Vino vivo Gheppio Bragagni in calice

Bere vino vivo: il vino naturale è una scelta di autenticità

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Cosa fa, di un vino, un vino vivo? Probabilmente te lo sei chiesto, complice il sempre maggiore interesse che i vini naturali, artigianali, stanno polarizzando. Vino vivo e vino naturale definiscono un prodotto ottenuto innanzitutto facendo una scelta di pratiche di campo e di cantina ben specifica. La scelta del rifiuto della viticultura industriale, dell’abuso di prodotti chimici (rame e zolfo, in tenori molto limitati, sono ammessi). Scegliendo qualità a scapito della tanto perseguita produttività. 

Continua a leggermi ed alla fine dell’articolo troverai suggerimenti di quelle che sono le mie cantine di vino naturale preferite! Nel frattempo, salvati questo articolo sulla vineria di vino naturale che ha aperto a Brisighella: vineria Coramella!

Questo post nasce dalla partnership di Piadina Story col progetto Coramella, nel quale io credo moltissimo. Continua a leggere e scoprirai perché Coramella è un luogo speciale, punto di eccezione per gli amanti dei sapori genuini e delle scelte di autenticità.

Vino vivo anche detto vino naturale: capiamo di cosa si tratta

vigna di vino naturale. E' la biodiversità che permette di ottenere vino vivo dal sapore unico

I vini naturali nascono da vigne naturali. Si tratta di vigne ricche di biodiversità, curate senza l’utilizzo di trattamenti chimici e rispettate anche dall’assenza di pratiche di campo intensive. Chi fa vino naturale è consapevole che più biodiversità c’è in vigna, più la natura saprà proteggersi in autonomia (senza bisogno di trattamenti). Il che permette di mantenere il suolo in salute, fattore centrale per raccogliere uva sana e di buona qualità. Questa grande consapevolezza che guida i produttori di vino naturale ha un’altra importante conseguenza: il recupero e la valorizzazione di varietà antiche

Grazie, quindi, all’impegno dei vignaioli naturali, negli ultimi 20 anni è stata fatta un’importantissima azione di recupero di varietà abbandonate. Già, dagli anni 60 ad oggi si sono abbandonate moltissime varietà di uve. Abbandonate perché non rispettavano i dettami di produttività o di standardizzazione imposti dalla vinificazione industriale. In Romagna sono un esempio le varietà Burson e Famoso, strappate all’oblio e restituite al territorio da viticoltori che hanno creduto nel territorio e nella sua autenticità.

vendemmia di trebbiano in una vigna di vino vivo, quindi vendemmia a mano

La vendemmia, per ottenere un vino vivo, viene fatta a mano e condotta nel momento in cui le uve hanno raggiunto la maturazione perfetta (e non quando conviene alle cantine di conferimento). La vendemmia a mano permette una cura, nella selezione ed anche nel trattamento dei grappoli, che meccanicamente sarebbe impensabile raggiungere.

In cantina, poi, la fermentazione viene lasciata alla naturale spontaneità senza interventi con additivi enologici o trattamenti aggiuntivi. Il risultato è un alimento ricco di profumi, aromi e colori che, col tempo maturano e cambiano. Ho scritto anche di sviluppo di colori; i vini naturali, infatti, possono sviluppare liberamente colorazioni che, di solito, vengono impedite o modificate con trattamenti di cantina. L’integrità che li caratterizza fa si che contengano microelementi che spesso il processo industriale elimina. Questi concorrono a conferire colorazioni distintive e struttura gustativa piena e ricca. La presenza di microelementi porta la colorazione a modificarsi col passare del tempo ed a diversificarsi in base alla stagione ed alle caratteristiche del vino stesso.

Bere vino naturale, vino vivo, significa imparare ad apprezzare un racconto che non è mai uguale e mai replicabile.

Alcune viti crescono nel terreno sbagliato, altre si ammalano prima della vendemmia
e altre ancora sono rovinate da un cattivo viticoltore.
Non tutta l’uva fa il vino buono.

Wilbur Addison Smith

Sapere invecchiare dipende dal carattere, non dalla chimica. Vale anche per i vini 

io davanti alla vigna di Andrea Bragagni di vino naturale

Ho 45 anni e viaggio allegramente per i 46. Quando mi guardo allo specchio io non vedo di certo la ragazzina di 20 anni che sono stata. Ma non vedo neanche il mio invecchiamento. Vedo la donna che sono. Non vivo con angoscia o negatività il tempo che passa e quindi non sento il bisogno di ricorrere a chirurgia o altro per adeguarmi ad una standardizzazione del mio aspetto. Riconosco che, nel mio maturare prima ed invecchiare poi, c’è un’ evoluzione che toglie (forze, tonicità e chissà che altro) ed aggiunge (esperienza, capacità, comprensione e molto altro ancora). In una ragioneria che, se vissuta con consapevolezza, va sempre a mio vantaggio ogni giorno che passa. Lo stesso vale per i vini, quando sono naturali.  Vediamo come, prendendo ad esempio il vino del mio nonno: Gino ‘D Badarela. 

Il vino di nonno Gino era famoso per essere ottimo. Classe 1912, dopo una lunga e dura vita di mezzadria, nonno nel 1976 lasciò il podere per trasferirsi in paese. Nel trasloco lo seguirono la famiglia e le bottiglie del suo ultimo vino, conservate al buio ed al fresco in quella che è stata la cantina più bella che possa ricordare. Nonno Gino ha continuato a portare in tavola il suo vino, vinificato nel 1975, per quasi 10 anni. E dire che le uve ed il suolo della Romagna sono comunemente raccontati come non in grado di dare vini che invecchino bene. Ma questa nomea è da ascriversi al concetto di bevuta standardizzata, impostasi con la viticultura e vinificazione industriale.

Vino vivo, ovvero vino cui si riconosce naturale unicità

Vino vivo Gheppio Bragagni in calice

Uve trebbiano, fermentazione spontanea sulle bucce. Il vino che nonno Gino serviva, con gesti lenti e misurati, era un vino vivo. Naturale, vino artigianale, fatto nel pieno rispetto della vitalità dell’ecosistema. Proprio per questo è stato in grado di invecchiare maturando aromi, colori e texture che trasmettevano emozioni positive a chi sapeva riconoscerne ed apprezzare il valore. A partire dall’ultimo decennio del secolo scorso, c’è stata una forte presa di coscienza di quanto l’industrializzazione stesse influenzando sia la nostra salute che la salute del pianeta. Questa importante consapevolezza ha coinvolto anche l’agricoltura, settore primario da cui dipende sia il nostro sostentamento che la nostra salute. Da qui si è esteso anche alla produzione di vino e, finalmente, i produttori vi vino naturale hanno ripreso ad offrirci la possibilità di tornare a bere vino vivo!

Il vino naturale è un alimento, come abbiamo visto, che non subisce la standardizzazione industriale. Proprio per questo motivo  è soggetto alle evoluzioni temporali, ma non solo. L’assenza di interventi esterni porta nel bicchiere l’espressione del suolo, della stagione, dell’annata. I vini così ottenuti diventano un vero e proprio racconto sensoriale dei territori di origine, della mineralità o meno dei terreni, della stagione, delle capacità del vignaiolo. Il vino naturale, in quanto vino vivo, è un vino che pretende di essere ascoltato, non solo bevuto. Perché la storia che racchiude cambia di vino in vino, di stagione in stagione, da una bottiglia all’altra. Ecco perché il vino naturale ti offre una vera bevuta emozionale, che sa trasmettere molto di più di quanto la semplificazione e standardizzazione dei processi industriali ci ha abituato a cogliere. 

Vino vivo: i 3 che preferisco

Sono, per nostra grande fortuna, sempre più i piccoli viticoltori che recuperano attività di cantina artigianali e naturali. Il vino vivo, pur restando una realtà di nicchia, sta cominciando a diffondersi in tutta Europa (con prevalenza in Italia, Spagna e Francia). Qui di seguito condivido 3 etichette che non mancano mai nella nostra cantina:

Andrea Bragagni – Braghaus

Braghaus di Andrea Bragagni è un vino vivo sangiovese al 100%

Ho conosciuto Andrea Bragagni assieme a mio marito, visto che sono legati da reciproca amicizia, nata tra i banchi delle elementari. Grande amante dalla natura, da sempre, ha trasferito nella sua azienda agricola e nel suo vino l’essenza che lo contraddistingue. Predilige vitigni autoctoni
del territorio come Albana, Sangiovese, Trebbiano e Famoso, antica varietà che sta contribuendo a riscoprire.
Il suo vino ha la mineralità dei terreni marnoso sabbiosi di Brisighella, unito ad una complessità che lo rende veramente entusiasmante. Io sono una grande fan del fantastico Braghaus: 100% Sangiovese, fermentazione e affinamento di due anni in tonneaux . Un vino elegante, ricco ed avvolgente che sa scaldare qualsiasi momento e trasmette vibrante vitalità. E’ il mio vino della gratitudine. Come, cosa dici? Hai sentito parlare del diario della gratitudine ma non del vino? Ci sta; Andrea Bragagni fa vino e non scrive best sellers. Ma tu segui il mio suggerimento. Spegni telefono e pc. Versati un calice di Braghaus e siediti sui gradini di casa, questa sera. In silenzio. Per Lyumbomirsky,

Praticare la gratitudine significa riuscire a considerarsi fortunati

Lyubomirsky

Che è esattamente ciò che provi quando assapori un calice di Braghaus.

Dario Orlandini – Orlando

Orlando di Orlandini è un vino vivo, trebbiano al 100%

Da me, in Romagna, quando ero bimba esisteva la credenza che alle donne piacesse il vino dolce. Io, invece, ho sempre amato il vino bianco e secco (nonna Maria, fan del Fragolino, questa cosa non l’ha mai approvata). E per anni ho ricercato nei vini che bevevo l’esperienza emozionale del vino di mio nonno. Esperienza che ho ritrovato stappando il superbo Orlando, di Dario Orlandini. Trebbiano 100%, la lunga macerazione (di circa 6 mesi) restituisce un vino di grande complessità che appaga appieno. L’appagamento, si sa, può essere un’emozione inaffidabile. Tende a tagliare la corda così, all’improvviso, lasciandoci sgambettanti ed insoddisfatti. Un calice di Orlando è come il silenzio carico di promesse dell’alba o come la manina morbida ed appiccicosa di tuo figlio che ti accarezza nel sonno: per un attimo la vita si ferma ed è perfetta così com’è.

Claudio Plessi – Muntum

Bolle mille bolle… Avrei potuto non scrivervi di bolle? Io amo le bolle, come sa molto bene mio marito. Un aneddoto: nel Gennaio 2019, affrontavo una delle riunioni più spaventose della mia storia di General Manager. Mentre venivo immolata in un ridicolo rito satanico, i ladri mattacchioni rubavano la plancia della mia splendida macchina nuova fiammante (aveva meno di un mese). Quando il concessionario mise in sicurezza l’auto, chiamai mio marito. Tra le lacrime di rabbia e stanchezza dissi soltanto “metti in fresco le bolle”. Trecento chilometri dopo, ero distrutta ma con in mano il mio bel calice di Muntun di Plessi. Vitigno Montuni 100%, con questa meravigliosa cantina siamo nel modenese. Bolle raffinate, le bolle del vino vivo, perfette per un brindisi (o anche due) che ti lascerà una bella sensazione di leggerezza elegante.

Per Approfondire

  • Cerchi vini naturali e non sai dove trovarli? Drogheria Gitana, a Forlì, è sicuramente la risorsa che stai cercando! Salvati il profilo facebook ed il profilo Instagram!
  • L’Emilia Romagna è sempre più terra di vino vivo, lo sapevi? in particolare le terre di collina sono quelle in cui piccole cantina stanno ottenendo grandi risultati. Vieni a leggere di itinerari in Romagna. Questo è un itinerario da Imola a Faenza; salvatelo.
  • Un altro articolo che propone itinerari interessanti tra Romagna e Toscana è ispirato a Dante, salvalo, sono certa troverai spunti interessanti

Articolo creato 48

34 commenti su “Bere vino vivo: il vino naturale è una scelta di autenticità

  1. Sono una amante sia del vino che del naturale, motivo per il quale questa cantina mi ha già conquistata. Ho molto apprezzato il paragrafo in cui fai riferimento a te stessa: maturare è senza dubbio un vantaggio e condivido al 100% il tuo pensiero

  2. Mi piace bere il vino, in particolare quello bianco, ma non conoscevo il “vino vivo”. E’ stato molto interessante leggere il tuo articolo e scoprire tante cose interessanti. Mi piacerebbe provare “Orlando”.

  3. Ammetto che l’articolo è meraviglioso, nell’ultimo periodo mi sto appassionando di vino e comunque i tre vini che hai scelto mi piacerebbe provarli.

    1. Grazie Zelda! sono molto contenta ti sia piaciuto l’articolo: come te l’argomento vino mi coinvolge molto! sono tre ottimi vini che puoi trovare nello shop online di Gitana, di cui trovi il link in approfondimenti!

  4. Da grande appassionata di vino posso affermare che quest’idea di vino vivo, di vino il più naturale possibile sia il futuro diciamocelo ci siamo tutti stancati di quei vini che sanno di finto e solfiti…ottime queste aziende le seguirò!

  5. Complimenti per l’articolo, parla di un mondo che mi piace ma non conosco troppo bene, il vino vivo.
    Non conoscevo tutte queste cose ed ho trovato meravigliosa la storia di tuo nonno. Mi sono segnata le tre etichette che consigli, mi sa che le proverò molto presto!

  6. Allora, innanzitutto mi spiace per l’episodio riunione e post riunione.
    Poi, questa di Lyubomirsky me la copio: ‘Praticare la gratitudine significa riuscire a considerarsi fortunati’.
    Infine, viva il vino, se vivo, meglio! Grande articolo!
    Grazie sempre per gli stimoli interessanti.

    1. Ah, guarda Daiana, fu veramente una giornata che…giusto una buona bottiglia avrebbe potuto far digerire. A distanza di oltre 2 anni devo ammettere, però, che oggi sono grata alle persone orribili ed episodi sgradevoli di allora. Contenta che l’articolo ti sia piaciuto!

  7. Un articolo veramente molto utile. Da vera profana del settore non sapevo che ci fosse questo tipo di distinzione, andrò a vedere sul profilo facebook.

  8. Conoscevo il concetto di vino vivo e vino naturale, ma non essendo esperta non mi sono mai attentata a cercarlo e comprarlo.
    Non è’ che conosci qualche produttore o etichetta interessante tra Piacenza e Reggio Emilia da consigliarmi?
    Comunque voglio assaggiare il Braghaus, mi hai affascinato mentre ne raccontavi. Grazie

    1. Non bevo vino e non conosco i vini che sono state citati alla fine dell’articolo. Tuttavia è stato interessante soffermarmi sulle differenza tra le varie tipologie di vino ed in particolare sul vino vivo, di cui ignoravo peculiarità e particolarità.
      Maria Domenica

  9. Come scriveva Johann Wolfgang von Goethe: La vita è troppo breve per bere vini mediocri.
    E sarebbe stato meraviglioso condividere un bicchiere del vino di nonno Gino.

  10. Ti ammetto che nonostante sia una persona a cui bere vino piace, non mi considero un’esperta, ma comunque sia ho seguito qualche corso ed iniziativa legata all’enogastronomia, non conoscevo il vino vivo e tutto ciò che lo caratterizza. Bellissimo!

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