Donne importanti: ritratto di Anna Frank di Elena Raimondi su pezza mestruale degli anni 50

Donne importanti nel racconto dell’artista Elena Raimondi

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Donne importanti. Sempre troppo poche. Sempre troppo poco raccontate. Sempre più stereotipate. L’artista romagnola, Elena Raimondi, rende omaggio al mondo delle donne con un progetto che ritrae 10 donne famose della storia contemporanea e moderna. Esce dallo stereotipo sia ponendo sullo stesso piano di innovazione e rottura figure quali la Montessori e la Ferragni, sia spezzando un tabù importante.

In questo articolo ti accompagnerò nel mondo delle donne, seguendo la visione del progetto, un’ottica nuova ed antica assieme. 

Le donne della storia: la storia delle donne che passa attraverso il dolore 

L’artista forlivese sfrutta un piano narrativo che unisce tutte le donne del pianeta: disegna, infatti, i 10 ritratti su altrettante pezze mestruali. Sono il dolore ed il sangue, la tenacia e costanza, il disagio e la difficoltà ad intessere la tela sulla quale Elena Raimondi disegna il racconto delle donne.

Clicca e salvati il video che l’artista ha creato appositamente per il progetto10 donne che hanno cambiato la storia“.

È audace lavoro della sanguigna artista romagnola. Un progetto interamente su pezze che oggi vengono esposte al mondo e viaggiano sulla rete portando impressi i volti di 10 donne coraggiose, libere e forti. Un racconto matrilineare, che unisce donne comuni alle donne importanti della storia del mondo. Perché tutte con tenacia, coraggio, creatività e dolore hanno contribuito a fare e cambiare la storia. 

Dall’Impero Romano agli anni ’60 del 900: il riscatto dell’immagine del femminile nell’evoluzione della gestione del sangue mestruale

Sono tante le testimonianze che evidenziano come sin dall’Impero Romano fossero in uso, per le donne, pezze dedicate esclusivamente alle perdite mensili. Queste venivano piegate ed agganciate a cinture apposite. Per quasi duemila anni nulla è cambiato. Mia madre stessa, nata nel 1949, serba tra i suoi ricordi personali i grandi telai in cui le donne trascorrevano lunghe ore invernali a tessere, tra le telerie utili in famiglia, anche “al pez” (le pezze). Queste pezze venivano, dalle bambine stesse, ricamate ed orlate attentamente.

Le pezze che mia madre ricamò con orlo a giorno ed andarono a comporre il proprio povero corredo sono queste. Sono in canapa, ruvide, irregolari, ma estremamente ben tessute. 

Ed ecco mia madre che ci mostra come piegare le pezze in modo da poterle indossare legate alla cintura. 

Era motivo di vergogna tutto quello che gravitava attorno al sangue mestruale. Le donne tessevano, decoravano, custodivano, pulivano e gestivano le pezze quasi di nascosto, serbando la colpa, in silenzio, dell’essere donne.

E’ sempre tra i ricordi di mia madre il racconto di una zia che, rossa in viso, raccontava con vergogna un episodio che avvenne durante la guerra. Durante il passaggio del fronte, la casa in cui viveva da giovane sposa poco più che ventenne venne occupata da soldati tedeschi. Questi “scovarono” le pezze della giovane donna e le srotolarono lungo la siepe di confine con la strada principale, in un mercoledì mattina (giorno di mercato). Per loro, soldati ragazzini, una goliardata. Per lei l’esposizione delle pezze alla massa di occhi che andavano al mercato fu una grande umiliazione.

Fata vargögna, Cutilda, fata vargögna, toti al mi pëz stési dri a la siv.Che vergogna, Clotilde (il nome di mia nonna), che vergogna, tutte le mie pezze stese lungo la siepe“.

10 donne importanti: simboli delle lotte quotidiane di generazioni di donne

La vergogna dell’essere donna è stata una realtà soverchiante per lungo tempo. Per ognuna delle 10 donne importanti i cui volti sono stati disegnati, sulle pezze mestruali, la vergogna è stata battuta con genio, studio, umanità e coraggio. E lotta. Di migliaia di donne. Quotidiana, costante, rumorosa e silenziosa.

La vergogna delle donne esisteva per continuare a relegarle a ruolo subalterno. Battere la vergogna ha significato accogliere i propri diritti. Per una Maria Montessori che riuscì ad essere una scienziata ed umanista geniale ai primi del ‘900, quando le università erano precluse alle donne, migliaia di italiane hanno lottato per portare a termine gli studi. In molte famiglie, ancora negli anni ’60, insegnanti andavano a casa di studentesse brillanti chiedendo ai padri il permesso di continuare a farle studiare. Nell’Italia che oggi raccontiamo del miracolo economico, molte figlie femmine non potevano ancora accampare diritto a studi superiori o universitari.  

Le donne sono viste come segno di debolezza per la società, soprattutto quella​ fisica , ( da questo pensiero alquanto angusto ,le ho disegnate su teli “ pezze “ tipici anni 50/60 , usati per il ciclo mestruale, una mia sana provocazione )

Elena Raimondi

Il passaggio di testimone c’è già stato: la lotta per il riconoscimento delle donne continua

Elena Raimondi ha volutamente usato come tela artistica quelle esatte pezze che per secoli hanno rappresentato la reclusione gineceale. Pezze che le donne hanno tenuto nascoste e taciute, così come taciuto e nascosto era il ruolo femminile nella società. Celebrando le donne ha messo in mostra ciò che per secoli è stato celato e così facendo ha denunciato quanto ancora c’è da scardinare in merito al sistema attuale.

Oltre alle 9 donne importanti del secolo passato, infatti, troviamo una rappresentante dei giorni nostri: Chiara Ferragni. A ricordarci che oggi essere bionda popolare e bella può essere un ostacolo al riconoscimento del proprio valore. Che se è vero che sono del 1948 i primi scioperi nelle campagne di Ravenna per abolire la mezza paga destinata alle lavoranti di sesso femminile (pagate come i bambini al di sotto dei 10 anni) oggi, nel 2021, un’imprenditrice vale di meno di un imprenditore. Un limite patriarcale che, assieme a molti altri deve essere superato perché il mondo femminile possa essere una vera risorsa sociale e non solo uno sfruttamento socialmente accettato. 

Per approfondire

  • Ti piace questo progetto di Elena Raimondi? E’ un’artista molto eclettica ed interessante. Vai a scoprirla, ti lascio i riferimenti social, ti sorprenderà! Elena Raimondi IG; Elena Raimondi FB
  • Sempre poco raccontata, ma molto interessante è la storia degli assorbenti femminili. Puoi approfondirla qui
  • Elena Raimondi è un’artista molto generosa. Mi ha fatto dono di ben due disegni. Uno lo devo ancora utilizzare (è magnifico, ma dovrai aspettare ancora qualche post). Mentre l’altro lo sto già utilizzando come mia mascotte ed è la fantastica piadina in bicicletta. Ecco qui l’articolo in cui l’ho presentata per la prima volta.

Articolo creato 62

34 commenti su “Donne importanti nel racconto dell’artista Elena Raimondi

  1. Che storia incredibile…

    Non conoscevo quest’artista, ne tanto meno che una creatività così sensibile potesse essere usata per dare valore alle donne… Con uno strumento che ha contribuito a spingerle contro l’angolo per tantissimi secoli.

    Penso che ci voglia una dose smisurata di consapevolezza del proprio essere e amore verso ciò che si è e ci ha influenzate per dare vita ad un simile progetto.

    Può sembrare strano far subentrare un personaggio controverso come la Ferragni al tavolo con le Donne più influenti degli ultimi tempi… Ma – personalmente – ritengo che sia un atto di apertura mentale incredile.

    – – – – – –

    Per me che sono giovane storie come quella di tua nonna sembrano prese da vecchi romanzi di fantascienza… Ma poi, una volta che la lucidità torna, mi ricordo di quanto le donne siano sempre state relegate a vestire ruoli infimi, private della loro dignità e malviste per colpa del ciclo…
    D’altronde il ciclo viene da sempre associato al “peccato originario”, è un retaggio che fa parte – purtroppo – del nostro DNA.

    1. Si, Silvia, la forza del progetto di Elena Raimondi sta nel fatto che i volti di donne che hanno saputo fare la differenza sono rappresentati sulla stessa tela che per secoli ne ha rappresentato la reclusione e l’oblio. Sono molto contenta quando leggo che le storie di sessismo che connaturano alcune esperienze di donne di un passato (non distante) appaiono lontane alla tua generazione: significa che sono lontane e quindi la lotta non è stata vana. E questo da ancora più grinta per continuare a lottare per parità di diritti e dignità!

  2. Le opere di questa artista sono molto belle e interessanti. bella l’idea di farle sulle pezze che credo nessuno conosce. Leggendo il tuo articolo però ho notato una cosa: quanta differenza c’è tra città e provincia/campagna. Mia madre è nata nel 1951, quindi vicino alla tua, mio padre nel ’49. Mia mamma, sempre a Milano non mi ha mai raccontato di questa cose: le pezze per esempio. Lei le pezze non le ha mai usate, c’erano già gli assorbenti. Mia nonna forse le comprava, ma di sicuro non le cuciva o ricamava, non sapeva cucire, così come mia mamma. Io nemmeno. Nessuno le ha impedito di studiare, anzi i suoi genitori, miei nonni, la volevano all’università. Ma tutte le bambine andavano a scuola, almeno fino alle superiori. Il discorso economico è vero anche oggi. E l’altra differenza che vedo tra di voi, coetanee, è che mentre tu sei attaccata al passato, lei pensa solo al futuro. Tu ricordi tradizioni popolari lei i cambiamenti a partire dal ’68. Forse il luogo dove vivi influenza anche il tuo modo di pensare, o è proprio la mente diversa?

    1. Grazie Valentina per questo tuo commento. La civiltà rurale e quella urbana sono state segnate da uno scarto molto importante. La civiltà contadina, ancora molto studiata dalle scienze sociali ed economiche, è stata soppiantata da un modello di società cannibalizzante. Prima che ciò avvenisse, tra gli anni 50 e 70 del secolo scorso, c’è stato un periodo durante di convivenza delle due strutture sociali. In tale periodo la differenza sia di codici che di strutture economiche, valoriali e pratiche, era enorme. Come la storia della tua famiglia e la mia evidenziano. Anche io guardo al futuro ed allo stesso tempo mantengo vive le marche del passato che mi appartiene perché consapevole del suo insegnamento.

  3. Ma che meraviglia assoluta! Il progetto è stupendo e consiglierò ad alcuni amici a cui piacciono queste cose! Sempre sul pezzo e soprattutto sai coinvolgere il lettore per bene!

  4. Innanzitutto complimenti all’artista per i suoi splendidi ritratti. Un tratto davvero sublime, marcato e deciso ma non spigoloso… I volti sembrano muoversi su quelle tele. E complimenti anche per la scelta delle tele! Un messaggio molto forte, che temo però comprenderà solo la platea femminile e ben poca di quella maschile…

    1. Silvia, verissimo! Anche io ho pensato che i ritratti dell’artista siano incredibilmente liquidi, mi hanno colpita la delicatezza e concretezza insieme dei tratti che disegnano quasi un film in movimento. Spero verrà compreso da quante più persone possibile, a prescindere dal genere.

  5. La cosa che mi manda in bestia è leggere quando gli uomini pensano che noi donne siamo deboli, se sapessero gli sforzi che facciamo e come affrontiamo le avversità …siamo molto più forti di loro e ci sminuiscono perché lo sanno.

    1. Io penso che sia riduttivo pensare che siano gli omini a ritenerci deboli. E’ proprio una costruzione sociale, infatti a questa narrazione ricorrono spesso sia uomini che donne. Io non mi ritengo più forte degli uomini in generale, come nemmeno più debole. Concordo conte quando scrivi che c’è un fine e sono contenta quando progetti di questa levatura scardinano il racconto!

  6. È un articolo che ho letto con particolare attenzione ma soprattutto trasporto. La figura femminile e’ passata attraverso mille visioni e non sempre positive..progetti come questo vanno assolutamente valorizzati e va dato loro lo spazio e la visibilità che meritano.

  7. Trovo questo progetto molto importante, forte e diretto come solo le donne sanno fare, in un periodo storico come questo in cui tentano ancora di farci stare zitte, dobbiamo combattere come non mai, i miei complimenti per aver dato voce ad un progetto così bello, dove anche l’arte fa la sua parte con grande delicatezza.

  8. Articolo bellissimo, come il messaggio che racchiude.
    Giustissimo raccontare storie di donne forti da cui prendere sicuramente esempio, abbattendo i tabù.
    Non conoscevo l’artista ma sono contenta di averla scoperta grazie a te!

  9. Complimenti per aver dato voce ad un progetto così bello. Osservando i disegni delle donne e leggendo il tuo articolo ho pensato: che forza! Che donne!
    Hai comunicato (anche attraverso importanti racconti di vita) il significato profondo dei ritratti sulle pezze degli anni ‘50/ ‘60, mettendo in risalto la sana provocazione dell’artista.
    Bellissima riflessione ♥️

  10. il messaggio è davvero bellissimo. Grazie a questi tipi di progetti sono ogni giorno più fiera di essere donna. Grazie anche a te per condividere con noi tutte queste meravigliose iniziative.

    1. Grazie Rachele! Vero, questi progetti sono molto importanti perché ci restituiscono la centralità del nostro essere donne. Finché ci saranno iniziative di questo tipo io sarò sempre entusiasta nel condividerle con quante più persone possibili!

    1. Esatto, Cristina! La forza propulsiva di questo messaggio molto forte sta nel mezzo scelto dall’artista. L’essenza della ritrosì che diventa tela d’artista per mostrarsi e mostrare al mondo. L’ho trovato fortissimo come messaggio proprio per questo

    2. Un progetto che mi attrae molto, un argomento che, da sempre, fa parte del mio essere. Notevole. Grazie Elena per avermelo fatto conoscere

  11. Un progetto pazzescamente significativo che avevo visto nella pagina di Elena Raimondi ma non avevo compreso fino in fondo. Grazie Elena Resta per averlo raccontato, per averlo raccontato con tanto fervore! Spero che la Ferragni lo scovi!

    1. Oh, Pimpi, sei sempre meravigliosa! Mi piacerebbe tanto Chiara lo scopra, ammetto di averle scritto, ma chissà quanti milioni di messaggio ricevono il suo staff e lei. Ma credo che ne sarebbe felice, qualche cosa mi dice che saprebbe apprezzarlo molto!. Intanto il progetto c’è, Elena lo ha fatto con grande dedizione e passione e, grazie a tutti noi, può girare per la rete e farsi conoscere.

  12. Davvero forte questo progetto soprattutto per il modo in cui viene proposto, è sicuramente un modo molto incisivo di sdoganare la figura femminile. Complimenti

  13. Una volta, vergogna era il cognome delle donne ma non solo, nascevano senza corde vocali. Nel tempo, donne come voi “12” hanno parlato per tutte le altre rivendicando la nostra natura. Altre e altri come dici tu, facciamo “rumore silenzioso” nella nostra quotidianità. Va bene così, basta che ognuno faccia la sua parte. Da adesso, il rispetto per le donne non dovrà più essere ignorato..!

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