Musica metal oggi: intervista ai batteristi Michele Soglia e Raphael Saini

la musica metal oggi raccontata dai 3 grandissimi batteristi in foto: intervista a Michele Soglia, Raphael Saini (seguirà quella a George Kollias)
Tempo di lettura: 11 minuti

22 Agosto 2022

Pensi che la musica metal oggi sia un genere musicale superato o, peggio ancora che sia una musica spaccatimpani? Allora ti consiglio di procedere con la lettura, sono certa che la saprai apprezzare e rivedrai alcuni pregiudizi, se non tutti. Ami il rock e sei appassionato di metal? Allora credo proprio apprezzerai l’intervista a due dei principali batteristi della sfera metal nazionale.

Con questo articolo comincia la collaborazione con il mitico Mic Dj di Jolly Roger “Resistance Rock Radio”! Mic Dj è un old time boy del 1973. Vive la Musica come sulla moto da strada, ogni minuto della sua vita. Ascoltando dall’elettronica e psichedelia al death metal, passando per il glam e il trash. Mixa musica e scrive articoli per passione. In approfondimenti il link!

Ti chiederai come sia venuto in mente di intervistare batteristi metal ad una blogger che si dedica prevalentemente al racconto di Romagna. Beh: innanzitutto sono una metallara della vecchia scuola. Per andare al Monsters of Rock a Reggio Emilia nel 1992 ho messo su una balla tale (i miei genitori erano così restrittivi che se avessi mai detto la verità avrei rischiato il TSO. Per fortuna erano altri tempi) che i balloni di fieno nei campi in Romagna sono nulla a confronto. Ma lasciamo perdere questi dettagli e torniamo a noi.

Ho incontrato Michele Soglia e Raphael Saini assieme a George Kollias (si, di lui leggerai in un prossimo articolo!) a Palazzuolo sul Senio. Bellissimo paese di 1000 anime incastonato nelle verdi colline della Romagna-Toscana in cui amo rifugiarmi ogni volta che posso. Proprio qui il maestro di percussioni Michele Soglia ha organizzato, a Luglio di quest’anno, il Master di batteria Palazzuolo sul Senio Drum Camp.

Clicca su link per approfondire Palazzuolo sul Senio Drum Camp, un appuntamento di respiro internazionale e animo metallaro. Nell’articolo troverai anche le dettagliate descrizioni degli organizzatori e dei docenti di profilo internazionale che vi hanno preso parte.

Il metal, che io ho sempre amato, è un luogo in cui non c’è nulla da normalizzare. Nella musica metal, oggi come ieri, non c’è nulla da riportare nei ranghi, da ricondurre sotto il controllo, da comprimere in una scatola bella quadrata con la sua etichetta sopra.

Elena Resta

Adesso, invece, tuffati nell’intervista che ci racconta di quanto la passione per la batteria e la musica metal oggi abbiano tanto da dare a tutti: giovani e meno giovani!

Raphael Saini e Michele Soglia parlano di: musica di massa, metal e spirito di integrazione

In un rovente pomeriggio di fine luglio, fuori dalla sala polivalente di di quest’angolo di Romagna Toscana si srotola un roboante riff di batteria. Non lo riconosco, ma mi da una gran carica. Sbircio George Kollias, (clicca sul link per avere info dettagliate sulla sua carriera che oggi lo vede in un impegnativo tour con la death metal band americana Nile)che in quel momento sta dando lezione. Ci raggiungerà più tardi, mi dice gentilissimo Michele Soglia, nel frattempo mi accoglie e mi presenta a Raphael Saini.

Io non mi faccio pregare e comincio subito il fuoco di fila delle domande, partendo da un argomento che mi sta molto a cuore.

Per ascoltare e guardare l’intervista completa, segui Piadinastory su Instagram, questo il link dell’intervista video

L’intervista al grandissimo George Kollias la pubblicherò più avanti e metterò qui il link.

Il futuro della musica dal vivo si gioca oggi

Elena Resta: Parliamo di musica metal, vi va? Per quale motivo oggi è una tra le realtà musicali più seguite, forse persino di più di quanto non fosse negli anni d’oro?

Raphael Saini: Bisogna riconoscere che è stato sdoganato come genere musicale. Considera che quando ho iniziato ad ascoltarlo io, negli anni 90 a Cagliari, il metal era raccontato come la musica dei drogati, della feccia, degli emarginati. Oggi non è più così e il metal è riconosciuto come un genere di massa. Ma allo stesso tempo, negli anni in cui il metal era un genere di nicchia non esisteva un evento che non richiamasse la massima affluenza. Il popolo del metal era un popolo che si cercava si richiamava e viveva i concerti con grande partecipazione. Il metal era una sorta di religione. Questo è rimasto, nella musica metal di oggi, cosa che non si può dire per gli altri generi musicali.

Elena Resta: Al di là del metal, il culto per la musica live oggi esiste ancora?

Michele Soglia: Dopo la pandemia il pubblico della musica è evoluto seguendo due vie. Quella di chi si è seduto e vive la musica dal vivo aspettando il live su YouTube. Dall’altra quella di chi vive l’impellenza del bisogno di andare a vedere concerti di persona e vivere le vibes che solo i concerti dal vivo possono darti.

Secondo me, i musicisti e la musica in generale devono riappropriarsi del pubblico e dell’emozione dell’evento dal vivo adesso. Altrimenti il rischio che ci si incolli al divano è in effetti alto.

Il metal e il suo pubblico: fanatici e accoglienti

Raphael Saini. Il metal ha dalla sua il fanatismo, diciamolo: il pubblico del metal è fanatico, in senso buono.

Elena Resta: Dove nasce questo senso di appartenenza, che porta al fanatismo (buono) che riconosci a chi ascolta musica metal?

Raphael Saini: direi che lo spirito di nicchia che ha caratterizzato il metal è il motivo di questo senso di appartenenza.

Michele Soglia: si, il metal era come la tua famiglia di elezione: tu ti sentivi parte del gruppo ristretto di chi ascoltava quella musica. Nell tuo essere un outsider, perché questo era chi ascoltava il metal, ti sentivi capito e meno disagiato. In una parola: accolto, parte di qualche cosa di speciale.

Raphael Saini: esattamente come ha spiegato Michele. Il metal ha una fanbase fortissima che parte ad questo accogliere gli outsider, quelli che non rientravano nel mainstream. E oggi il pubblico metal è ancora legato ai gruppi da questo senso di famiglia forte.

“Also, heavy metal seems to attract all sorts of scruffy, lost animals, strays no one wants.”  

Kirk Hammett

Elena Resta: Metal e Hard Core sono generi musicali, come si dice oggi, inclusivi. Cioè abbracciano tutti. Perché non emarginano, anzi accolgono gli emarginati e li fanno sentire parte di una comunità. Oggi viviamo una realtà di iperconnessione sociale in cui però il senso di comunità è sempre più debole. In questo contesto il metal si è snaturato o è ancora come lo avete descritto? Un porto sicuro per chi non vuole o non può essere come la massa?

Michele Soglia: secondo me la bandiera dell’integrazione del metal è sempre altissima. E non credo scenderà mai. Perché l’accogliere è intrinseco nella musica metal stessa. L’importante è fare e fare bene, dare il meglio di sé stessi, fare il massimo nel rispetto di tutti. E sicuramente verrai accettato da chi ama e fa metal.

Raphael Saini: in effetti i cambiamenti degli ultimi tempi sono stati importanti. Però il senso di aggregazione c’è. Ed è innegabile e fa parte delle persone che vivono il metal. Pensiamo agli eventi: la maggior parte dei festival esistono perché c’è un gruppo di fan che, a proprie spese, si sbatte per portare musica metal e condividerla, darle respiro. Per nulla se non per il piacere di dare un palco alla musica che si ama. Per il senso di comunità. A questi appassionati ed al grande senso di comunità che hanno, la musica metal deve molto della sua longevità. Senza di loro alcuni di noi non avrebbero visto il concerto della vita, non avrebbero conosciuto la propria band totem etc.

Musica metal e disabilità un connubio che apre le porte a grandi ispirazioni

Elena Resta: Io ho una storia di disabilità in famiglia. Il metal mi ha sempre insegnato che le disabilità sono delle caratteristiche che, se accolte e valorizzate, non significano esclusione. Parlando di batteristi e disabilità alcuni esempi:

  • Rick Allen dei Deff Leppard, che perse un braccio in un incdente stradale
  • Joey Jordison (ex Slipknot) grandissimo batterista purtroppo deceduto nel 2021- Lasciò le scene senza spiegazioni nel 2013, per poi tornare a suonare con una nuova band e dichiarare la sua lotta contro la mielite traversa che lo aveva privato dell’uso delle gambe.
  • Evelyn Glennie: fantastica percussionista sorda che ascolta la musica attraverso il proprio corpo.

Il metal a me ha insegnato che avere caratteristiche diverse dagli altri, come ad esempio non avere un arto, è possibile e compatibile con una vita di passioni e di possibilità. Voi avete trovato nel metal una guida, qualcuno o qualcosa che vi abbia trasmesso il messaggio “Hey, amico, dai, puoi farcela, avanti tutta” Se si: chi è stato?

Michele Soglia: Mi piace un sacco questo argomento! E’ stato Raphael, proprio Raphael Saini la mia ispirazione, la mia voce che mi ha spinto e dato la forza. Devi sapere che Raphael Saini è stato il mio insegnante di metal, considerando che i vengo da un percorso di musica classica. Palazzuolo sul Senio Drum Camp nasce perché ho conosciuto Kollias proprio grazie agli anni di formazione fatti con Raphael e alla spinta a migliorarmi che mi hanno dato proprio loro.

Per questo motivo il Drum Camp è stato concepito: per dare ad altri artisti, appassionati di batteria e di musica la possibilità di sentirsi parte di una famiglia. Di potere essere sostenuti nei propri sogni e progetti. Palazzuolo Drum Camp nasce proprio per trasmettere l’idea che lavorando tanto e bene si può raggiungere qualsiasi risultato anche se, là fuori, c’è chi dice che non è possibile (perché se i troppo o troppo poco qualcosa, ti manca qualcosa o hai troppo di qualche cosa d’altro).

Elena Resta: Se non è inclusione sociale questa…

“Metal is the feeling of being an outsider, but still being part of something huge.”    

Brian Posehn

La scuola può essere un catalizzatore di passione musicale: un esempio dal Brasile

Elena Resta: C’è una base di pregiudizio sul metal e il metallari, ovvero sulle qualità artistiche e tecniche di chi suona questo genere?

Michele Soglia: Sfatiamo il mito che vuole che il metallaro sappia fare solo metal. Oggi George Kollias ha tenuto una lezione di jazz. Il metal è una musica inclusiva, anche nei generi e prevede una conoscenza ampia e forte.

Raphael Saini: Diciamo che c’è molta ignoranza e pregiudizio nei confronti degli artisti metal e della loro formazione e capacità.

Elena Resta: Secondo voi, la formazione musicale italiana è in grado di creare professionisti anche per generi diversi dal mainstream? E cosa offre ai giovani studenti?

Raphael Saini: il pregiudizio che l’Italia e l’Italiano ha sulla musica diversa da quella pop, secondo me, è un retaggio culturale. Ti porto a sostegno di questo la mia storia personale. Io ero un bambino iperattivo, a Cagliari, che amava il metal, genere stigmatizzato dai più. Veniva infatti indicata, qui in Italia, come “la musica del diavolo”,per dire.

Quando dalla Sardegna mi spostai in Brasile (la mamma di George è una cantante brasiliana) per andare a trovare mia nonna, fu proprio lei a suggerirmi di iscrivermi ad un corso di batteria a scuola, visto la mia passione per il metal. E così mi iscrissi. Devi sapere che nelle scuole brasiliane trovi ad insegnare grandi professionisti, ad esempio il batterista dei Sepultura (Igor Graziano Cavalera). Quindi con maestri così, il tuo entusiasmo di ragazzino viene alimentato, sostenuto e rafforzato. Questa cosa manca molto in Italia.

Nelle scuole italiane l’estro e la voglia di fare vengono spesso sedati, difficilmente trovi chi li sostenga e indirizzi. In pratica il sistema scolastico italiano tende a disinnescare le passioni, creando un ambiente spesso poco stimolante. E questo è un vero peccato.

raphael saini

Oggi, posso dirlo, sono 25 anni che vivo suonando la batteria. Ho suonato musica metal in tutto il mondo, fatto tour in Europa, Giappone, Stati Uniti, Sudamerica, suonato con gruppi piccolissimi e band mondiali. E tutto questo è stato possibile principalmente al fatto che, da ragazzino, ho trovato un sistema scolastico che ha saputo sostenere la mia passione per la musica metal e lo studio della batteria dandogli forza e struttura.

Trattenere i giovani e incanalarli su strade note o spingere a scoprirsi e scoprire? Il metal può fare scuola

Elena Resta: dalla tua esperienza di italo-brasiliano professionista nel mondo della musica, che differenza c’è secondo te tra i due sistemi?

Raphael Saini: in Brasile si sono affermati a livello internazionale e globale artisti e gruppi di generi diversissimi tra loro. Se prendi le hit globali Brasiliane, queste vanno da Gaetano Veloso, Gilberto Gil, la Lambada, i Sepultura. Quando tu hai diverse band di genere completamente diversi che hanno raggiunto un successo interplanetario, anche la mente della gente si apre alla vastità dei generi. In Italia gli artisti che hanno raggiunto grande fama provengono prevalentemente dal mondo pop (Laura Pausini, Eros Ramazzotti) e questa forma di chiusura può influire perché viene poi trasmessa anche nelle scuole, ad esempio.

Le riflessioni di una metallara con tante rughe in faccia quanti graffi sugli anfibi

Quest’ultimo ragionamento di Raphael Saini mi colpisce.

Sono mamma di un ragazzo di 18 anni che, in questi mesi, sta scegliendo la sua strada e lo sta facendo in base alle proprie passioni. Vuole studiare per diventare car designer (designer di progetti di automobili). Da parte del mio entourage familiare, però, sono arrivate sollecitazioni a non allontanarsi troppo da casa nella scelta dell’ateneo, a non scegliere facoltà o accademie diverse dalle classiche (il car design in Italia non è molto diffuso, a livello accademico). Il messaggio depotenziante che, con tutte le buone intenzioni di questo mondo, gli viene inviato è: ” le passioni sono una distrazione, resta sulla strada conosciuta, non fare scelte srane perchè poi avrai da pentirtene”. E mentre scrivo, nel mio angolo di Romagna Toscana tanto aperto alla diversità e unicità che è Palazzuolo sul Senio penso che

il mio unico rimpianto è stato quello di abbandonare le mie passioni e il mio essere strana proprio per essere accettata da chi ha paura di tutto ciò che non conosce o capisce.

Elena Resta

L’ esperienza di vita di Raphael Saini mi risuona ben oltre all’ambito musicale ma si applica a tutti gli ambiti sociali del nostro paese. In Italia abbiamo una cultura che tende a identificare e allontanare/sedare/camuffare/ ridurre le diversità (di pensiero, di vita, di fisicità, di interessi). E questo risulta in un Paese per vecchi, che fa invecchiare presto anche i giovani. se per invecchiare intendiamo il sopire sogni, aspirazioni, differenze che ci fanno sentire ed essere diversi.

Per questo motivo credo moltissimo in Palazzuolo Drum Camp, il progetto di Michele Soglia, George Kollias e Benedetta Landi. Perché si pone come un luogo in cui formarsi da grandi professionisti e, di fatto, scambiarsi esperienze, sostandosi e aiutandosi a vicenda. Di fatto andando a supplire alle lacune di un sistema sociale che tende invece a tagliare le gambe a chi faccia scelte “diverse”.

Il metal, che io ho sempre amato, è un luogo in cui non c’è nulla da normalizzare. Nella musica metal, oggi come ieri, non c’è nulla da riportare nei ranghi, da ricondurre sotto il controllo, da comprimere in una scatola bella quadrata con la sua etichetta sopra. La musica metal insegna l’inclusione proprio perché non prevede che esista nulla di normale o anormale. E così facendo permette di liberare spiriti e indole, il che è catalizzatore di vita e creatività. Dovremmo essere tutti un po’ più metal: se lo pensavo prima, quando avevo 15 anni, oggi ne sono certa.

Proprio mentre sto esprimendo questa mia considerazione George Kollias ci raggiunge “Hi Elena, I’m George” e mentre si sistema il cappellino sorridendo aggiunge sornione “You have to understand, first of all, that drummers are weird kind of human beings” …

la partenza mi piace un sacco! Il resto lo leggerai nel prossimo articolo!

Per Approfondire:

Sono Elena Resta, abito a Lugo di Romagna, nella mia amatissima provincia di Ravenna. Mi occupo di web marketing e strategie narrative. 

Ultimi articoli