Centenario di Giulio Ruffini: manifesto de “L’epica popolare e l’inganno della modernità 1950-1967- in mostra a Bagnacavallo

Centenario di Giulio Ruffini: assolutamente da vedere “L’epica popolare e l’inganno della modernità 1950-1967” in mostra a Bagnacavallo

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In occasione delle celebrazioni del centenario di Giulio Ruffini, i musei della Bassa Romagna, capitanati da Bagnacavallo, fanno da apripista. La riapertura musei in Romagna non avrebbe potuto essere di maggiore levatura. Il progetto espositivo è ampio e coinvolgerà anche le città di 

  • Bologna
  • Faenza
  • Lugo
  • Rimini
  • Ravenna
musei della bassa Romagna particolare del quadro "Pietà per il bracciante assassinato" in mostra a Bagnacavallo riapertura musei in Romagna

La rilevanza dei musei della Bassa Romagna è evidente in questa splendida mostra. Il progetto stato organizzato e promosso dall’associazione Percorsi e dal Circolo Arci di mezzano, dall’Accademia di Belle arti di Ravenna e dal comune di Bagnacavallo. La mostra, inizialmente prevista nel periodo 18 febbraio – 2 maggio 2021, è stata prorogata fino al 4 Luglio 2021, per recuperare la chiusura dovuta al lockdown appena conclusosi (inverno-primavera 2021). L’esposizione è ideata e attentamente curata da Diego Galizzi (che ho apprezzato molto anche in occasione delle precedenti mostre su Durher e Max Klinger). Il materiale espositivo è molto ricco, le spiegazioni accompagnano il visitatore in un itinerario scandito in tappe. Scansione vincente, data la densità di materiale e la grande evoluzione che la produzione artistica di Giulio Ruffini ha avuto nel periodo 1950-1967. 

Continua a leggermi e scoprirai che i musei della Bassa Romagna sono delle vere e proprie perle, anche se poco raccontatati. Il nostro è un territorio di grandi artisti e fruitori d’arte; le mostre in Romagna sono, per questo motivo, occasioni imperdibili. Ho scritto altre recensioni sulle mostre della bassa Romagna, li trovi tutti negli approfondimenti a fine pagina.

Come accedere alla mostra per il centenario di Giulio Ruffini

A seguito delle nuove direttive anti-Covid, non è più necessario prenotarsi con un giorno di anticipo per le mostre in Romagna! L’ingresso a “L’epica popolare e l’inganno della modernità 1950-1967è libero e gratuito. La visita verrà, comunque, svolta in sicurezza, con ingressi contingentati e utilizzo della mascherina!

Procedi nella lettura, ti presenterò le diverse tappe espositive preparate dal curatore Galizzi con l’intento di guidarti a fruire della mostra in tutta la sua bellezza. 

1) Gli esordi: il quotidiano che racconta

Centenario di Giulio Ruffini: particolare del quadro “Ritratto con lume blu" in mostra a Bagnacavallo riapertura musei in Romagna
Centenario di Giulio Ruffini: particolare del quadro “Ritratto con lume blu” in mostra a Bagnacavallo

La prima parte della mostra organizzata per il centenario di Giulio Ruffini è dedicata agli esordi. Nato a Villanova di Bagnacavallo, Giulio Ruffini nei primi anni 40 inizia a frequentare la Scuola d’arte Luigi Varoli, a Cotignola. Già all’inizio degli anni 50 l’animo e l’estro di Ruffini cominciano a manifestarsi con chiarezza. In mostra diversi ritratti e nature morte. In questi primi lavori giovanili, a parte il tratto già in definizione nell’ottica del neorealismo, vediamo l’approccio sociale che guiderà il suo lavoro. Troviamo, infatti, anche in questi primi quadri, un occhio attento ai dettagli del quotidiano, alle tematiche sociali legate alla faticosa vita contadina che contraddistingueva la popolazione del territorio. In mostra diversi ritratti (Autoritratto ;1945-1946), (La nonna; 1950), (Vecchia seduta; 1955) e nature morte come Natura morta con fiasco (1953).

Le donne in Romagna: figure forti e molto sole

Io, che amo molto la storia della figura femminile in Romagna, sono stata affascinata dal racconto della donna che già in questa prima sezione si forma. La società contadina romagnola aveva nella donna un pilastro fondamentale. I ritratti di donne di Ruffini raccontano sin da subito di membra spossate dai lavori subalterni nei campi come anche dalle attività svolte presso la famiglia.

Nei ritratti “Vecchia seduta” e “Ritratto con lume blu” le due donne, lontane per età, sono unite dall’abbandono alla difficoltà e stanchezza. Mi hanno commossa perché vi ritrovo la vita di mia madre, una delle ultime testimoni della vita contadina in Romagna. Testimonianza che ci ha trasmesso con tutte le sue scelte e le sue azioni quotidiane.

Le braccia conserte e la schiena appoggiata scomodamente alla sedia del “Ritratto con lume blu” parlano di donne che non si fermano mai, che lavorano sempre e che se si fermano è solo per un momento e per questo non si abbandonano a pose rilassate. La bellezza della maturità è rappresentata dai due garofani rossi (fiori che una volta decoravano tutte le aie delle case contadine) lasciati sul tavolo, accanto al lume, senz’acqua. “La vecchia seduta”, con la stanca testa canuta sorretta dalla forte mano della vecchia, accasciata su sé stessa, racconta tanto della solitudine delle donne alla fine della loro vita. Vita di lavoro, fatiche e privazioni, vita trascorsa in mezzo a persone più grandi (i vecchi di famiglia) e bambini da curare ed aiutare, famiglie da gestire. E che finisce in una grigia e stanca solitudine. Che, quasi, ti ti sembra di ascoltare la frase

ël pröpi tôt acvè?

e’ proprio tutto qui?
 mostre in Romagna musei della bassa Romagna di Giulio Ruffini: particolare del quadro " Vecchia seduta" in mostra a Bagnacavallo riapertura musei in Romagna
Centenario di Giulio Ruffini: particolare del quadro ” Vecchia seduta” in mostra a Bagnacavallo

2) Neorealismo: lotta, resistenza, guerra

Lotta contadina

Punto di svolta per la carriera di Ruffini è, nel 1952, la vincita del V Premio Suzzara “Lavoro e lavoratori nell’arte”. In esposizione possiamo ammirare l’opera “Pietà per il bracciante assassinato” (1950-52). Il Premio Suzzara in quegli anni raccoglieva le principali iniziative artistiche che convergevano nel filone del movimento realista. Il lavoro era al centro del discorso artistico perché al centro del dibattito sociale. Lavoro, lotte operaie, lotte contadine. Sono gli anni delle rivendicazioni salariali e Ruffini accoglie e descrive questi motti in modo intimo e crudo allo stesso tempo. Osservare queste opere, in occasione del centenario di Giulio Ruffini, restituisce la grande forza ciclica dei cambiamenti sociali.

Sono gli anni delle lotte salariali. Gli anni in cui la mezzadria, molto diffusa in queste terre, scende nei campi ed affronta i padroni con scioperi prolungati. Sono gli anni in cui gli scioperanti vengono uccisi dai padroni come Pietà per il bracciante assassinato” (1950-52) ci testimonia. Io, nipote di mezzadri, ritrovo nel dipinto il racconto di quando, in un podere, venne presentata la mietitrebbia. Squadre di 20-30 persone tra braccianti ed operai avrebbero perso il lavoro, con l’arrivo di questa innovazione. Pertanto scesero nei campi scioperando. Il racconto di quando il padrone diede ordine al figlio (poco più che ragazzino) di azionare la mietitrebbia contro i braccianti mi lasciava sempre incredula, da ragazza. Il quadro di Ruffini ci porta la realtà in tutta la sua incredibile violenza. La lotta per i diritti sociali che prese piede nel dopoguerra fu deflagrante e violenta, quasi quanto la guerra stessa.

La guerra

Anche la guerra è un racconto in elaborazione da parte delle persone, in questi anni. Ruffini racconta episodi di terrore, ingiustizia e violenza. In esposizione il drammatico “Fucilazione (anche i bambini) del 1955 che nasce da un profondo senso di giustizia e dai racconti drammatici familiari vissuti durante la guerra. 

3) La Romagna delle donne forti e stanche: il centenario di Giulio Ruffini ci spinge ad un’ importante riflessione

 mostre in Romagna Centenario di Giulio Ruffini: particolare del quadro "Contadine a riposo" in mostra a Bagnacavallo riapertura musei in Romagnamusei della bassa Romagna
Centenario di Giulio Ruffini: particolare del quadro “Contadine a riposo” in mostra a Bagnacavallo

L’opera di Ruffini racconta il mondo del lavoro nelle campagne romagnole con una vividezza e forza non comuni. La Romagna dei braccianti, di una civiltà contadina fatta di fatica e rinunce che sta scomparendo per lasciare posto a nuovi soprusi e nuove ingiustizie. I quadri di questa sezione raccontano la spossatezza del lavoro quotidiano e spesso si soffermano sulle donne.

A me ha fortemente emozionata il quadro “Madre con bambino” 1955-56. Ruffini usa per questo quadro i colori dei campi, che qui diventano vesti ma anche l’ incarnato stesso della madre. Una madre stanca, ma amorevole, che sembra contenere a fatica la forza e la vitalità del paffuto, e roseo, neonato. Un quadro che parla di solitudine ed enorme fatica.

La fatica delle donne, le mezze bocche

Meraviglioso anche “Due braccianti che si dissetano” (1953-54). Le due donne che si passano la fiasca con cui dissetarsi sono completamente coperte dal vestiario e dai fazzoletti posti sul capo. La loro femminilità si traduce nei volti: bocche tirate e sguardi stanchi che racchiudono però la forza della vitalità femminile. Ruffini ci racconta di donne della pelle riarsa dal sole, durante le attività nei campi, che trovano sollievo sotto piccoli ombrelli appoggiati a terra nel bellissimo “Contadine a riposo” (1958).

Divisione della famiglia colonica
Documento attestante le regole di attribuzione i riconoscimenti lavorativi che evidenzia come le donne abbiamo un riconoscimento pari alla metà di quello degli uomini componenti la stessa famiglia colonica. Datato 1945

Ruffini, in questi quadri, trasmette la centralità della figura femminile nella tradizione contadina romagnola. Figure nodali per il sostentamento della famiglia e per la trasmissione dell’impianto valoriale contadino, le donne, avevano una condizione sociale difficilissima. Non erano riconosciute come esseri adulti e capaci . Per questo motivo venivano remunerate esattamente metà rispetto agli uomini. Anche a livello contributivo, alle donne spettava metà. lo si evince da questo documento della mia famiglia datato 1945. Le donne venivano pagate come “mezze bocche”, al pari dei bambini, mentre gli uomini come “una bocca” . Le donne dei quadri di Ruffini sono donne dalle braccia forti per i lavorio di fatica, donne che lavorano nei campi, seguono i suoceri e gli anziani di famiglia ed i figli. Donne che non meritano di essere riconosciute come mezze bocche, non credi? Nel centenario di Giulio Ruffini, vediamo che il riconoscimento sociale della donna, nonostante abbia avuto un’evoluzione importante, sia ancora ben lontano da essere definibile come giusto.

4) Territori urbani: solitudine

mostre in Romagna musei della bassa Romagna Giulio Ruffini: particolare del quadro " Nudo sul letto" in mostra a Bagnacavallo riapertura musei in Romagna
Centenario di Giulio Ruffini: particolare del quadro ” Nudo sul letto” in mostra a Bagnacavallo

Con il trasferimento dalla campagna di Villanova di Bagnacavallo a Ravenna, dove dal 1957 occuperà la cattedra di “disegno e figura” al liceo artistico, si sposta anche il baricentro figurativo dell’artista. Il paesaggio rurale, trasformandosi in contesto metropolitano, sviluppa asperità, paure e solitudini nuove. E’ impressionante osservare il cambiamento che l’artista esprime in modo tanto intenso. I quadri di Ruffini urlano fatica ed isolamento, nonostante la tanto esaltata modernità che l’essere umano sta rincorrendo, abbandonando i campi ed i lavori contadini. Il quadro “Nudo sul letto” (1958) è emblematico. 

5) Crocefissioni e macelli: la sofferenza

 mostre in Romagna musei della bassa Romagna Giulio Ruffini: particolare del quadro " carne appesa" in mostra a Bagnacavallo riapertura musei in Romagna
Centenario di Giulio Ruffini: particolare del quadro ” carne appesa” in mostra a Bagnacavallo

Avviandosi verso i primi anni 60 l’opera di Ruffini avrà un’importante nuova evoluzione. Il racconto iniziato negli anni del dopoguerra, fatto di fatica e valori e trasformatosi in dolore e solitudine degli anni 50, diventa un vero e proprio urlo di dolore e di denuncia. L’umanità martirizzata sull’altare del presentismo e dello sviluppo tecnologico è perfettamente rappresentata dal ciclo delle crocifissioni e dei macelli. Mi ritrovo fortemente coinvolta in questo ciclo in quanto sembra riflettere i tempi che, 60-70 anni dopo, sto vivendo. Nel centenario di Giulio Ruffini assistere alla macelleria umana della modernità trasmette un messaggio molto forte. Lo smembramento delle persone per sfruttarne non più il lavoro fisico, come succedeva nei campi della società contadina, ma l’essenza umana hanno un messaggio potente per noi, nel 2021. Le crocefissioni, al pari, trasmettono il sacrificio umano con altrettanta denuncia.

6) Nuove tragiche solitudini 

Centenario di Giulio Ruffini: particolare del quadro " Uomo cieco" in mostra a Bagnacavallo riapertura musei in Romagna
Centenario di Giulio Ruffini: particolare del quadro ” Uomo cieco” in mostra a Bagnacavallo

Uomo Cieco (1967) è il quadro che più mi ha colpito di questa sezione. Da figlia di padre quasi cieco, non ho potuto non piangere di fronte alla forza di questo quadro. Mi sono vergognata, in piedi, in sala, sola e lacrimosa. Ma non ho potuto fermare le lacrime.

Ho trovato che Ruffini, in questa fase, non abbia affatto rinunciato al racconto sociale che tanto ha chiaramente caratterizzato le fasi precedenti. Continua il suo “racconto degli ultimi“, seppur con mezzi narrativi diversi. “Uomo cieco” racconta di colori che l’uomo non può vedere. Lo sguardo perso a cercare nel vuoto il senso di ciò che lo circonda. In mano gli occhiali, scuri, raccontano dell’inutilità di fronte alle solitudini della vita. Nel centenario di Giulio Ruffini leggiamo le sue opere leggendovi una contemporaneità veramente impressionante. Allo stesso tempo ci trasmettono una distanza, in termini di sensibilità sociale, che fa riflettere.

7) La dissennata corsa verso il progresso. Oggi, nel centenario di Giulio Ruffini, fa riflettere.

Centenario di Giulio Ruffini: particolare del quadro " Incidente rosso" in mostra a Bagnacavallo riapertura musei in Romagna
Centenario di Giulio Ruffini: particolare del quadro ” Incidente rosso” in mostra a Bagnacavallo riapertura musei in Romagna

Ci stiamo muovendo verso gli anni del “boom economico“. Ruffini dipinge un’umanità alle prese con una corsa suicida all’industrializzazione e conseguente abbandono delle radici rurali. Mia madre mi racconta di come, in quegli anni, lei stessa vivesse sentimenti contrastanti: attesa per un futuro meno duro unita all’angoscia della consapevolezza di tempi finiti per sempre. Anche il solo ascoltare il rumore del vento che passava per il canneto si traduceva nell’angosciante consapevolezza che, da lì in avanti, non sarebbero più esistiti canneti da ascoltare.

L’artista traduce questo sguardo atterrito, di fronte al folle correre dei tempi in incidenti disastrosi. Una folle corsa che porta allo sfascio, alla distruzione. Sono gli incidenti stradali ad occupare lo spazio narrativo di questa sezione. Le lamiere accartocciate che straziano le carni ed uccidono: “Incidente” (1964); “Grande incidente rosso” (1964). Sintesi della modernità che l’artista vede arrivare come una terribile fatalità che porta a dimenticare e cancellare la Romagna delle sue origini.  Il vento fra le canne che oggi, mia madre, non ascolta più.

Se sei arrivato fin qui ti suggerisco di non perderti l’occasione di vedere questa meravigliosa mostra a Bagnacavallo per il Centenario di Giulio Ruffini. Resterai ammaliato dalla capacità di analisi e racconto dell’artista. In attesa di potere poi visitare anche le esposizioni successive.

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16 commenti su “Centenario di Giulio Ruffini: assolutamente da vedere “L’epica popolare e l’inganno della modernità 1950-1967” in mostra a Bagnacavallo

  1. Una bella mostra mi prometto se ho un fine settimana libero di andare a visitarla per conoscere la Romagna con un altro occhio

  2. Meravigliosa questa mostra, con il tuo articolo sembra di essere stata lì in quel momento. Non conoscevo Giulio Ruffini, è stata una vera scoperta. Quel documento mi ha messo tanti brividi, per quanta disparità c’è tra uomo e donna

  3. Mi ha lasciato sconvolta il documento con le “bocche da sfamare” e che di fianco al nome di ogni donna, sebbene fossero adulte, viene indicata 0.5… Assurdo! Questa è una drammatica testimonianza che mi ha lasciato sbalordita!
    La mostra comunque mi intriga e, l’autore Giulio Ruffini non lo conoscevo ma dalla tua descrizione mi sono subito interessata. Trovo che le opere siano di una grande potenza e molto realistiche nonostante i pochi tratti: le tematiche sono tutte molto intense, sono certa che mi piacerà molto!

    1. Lety, hai usato le parole giuste: sconvolgente. Eppure, oggi, a livello salariale, non è che le cose siano tanto cambiate. E’ cambiata la norma, che non prevede differenze di sesso, ma non è cambiata molto la pratica. Si, se avrai occasione di concederti un salto a Bagnacavallo, sono certa ti piacerà molto!

  4. Questo articolo casca a fagiolo come si dice! Nel weekend sono dalle parti di Bagnacavallo e spero di poter fare un salto. Mi attira soprattutto il discorso sulle donne. Grazie mille!

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