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Intercettare la plastica nei fiumi riducendo l’inquinamento del mare: SEADS

La plastica nei fiumi comporta l'inquinamento dei mari. Nella foto è stato riprodotto un ambiente marino usando la plastica per evocare l'inquinamento degli oceani
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Plastica nei fiumi: intercettarla, raccoglierla e rigenerarla. Un gesto di responsabilità su cui due amici, Fabio e Mauro, hanno ideato SEADS: un grande progetto di riduzione dell’inquinamento delle acque. 

Troviamo la plastica nei fiumi perché le persone abbandonano la plastica nell’ambiente. Se nessuno la ferma, alla fine finisce ai mari. L’inquinamento dei mari esiste perché esistiamo noi. Quindi noi siamo gli unici a poter fare qualcosa per rimediare. 

Fabio Dalmonte
Plastica nei fiumi che poi viene raccolta grazie alle blue barriers. I fiumi inquinati concorrono all'inquinamento marino

Ho intervistato Fabio Dalmonte in occasione dei confronti del Giovedì di SILEN PEOPLE SPEAK UP. Salvati il link per vedere l’interessante intervista.

Eliminare la plastica nei fiumi: un progetto internazionale col cuore romagnolo

Fabio Dalmonte, originario di Lugo di Romagna e con Mauro Nardocci socio fondatore di Seads, parla con disarmante semplicità. L’inquinamento da plastica è il risultato di nostre pratiche. E’ importante accogliere questo concetto per mettere in atto un’inversione di rotta e, mentre assumiamo abitudini più rispettose per il pianeta, rimediare allo scempio che abbiamo contribuito a creare. Fabio Dalmonte ci spiega che per anni ci si è focalizzati sull’obiettivo di contrastare l’inquinamento delle acque agendo direttamente sugli oceani. Ma l’inquinamento degli oceani è arrivato ad uno stadio troppo avanzato. E’ stato dimostrato che per ripulire gli oceani servirebbero risorse e  tempo che, a tutti gli effetti, non abbiamo.

Il sistema modulare SEADS

Installazione di blue barriers sul Lamone per raccogliere la plastica nei fiumi al fine di ridurre l'inquinamento dei mari
Blue Barriers SEADS installate lungo il corso del fiume Lamone

Il concetto della giovane azienda SEADS, si basa su un sistema modulare di barriere poste lungo i corsi d’acqua. Il sistema di barriere SEADS è chiamato Blue Barriers. Le Blue Barriers raccolgono il materiale che galleggia in superficie ma anche quello che si muove fino a 90 cm sotto. E’ stato infatti dimostrato che  la maggior parte delle plastiche si muovono a 50 cm circa sotto il pelo dell’acqua.

Le Blue Barriers possono essere ubicate anche su fiumi di tipo torrentizio, senza rischiare né la rottura delle barriere né di interferire col corso del fiume in caso di piene non previste. Questo dettaglio rende il sistema SEADS particolarmente innovativo e di grande interesse per chi conosca bene l’idrografia del territorio italiano. Infatti i nostri fiumi sono soggetti a piene spesso molto violente ed improvvise. Le Blue Barrier SEADS non hanno bisogno di essere rimosse per evitare che plastica venga riversata nei fiumi. 

Ripercorriamo le tappe principali di SEADS

Già nel 2015 il progetto, temerario e visionario, di SEADS aveva avuto la sua prima validazione. In collaborazione con University of the West of Scotland e Universitas Indonesia, l’analisi delle criticità di raccolta della  plastica nei fiumi è stata fatta a Giacarta. In questo studio è stato dimostrato che l’inquinamento del mare avrebbe potuto essere risolto solo eliminando le fonti, ovvero le plastiche nei fiumi. 

la plastica nei fiumi viene raccolta dalle due barriere disposte a distanza l'una dall'altra

Realizzato un prototipo su piccola scala, si è creato un bacino di simulazione che mimasse il comportamento di un fiume reale. I risultati entusiasmanti di queste prove hanno portato, nel 2018, a brevettare la struttura. Poco dopo, i due soci hanno esteso il brevetto a livello internazionale, a seguito dell’interesse mondiale che il progetto SEADS stava, giustamente – aggiungo io,  attirando.

Ed è così che già nel 2019, a pochi anni dall’ideazione del progetto, le Blue Barriers vengono posizionate in un fiume del Nord Italia: il Lamone. I risultati sono stati tanto incoraggianti da dimostrare che SEADS e l’esclusivo sistema Blue Barriers può veramente offrire un’ importante soluzione al problema dei fiumi inquinati e dell’inquinamento marino. 

installazione SEADS sul Lamone per raccogliere le plastiche nei fiumi
installazione SEADS sul Lamone per raccogliere le plastiche nei fiumi

SEADS rende profittevole intercettare la plastica nei fiumi ed eliminarla

Questa immagine promuove il riciclo della plastica, peroprio per evitare che continuiamo a fare convergere plastiche nei fiumi

Nonostante il difficile anno appena conclusisi, i due soci sognatori, Fabio e Mauro, non hanno smesso un secondo di lavorare per combattere l’inquinamento dei mari e degli oceani. Sono stati fatti diversi studi nazionali ed internazionali volti ad identificare modelli di business che potessero rendere profittevole l’installazione delle Blue Barriers. Sono stati identificati, quindi metodi efficaci di recupero e riutilizzo sia delle plastiche che della legna raccolta dalle barriere.

un airone sul bordo di un fiume

La plastica, tramite processo di pirolisi, viene trasformata in nafta. La legna, invece, si è individuato come trasformarla in gas (un processo di combustione pulita profittevole ed a basso impatto). Questo modello di business circolare rende il progetto SEADS una speranza concreta e percorribile per eliminare la plastica nei fiumi e combattere efficacemente l’inquinamento marino da plastiche e microplastiche

Il futuro è qui: i progetti di oggi di SEADS sono le sfide di domani dei nostri figli e nipoti

plastiche nei fiumi, intrappolate dalla vegetazione della riva

Recenti studi scientifici hanno identificato che 10 fiumi sono responsabili dell’85% della plastica responsabile dell’inquinamento degli oceani. Questi numeri, ammettiamolo, spaventosi, rappresentano un’opportunità importante: ovvero avere un impatto positivo sulla riduzione dell’inquinamento da plastica, intervenendo in pochi passaggi. E’ fondamentale che il progetto SEADS prenda piede e trovi applicazione da quanti più governi, realtà private, associazioni possibili.  

La crisi pandemica in atto sta rallentando la messa a punto delle barriere in alcuni dei fiumi più inquinanti del mondo, a Giacarta, ma il progetto non si ferma. 

Il letto del fiume Po che scorre lungo la pianura dell'Emilia Romagna

In Italia, sulla scia del successo ed dell’attenzione internazionale, il consorzio di bonifica della Campania sta portando avanti i primi passi per un progetto ambizioso. Ci sono anche piani che coinvolgono sponsor privati e soggetti pubblici, nell’ottica di una condivisione di responsabilità.

Io mi auspico che la nostra regione, Emilia Romagna, decida di adottare le Blue Barriers con solerzia. La nostra Regione, da anni, paga con la salute dei propri abitanti i danni ambientali arrecati da politiche ambientali inesistenti o insufficienti. SEADS rappresenta certamente un’opportunità importante per la nostra regione, per l’Italia. E per il mondo 

una cascata lungo il fiume Senio

Per Approfondire

  • Il sito di SEADS è ricco di informazioni sulle attività presenti e future, salvatelo ed iscriviti alla newsletter per restare aggiornato
  • SILENT PEOPLE SPEAK UP è un appuntamento del Giovedì sera attualmente in corso. Dalla sede del laboratorio – showroom degli artigiani sostenibili SILENT PEOPLE ci colleghiamo dando voce a chi voglia contribuire a sostenibilità e creatività. Ho scritto degli artigiani sostenibili SILENT PEOPLE in questo articolo, il loro sapiente lavoro e business model è estremamente affascinante!
  • Vuoi approfondire la situazione della plastica nei fiumi in Europa? Ecco un articolo che ho trovato molto interessante

(20) Commenti

  1. Molto bella l’iniziativa, sono sicura che molte persone purtroppo non conoscono questa iniziativa. Faccio la mia parte e condivido!

    1. Grazie Luciana! E grazie per la condivisione!

  2. La tematica mi sta a cuore, particolarmente quella che riguarda l’inquinamento delle acque. Leggerne e soprattutto conoscere chi fa tanto per cercare di combattere questo fenomeno è sempre motivo di orgoglio per me. Questi sono i veri eroi moderni!

    1. Si, condivido Cristina, se si considera con quale facilità si chiudono gli occhi di fronte a queste situazioni, essere persone che investono la propria professione il proprio presente e futuro per aiutare una massa di struzzi irresponsabili è veramente eroico. E’ importante lo riconosciamo ed agiamo in modo che si passi dal mondo degli eroi a quello della comune realtà

  3. Leggero questo blog è sempre un piacere, non trovi semplici articoli ma qualcosa che stimola il mio intelletto e mi induce a riflettere.

    Anche questa volta Elena ha condiviso le gesta di alcuni “concittadini” proponendo qualcosa di diverso dal mero “hey, parliamo dell’inquinamento…sai com’è…”

    Ottimo caso studio, ben oltre le mie aspettative.

    1. Silvia, che piacere leggerti! Mi sono emozionata, sul serio. Si, è una realtà bellissima di cui sarebbe molto importante parlare, scrivere. Perché quante più persone possano venire a conoscenza che esiste e quindi la sostengano, se ne facciano guidare, si uniscano ad essa. Abbiamo bisogno di valorizzare le nostre eccellenze, per costruirci un futuro migliore (o anche solo un futuro…)

  4. Valeria dice:

    Hai trattato un argomento a me molto caro che troppo spesso passa in sordina. Bravissima!

    1. Grazie, Valeria, concordo. Si fa tanto green washing, ovvero si ammantano di sostenibilità e rispetto dell’ambiente tante pratiche che, in realtà nuòòa hanno a che spartire con queste. E poi, all’atto pratico, si propongono rarissime realtà, che invece esistono, per portare delle efficaci soluzioni in campo!

  5. Questi sono i progetti green che ci piacciono, non amo quando si punta il dito, si alza la voce ma non si vedono i fatti, parole sacrosante, dobbiamo essere noi i primi a fare qualcosa, dar fiato alla bocca tanto per dire ‘sono green’, non serve a molto se poi si fanno le peggio cose, mi fa anche molto piacere che sia un’iniziativa giovane, perchè veicolerà molti altri a imitarli, progetti del genere inizino a prendere forma, grazie per averlo condiviso con noi, ottimo pezzo.

    1. Esattamente Katrin! Sono proprio contenta di avere trasmesso i concetti che hai riassunto e che sono il cuore e la forza del progetto. Fare e fare bene, crederci e coinvolgere nella visione! Non abbiamo bisogno di greenwashing. Noi vogliamo sostenere coloro che mettono impegno in progetti ed ingegnerizzazioni reali! Grazie mille per il commento e l’apprezzamento!

  6. Sono la prima a raccogliere i rifiuti che spesso vedo nei fiumi e molte delle iniziative non vengono divulgate come si deve, condivido l’articolo. Grazie!

    1. Con grande gioia leggo, proprio a commento di questo articolo, che sono tante le persone sensibili a questo argomento e che fanno la propria parte! Beh, grazie Zelda, di cuore!

  7. Valentina dice:

    Mi sembra un’ottima iniziativa, che andrebbe divulgata e adottata in tutti i fiumi. Ma la domanda è: perché le persone buttano gli oggetti nei fiumi invece che nella loro spazzatura? Bisognerebbe fare un’azione civica incentivante. Tradotto significa: chi porta 10 kg di plastica nella tal discarica riceve 5 euro. Vedi come corrono a raccoglierla.

    1. Si, serve un’azione incentivante alla corretta gestione dello smaltimento delle plastiche. Senza di questo, qualsiasi sforzo non può che restare fine a se stesso.

  8. Da diversi anni oramai ho a cuore le tematiche ambientali e nel mio piccolo cerco di fare il possibile. La gente purtroppo nella stragrande maggioranza non se ne preoccupa affatto. Non riesco a capire come questo sia possibile. Un progetto molto meritevole questo.

    1. Esattamente Francesca, dovrebbe essere primo obiettivo di tutti preservare l’ambiente in cui viviamo. Il progetto SEADS dovrebbe ricevere il sostegno di singoli ed istituzioni

  9. Ma davvero, a volte basterebbe un modello di business circolare come questo di SEADS per partire immediatamente con l’azione! E invece le cose vanno sempre per le lunghe. Sembra proprio che il progetto non abbia nessuna controindicazione, quindi è questione, ancora una volta, di burocrazia. Da parte mia, nel mio piccolo, continuerò a raccogliere quello che riesco e vedo in giro. A te/voi posso suggerire, che so, le pagine FB sull’argomento (ambiente, territorio, green economy, sostenibilità ecc) dove condividere l’iniziativa.
    Avanti così! Brava

    1. Grazie Daiana e si, a mio avviso la questione burocratica è veramente centrale. Procrastinare è un modo molto efficace per non assumersi responsabilità e la burocrazia, spesso, offre validi spunti a chi abbia tale tendenza

  10. Manuela dice:

    Finalmente leggo di un’iniziativa interessante, non capisco chi va al mare e lascia la loro sporcizia in giro, è una cosa che mi manda in bestia!

    1. Si, Manuela, l’abbandono nell’ambiente dei rifiuti è inqualificabile ed ingiustificabile.

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