza all’accoglienza

L’arancione che cambia le regole del gioco

Vivo in Emilia Romagna; col nuovo sistema basato sui 21 indicatori dell’ISS, due settimane fa siamo entrati in zona arancione. Con l’ingresso in quest’universo cromatico emergenziale i bar (come anche i ristoranti) della regione possono operare unicamente da asporto o con consegna a domicilio.

Da due settimane a questa parte, dietro al banchi dei nostri bar, nei bicchieri da asporto, dietro alle mascherine trasparenti, continuano ad esserci cortesia ed attenzioni, ma le emozioni trasmesse sono diverse.

Awumbuk: l’ingombrante vuoto che crea

  • Il suono si è fatto piatto, quasi rumore bianco. Le luci sono basse, le radio spente, si sentono solo il brusio dei frigoriferi ed il borbottio della macchina del caffè.
  • E’ arrivato un senso di vuoto, che si espande non appena si varca la soglia dei bar della zona arancione. Quel senso che resta dopo la partenza di un’ospite divertente al termine di una serata lunga ma entusiasmante.
  • Lo spazio, che sembrava tanto ridotto mentre i clienti assiepavano i bar, ora sembra ci sembra enorme ed inutile.

Molti baristi, privati di tutto quanto li aveva portati dietro al bancone, hanno deciso di continuare ad aprire alle prime luci dell’alba. Come nelle più aspre gare di endurance, come moltissimi italiani, si sono messi in tasca angoscia e fatica. Hanno continuato a lavorare, avvolti da un senso di malinconia e mancanza struggenti, palpabili.

Un’ emozione simile è stata definita da una tribù della Papua Nuova Guinea, Awumbuk. Senso di vuoto, assenza, riconosciuto dagli stregoni come una stanchezza emotiva che può affaticare ed alla lunga ammalare chi la prova e coloro che la condividono. Per questo motivo la riconoscono tramite un rituale magico. Riconoscendola si permettono la possibilità di accettarla e quindi tornare a dare valore a ciò che hanno, così facendo il senso di perdita e vuoto svanisce.

L’italianità l’abbiamo creata noi. Noi la stiamo ricreando

Da stazioni di posta a bar dell’800 l’evoluzione è stata comune in tutta Europa. Dal dopoguerra, il bar in Italia è rinato diventando icona dell’Italian lifestyle. Per questo motivo ho voluto prendere il bar come esempio dei tempi che stiano vivendo.

Costruire dalle macerie è ciò che molti italiani stanno facendo, in silenzio, con enorme fatica, in questi giorni. E, si badi bene, non stiamo ricostruendo. Ma tirando su nuove icone, nuovi sogni, un nuovo stile. Abbiamo riconosciuto di avere perso pezzi di mondo e pezzi di vita. Stiamo accettando la perdita, il vuoto lasciato da ciò che abbiamo amato. E stiamo riempiendo il vuoto con nuovi momenti, nuove passioni e nuove forme di coesione sociale.

Il lasciare il caffè già pagato come segno di affetto, che oggi sta tornando tanto in uso, è un piccolo enorme simbolo di tutto questo.

A dimostrazione, ancora una volta, che si può essere più forti della fatica.

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2 commenti su “I bar e l’awumbuk; nuove emozioni ci insegnano che rinascere è possibile

  1. come per gli Awumbuk molti di noi avrebbero bisogno di un rituale magico per riconoscere la propria stanchezza emotiva e superarla!

    1. prova a creare il tuo. E ad eseguirlo ogni volta in cui ti senti stanca emotivamente. Il rito deve includere l’inizio e la fine. Nel caso degli Awumbuk, infatti, l’inizio è rappresentato dal risveglio (collettivo, che da forza) al mattino presto e la fine dal liberarsi di quanto raccolto. Crea il tuo. accogli la tua stanchezza (non rifiutarla) ed esegui il rito ogni volta che la accogli. Il segreto sta qui: accogliersi, eseguire i riti che ci comunichino fine ed inizio

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