Museo dell'aviazione di Romagna Air Finders foto d'epoca

Museo dell’aviazione e dell’ umana compassione: l’esempio unico di Romagna Air Finders

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In Emilia Romagna, oltre al famosissimo museo dell’ aviazione di Rimini, c’è un altro museo dell’aviazione, meno noto ma di altrettanta rilevanza. A pochi chilometri da Ravenna, nascosto nella pacata campagna della Bassa Romagna, c’è un vero e proprio luogo della memoria e dell’ umana compassione. E’ il museo dei Romagna Air Finders. Un’ associazione di volontari dediti alla ricerca e recupero di aerei della seconda guerra mondiale. Ed alla restituzione di umana pietà ai loro piloti ed equipaggi

Continua a leggermi. Scoprirai come un gruppo di volontari, da oltre 20 anni, dedica tempo, risorse, passione e competenze a restituire aerei e Piloti al mondo della superficie ed agli onori che meritano. E perché il museo dell’aviazione che hanno costruito è un museo che tutti dovremmo vedere. Oggi più che mai.  

Linea Gotica: una ferita profonda, seppur rimarginata, continua a ricordarci la tragedia del dolore

La campagna di Fusignano, così come mi ha accolta quando ho visitato il Museo dell’aviazione e dell’ umana pietà: l’esempio unico di Romagna Air Finders
La campagna di Fusignano. Mi chiedo con che occhi fosse guardata dai soldati che qui giunsero, da tutto il mondo

Scendo e parcheggio l’auto accanto ad un frutteto. La natura che mi circonda, con suoi campi coltivati e le vigne, deve apparirmi bella come lo era anche nella primavera del 1945.  Allora, però, una ferita profonda solcava la vita di chi in queste zone era nato e viveva. La ferita scavava le vite anche di chi non aveva mai sentito neanche parlare di questi luoghi, di queste vigne, di queste terre. Ragazzi e uomini che, da tutto il mondo, erano finiti qui chiamati dalle proprie bandiere. Trasportati in massa da treni, camion, motorette. E aerei. Una ferita era la Linea Gotica: un solco profondo e bruciante, disegnato per mano umana e naturale insieme.

La ferita della linea Gotica arrivò fin qui. Il tutto culminò con la terribile “Battaglia del Senio”, che portò morte e distruzione tra militari e civili nella primavera del 1945. E che si risolse con lo sfondamento della linea difensiva tedesca e l’avanzata dell’armata britannica.

Gli aerei giocarono un ruolo centrale nello sfondamento della linea gotica. Aerei che, da oltre un anno, rombavano per questi cieli in modo sempre più spaventoso. I reperti e cimeli di alcuni di questi oggi sono esposti al museo dell’aviazione dei Romagna Air Finders. Accanto alla storia di ciascun Pilota. Finalmente raccontata.

I numeri come principio di realtà per la restituzione della memoria

mostre in Romagna formazione di B24Jdel 450° Bomber Group esposto al museo dell'aviazione Romagna Air Finders
Formazione di B24J del 45° Bomber Group USAAF. Foto pubblicata nel volume “Quel Tragico 9 aprile” a cura di Velia Ferrioli e Paolo Gagliardi

Nelle campagne pugliesi, sin dai primi mesi del 1944, erano fiorite decine di aeroporti che ospitavano la 15° Air Force Americana. Dalle campagne di Foggia, Lecce e Lucera, lo stormo alleato andava a coprire tutti i Balcani, l’Ungheria, la Bulgaria, la Romania, l’Austria, la Baviera ed il Nord Italia. La quantità di reparti di bombardamento della USAAF era a dir poco impressionante. Per trasmettere l’idea della componente umana che contraddistingue il museo dell’aviazione dei Romagna Air Finders possono aiutare anche i numeri: 

  • 1.275 bombardieri americani (le famose fortezze volanti B- 17 ed i quadrimotori B- 24) erano di base in Puglia
  • 192 bombardieri della Royal Air Force (B- 24), sempre in Puglia. 
  • Altri 100 B- 26 della South African Air Force di base a Jesi vennero aggiunti, sempre nella primavera del 45.
  • 300 bombardieri B- 25 della Royal Air Force fecero base a Fano Rimini e Falconara, nella primavera del 1945
  • 330 cacciabombardieri (per lo più Spitfire ed i temibili P- 47 Thunderbolt) della Desert Air Force inglese si unirono al computo, sempre nei primi mesi del 1945. La DAF era composta da squadriglie provenienti da tutte le colonie britanniche: sudafricani della SAAF (South African Air Force), australiani della RAAF (Royal Australian Air Force), canadesi della RCAF (Royal Canada Air Force) e i polacchi del 318° Squadron che operavano dalle basi romagnole di Punta Marina, Cervia, Cesenatico e Bellaria. 
  • Oltre 150 erano i “Pippo“, bombardieri leggeri notturni. Il terrore dei tedeschi ma anche dei civili: equipaggiati con Radar, eseguivano missioni di “night interdition & night bombing” colpendo convogli ferroviari e stradali dei rifornimenti tedeschi e qualunque obiettivo che avesse un minimo di visibilità 

Tutti i giorni dalla Puglia, dalle Marche e dalle coste ravennati, partivano formazioni di 700/800 aerei con l’obiettivo di bombardare punti strategici (raffinerie, oleodotti, nodi ferroviari, ponti, industrie, areoporti etc). 

mostre in Romagna musei della bassa Romagna Bombardamento da cacciabombardiere, ce ne sono molti nel museo dell'aviazione dei Romagna Air Finders a Fusignano di Ravenna
Bombardieri B24 del 46° Bomber Group USAAF in azione di bombardamento. Foto pubblicata nel volume “Quel Tragico 9 aprile” a cura di Velia Ferrioli e Paolo Gagliard
  • A contrastare in cielo quest’ impressionante dispositivo di guerra: una settantina di caccia dell’ Areonautica Nazionale Repubblicana (ANR) della repubblica di Salò. Col (vano) obiettivo di proteggere le zone industriali del Nord Italia dai bombardamenti alleati. La Luftwaffe, infatti, già da agosto del ’44 aveva spostato tutti i suoi reparti da caccia in Germania, a protezione dei propri territori. 

Museo dell’aviazione e della compassione: restituire alla memoria comune il sacrificio di una generazione intera

Foto di un abbattimento aereo sui cieli di Lugo, sono proprio questi aerei e piloti che i volontari del museo dell'aviazione Romagna Air Finders riportano in superficie
Probabilmente la foto di un abbattimento aereo più famosa del mondo. Si tratta del B-24L “Stevonovith II del 779° Bomber Squadron colpito su Lugo di Ravenna dalla contraerea Foto pubblicata nel volume “Quel Tragico 9 aprile” a cura di Velia Ferrioli e Paolo Gagliardi

Adesso hai un quadro della quantità di ragazzi e uomini, provenienti da tutto il mondo, che 70 anni fa, ogni giorno per due anni, si sono affrontati nei nostri cieli.

Molti Piloti sono deceduti in guerra e molti di questi non sono stati mai trovati. La causa è insita nella dinamica stessa che caratterizza l’abbattimento di un aereo militare colpito in azione. Gli aerei abbattuti, non più governati, si fiondavano a terra alla velocità cinetica di oltre 800Km/h. Al contatto col terreno, il motore che era posto frontalmente (e pesava 10-13 quintali) fungeva da ariete e inabissava l’aereo. L’aereo ed il pilota (posto davanti) raggiungevano profondità variabili tra i 6-10 metri sottoterra. Nel caso in cui gli aerei venissero avvistati dalla popolazione, partivano le squadre di soccorso. Le quali, però, operavano unicamente con badili e braccia, quindi spesso non era possibile raggiungere i Piloti e strapparli alle profondità in cui erano sprofondati. Considera anche che questa è zona di subsidenza idrica. Le falde acquifere, in poche ore, si impossessavano del cratere rendendo impossibile il recupero senza pompe o altri mezzi.

E’ quanto successe il 22 marzo 1944, 6 giorni dopo la nascita di Leo Venieri (presidente e socio fondatore di Romagna Air Finders del suo museo dell’aviazione). Leo è cresciuto col racconto che, da qualche parte in un podere di San Bernardino, riposava il corpo di un giovane Pilota. Che moriva, senza che la notizia arrivasse mai ai sui cari, proprio quando lui nasceva. Un anonimo Pilota disperso in azione. Un soldato disperso non è morto. Nel cuore dei suoi cari restano speranza ed angoscia annodate. Finché il corpo non viene reso, il nodo non si scioglie ed i suoi cari non hanno pace. Leo Venieri ha continuato a pensarlo, per anni, finché decide di cercare l’aereo, rendere onore al pilota e restituire la pace ai suoi cari.

Ci riuscirà dopo quasi due anni di ricerche, sostenuto dall’impegno e dedizione di un gruppo di volontari che nel frattempo ha preso a cuore la sua missione. 

Foto che riprende le fasi di scavo per riportare aereo e pilota in superficie. Il cantiere è enorme
Il cantiere di scavo per il recupero degli aerei è impressionante. Prima di questa fase viene lo studio meticoloso delle missioni e delle fonti per individuare le aree in cui iniziare le prime ricerche. La squadra di volontari necessaria, così come le risorse, sono notevoli.

Hans Joachim Fisher, un racconto strappato all’oblio

mostre in Romagna musei della bassa Romagna Hans Joachim Fisher così come è ricordato al museo dell'aviazione dei Romagna Air Finders a Fusignano di Ravenna ed a Maiano Monti
Hans Joachim Fisher così come è ricordato al museo dell’aviazione dei Romagna Air Finders a Fusignano di Ravenna ed a Maiano Monti. Ogni Pilota ritrovato si ricongiunge con la propria storia, nel museo

Il 13 Agosto 1998, dopo 54 anni di oblio, viene reso ai suoi cari Hans Joachim Fisher. Il museo dell’aviazione dei Romagna Air Finders racconta la sua storia, come quella degli altri 13 Piloti recuperati. Io ascolto la voce di Leo Venieri, che mi accompagna. I miei occhi accarezzano i brandelli di calzini di lana, fatti ai ferri. Fatti da una madre angosciata e terrorizzata, penso. Guardo il volto bimbo di Hans Joachim Fisher e vedo gli occhi dei miei figli, oggi poco più giovani di lui.

L’uomo sogna di volare 

la passione per il volo di Hans Joachim Fisher lo portò a prendere il brevetto di aliante; al museo dell'aviazione dei Romagna Air Finders le storie personali dei piloti tornano ad avere il loro racconto
Un aliante tedesco, Gotha Go 242, in volo

Leo Venieri mi racconta della passione bruciante per il volo, di Hans Joachim Fisher. La Germania usciva dalla prima guerra mondiale, continua a raccontarmi Leo, con le limitazioni legate al trattato di Versailles. Il trattato prevedeva, infatti, che la Germania non potesse avere una forza aerea, pertanto si dotò di flotte di alianti. Hans Joachim Fisher prese, giovanissimo, il brevetto di volo di aliante. Per poi accedere, diciannovenne, alla scuola di volo, in pieno conflitto. Hans Joachim Fisher è morto con sole 15 ore di volo alle spalle. Un museo dell’aviazione non dovrebbe mai ospitare una storia così terribile. Straziante. Ma è questa la guerra, mi urla in faccia il museo. Leo continua a raccontare ed io piango. 

mostre in Romagna musei della bassa Romagna foto di Hans Joachim Fisher, primo pilota recuperato e la cui storia è narrata nel museo dell'aviazione dei Romagna Air Finders

L’uomo sogna di volare
Guardare dall’alto
Planare sul mare
Che si trovi su un aereo
O in un grande appartamento
Sui gradini di una chiesa
Nella favela di Candeal

Negrita

Era il 22 marzo del 1944, quando Hans Joachim Fisher è decollato per la sua ultima missione. Mancava un solo mese al suo ventesimo compleanno. La mamma, a casa, gli avrà preparato un regalo? Avrà pensato a quando poteva festeggiare i suoi compleanni con una torta ed un bacio in fronte? Magari gli aveva spedito una sciarpa, un nuovo paio di calze, che lassù è sempre freddo. Mi muovo su e giù per il museo, dove i volontari dei Romagna Air Finders espongono i reperti degli aerei così come alcuni effetti personali dei piloti. Restituendo un forte senso di realtà a noi che siamo qui anche grazie al sacrificio di tante vite.

L’uomo sogna di volare
E scrive sui muri
Noi siamo tutti uguali
Ma prega nel buio
La sorte del più debole
Non tocchi mai a me

Negrita

Hans Joachim Fisher, il 22 di marzo, decollò da Maniago . La sua missione era quella di contrastare una cinquantina di B 17 americani diretta per bombardare Verona, uno scalo ferroviario per la precisione. Esattamente. L’aereo tedesco è stato abbattuto dalle forze alleate mentre tentava di impedire che queste bombardassero uno scalo ferroviario italiano. Quando pensiamo alla guerra a questo dobbiamo pensare: alla tragedia umana che, nel gioco delle parti, supera ogni cosa col suo carico di strazio e di dolore.

Come diventa facile
Voltarsi e non guardare e
Come diventa facile
Pensare non è colpa mia
Come diventa facile
Ma tutto quello
Che può dire un uomo è

Negrita

Il velivolo di Hans Joachim Fisher (BF Me.109) precipitò in picchiata nella campagna di San Bernardino. La popolazione accorse, il giorno dopo, per cercare di estrarre il pilota, ma le falde acquifere avevano già ricoperto interamente pilota e velivolo. 

Guardo il portamonete di Joachim e penso ai suoi programmi mai avverati per il suo ritorno alla vita civile. Avrà avuto una ragazza? A chi pensava quando scendeva dal suo aereo, illeso? Alla mamma? Me lo chiedo anche ora che scrivo di lei, della mamma. Del suo cercarlo, come mi ha raccontato Leo, alla fine della guerra. Del suo andare a Monaco (Sarà stata sola? Avrà avuto l’appoggio del marito? Era con altre madri alla ricerca dei propri figli dispersi?) e qui compilare il modulo dei soldati dispersi. 

Il messaggio del museo dell’aviazione dei Romagna Air Finders

vessillo dei Romagna Air Finders che è espost nel museo dell'aviazione di Maiano Monti e di Fusignano

Il vessillo dei Romagna air Finders riporta la frase “nemici in tempo di guerra, uniti in tempo di pace”.

I volontari di Romagna Air Finders hanno restituito alle famiglie ben 14 piloti, in ventidue anni di scavi.

AmericanoMaggioreHugh Monroe Muse23 anni
BrasilianoTenenteJohn Richardson Cordeiro e Silva22 anni
IngleseCapitanoDesmond Ibbotson23 anni
IngleseCapitanoDouglas Mckeinzie Leitch26 anni
ItalianoTenenteGuerrino Bortolani28 anni
ItalianoTenenteGiovanni Boscutti32 anni
ItalianoSergente MaggioreAlverino Capatti24 anni
SudafricanoTenente MitragliereFrancis BullardN.P.
SudafricanoMaggioreMathis Walter Morse PatrickN.P.
TedescoAlfiere CapoHans Joachim Fisher19 anni
TedescoSotto ufficialeHans Forler25 anni
TedescoSotto ufficialeKarl Heinz Schmincke22 anni
TedescoMaresciallo PilotaMaximilian Volke29 anni
SudafricanoLuogotenente R.H.R Flack28 anni

Non guardano alle divise, alle politiche dei loro paesi. Ma li vedono per quello che sono veramente: ragazzi e uomini che hanno fatto il loro dovere, perdendosi nell’oblio. Sono la pietà ed ancora di più l’umana compassione a contrapporsi alla crudeltà e spietatezza della guerra. E ad ergersi a monito di fin dove si possa arrivare quando questi sentimenti vengono persi.

Lo storico Theodore Zeldin ha sostenuto che

fin da quando ha avuto inizio il mondo, la compassione è stata la più frustrata delle passioni

Theodore Zeldin

Perché provare compassione comporta la disponibilità a lasciarsi coinvolgere dal dolore altrui, il che espone noi stessi a grave dolore. I Romagna Air Finders lo sanno bene, ma non si fermano. Il museo dell’aviazione che hanno creato trasmette compassione nella cura con la quale sono spiegati i reperti, nella passione con cui ogni singola storia personale dei 14 piloti viene raccontata e condivisa.

Leo Venieri sa dove riposano tutti i Piloti ritrovati. Parla di ciascuno di loro come di fratelli, padri, figli.

La distanza tra quegli sguardi fieri, fermi, orgogliosi delle foto di arruolamento e lo sguardo spaventato dei nostri figli di fronte alle asperità della vita, scompare qui dentro. Per lasciare il posto alla consapevolezza del fatto che ogni giorno, con le nostre scelte, possiamo contribuire alla pace, o alla guerra. E la conseguenza di tutto questo è qui.

La memoria di questi ragazzi, delle loro ali spezzate con tanta violenza non deve andare perduta proprio per permettere ai nostri figli di non provare mai quello che hanno vissuto loro.

Non fate come me; non fate come me

Negrita
Eccola, guardala una mamma di un ragazzo diciannovenne, come lo è stato Hans Joachim Fisher. Quando dobbiamo scegliere se bombardarli o costruirli, i ponti, ricordiamoci di questo museo e del valore che incarna

Per approfondire

Articolo creato 62

4 commenti su “Museo dell’aviazione e dell’ umana compassione: l’esempio unico di Romagna Air Finders

  1. Ho visitato questo museo qualche anno fa con mio figlio, allora dodicenne, ed è stata una scoperta sconvolgente, anch’io mi sono commossa leggendo le storie dei soldati ed il recupero dei corpi e veicoli, e mi sono commossa anche ora col tuo bellissimo articolo! Questo museo dovrebbe essere più valorizzato, grazie Elena per averne scritto, spero che in questo modo possa avere più visibilità.

    1. Grazie mille Roberta per questo messaggio. Si, è una scoperta sconvolgente, hai scritto quello che penso anche io! Viviamo in una zona che ha pagato un tributo altissimo, in termini di vite umane, nel ‘900. Mantenerne la memoria è l’unico modo per non rischiare di ripetere gli stessi errori.

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