vendemmia per produrre vino naturale che viene venduto presso la vineria Coramella di Brisighella

Rigore e passione: produrre vino naturale non è per tutti

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Produrre vino naturale è un’idea affascinante, tant’è che negli ultimi tempi ci sono anche produttori di vino convenzionale che accarezzano l’idea. La passione, infatti, verso un concetto di vinificazione naturale sta diventando sempre più diffusa. Ma poi, lo vediamo nei fatti concreti, produrre vino vivo, vino naturale, non è cosa né per tutti né per molti.

Questo post nasce dalla partnership di Piadina Story col progetto Coramella, nel quale io credo moltissimo. Continua a leggere e scoprirai perché Coramella è un luogo speciale, punto di eccezione per gli amanti dei sapori genuini e delle scelte di autenticità. Ti sei perso l’articolo di presentazione della vineria? Eccoti il link, sono certa che ti piacerà! Grazie alla Vineria Coramella, che ha aperto questa primavera a Brisighella, sto conoscendo in modo sempre più profondo il mondo dei vini naturali e dei produttori di vino naturale. Questo articolo ti porterà a conoscere un lato molto importante ma anche poco raccontato del vino naturale e del produrre vino naturale: il rigore. Continua a leggere e scopri con me perché.

1. Come si fa il vino naturale, in 5 punti:

Nella produzione del vino naturale sono 4 i capisaldi da rispettare che qui di seguito ti riassumo e che verranno sviluppati nel resto dell’articolo:

  1. L’uva deve essere perfettamente sana e senza residui di trattamenti chimici. Per questo motivo la vendemmia per produrre vini naturali è solitamente fatta a mano, il vignaiolo così facendo seleziona solo i grappoli che identifica idonei alla vinificazione.
  2. La solforosa viene usata, si, ma in quantità molto ridotte. E’ per questo motivo che la bevuta naturale è sempre poco “aggressiva” e non produce quegli effetti sgradevoli (mal di testa, impressione di intontimento) che spesso caratterizzano l’assunzione di anche modiche quantità di vino tradizionale
  3. La fermentazione naturale è innescata dai fermenti (lieviti) naturalmente presenti sulle bucce dell’uva. Per questo motivo e per il fatto che non si aggiungono trattamenti chimici diversi da ridottissime quantità di solfiti, la pulizia, meticolosa, dei locali è imprescindibile.
  4. L’attrezzatura per la produzione di vino naturale è molto essenziale: un tino da fermentazione (in acciaio o anche in legno se sano e pulito, privo di sedimenti tartarici) ed uno da conservazione in acciaio sono la base. A questo si aggiungono mastelli, la pompa per i travasi ed il torchio (che si usa per il recupero del mosto)
  5. Passione. Crederci e volerlo con grande determinazione e rigore. Nei prossimi paragrafi leggi perché.

2. Cosa è il vino naturale: un risultato di umanità

Cosa sono i vini naturali lo ho già affrontato nel paragrafo 2 dell’articolo Vini naturali cosa sono e perché sono “anarchici”.

In aggiunta a quanto spiegato porto una riflessione che dovrebbe esser fatta più spesso:

il vino è un prodotto dell’azione dell’uomo, non il risultato della naturale evoluzione dell’uva. Senza l’uomo, l’uva non diventerebbe neanche aceto, figurati vino. Andrebbe semplicemente in decomposizione ancora attaccata ai rami delle piante o a terra, per diventare cibo per gli animali o nutrimento per il terreno.

Elena Resta, alias Piadina Story

Questa puntualizzazione è doverosa perché la naturalità dei vini naturali non sta nell’assenza dell’intervento umano bensì nel fatto che questo viene fatto nel pieno rispetto della natura.  

Quando ti domandi cos’è un vino naturale devi fare questa riflessione: il vino naturale nasce da piante curate e rispettate perché crescano al meglio. Quindi la cura non ha obiettivi di massimizzazione del rendimento, ad esempio, o di raggiungere una certa qualità rispetto che un’altra. Il vignaiolo naturale non solo non ricorre ai trattamenti chimici, ma resiste anche alle potature selvagge come anche all’utilizzo di fertilizzanti. L’obiettivo è accogliere ciò che la natura crea, senza massimizzare o standardizzare. Obiettivo che viene perseguito anche in cantina, dove la vinificazione naturale avviene per fermentazione spontanea del mosto. La fermentazione si attiva coi lieviti presenti sulle bucce dei frutti e non si aggiungono coadiuvanti o altri ingredienti (diversi da piccole quantità di anidride solforosa). 

A produrre vino naturale è quindi il vignaiolo. Sono la sua umanità, la sua coscienza e capacità di mantenere, con rigore, una linea di vita e di lavoro che rispetti la natura. E’ questo che permette di produrre vino naturale, vino vivo.

3. Perché serve rigore per produrre vino naturale?

Alla base dei vini naturali c’è il vignaiolo, dicevamo. Un vignaiolo che rifiuta i concetti primeggianti di produttività e profitto per abbracciare il recupero della biodiversità, il rispetto della natura, l’orgoglio dell’imparare dal fare. Un essere umano che lascia la strada percorsa da un’intera società che corre su binari di standardizzazione, massimizzazione, semplificazione, industrializzazione. Produrre vino naturale significa scegliere di uscire dalla civiltà di massa per ritrovare la propria integrità naturale. Significa abbracciare il pensiero anarchico, come spesse volte ho scritto.

Per stare fuori dalla massa, per essere anarchici, però, servono autodeterminazione, valori forti e tanto rigore. Ma il rigore non va contro il concetto di naturalità? Assolutamente no, anzi.  Se lavori senza avvalerti di additivi e coadiuvanti tecnologici di sintesi devi importi il rigore massimo per evitare che i processi naturali sfuggano alla tua gestione ed inneschino reazioni avverse.

Un esempio: in cantina, il vignaiolo naturale non può prescindere da procedure di pulizia costanti e rigorose. Perché basta un residuo lasciato a contatto col vino per innescare un processo biologico di sovralievitazione o altro. Di qui a mandare tutto il lavoro di cantina alla malora è un attimo. L’approccio di vinificazione convenzionale, prevedendo tecnologie complesse e l’ausilio di prodotti di sintesi, ha maggiore margine di intervento nel caso di processi non voluti. L’intervento tecnico e chimico permette di mantenere più facilmente la qualità del vino allo standard voluto. Chiaro no?

Produrre vino naturale significa amare essere strani e smettere di voler essere speciali

un walkman, negli anni 90 il dispositivo attraverso cui ascoltavamo la musica in mobilità.

Io avrei voluto essere speciale, tu sei così maledettamente speciale. Ma io sono solo una persona insolita, sono una tipa strana.

Elena Resta, anni 17, innamorata e disperata

Nel settembre del 1993, quando uscì il singolo CREEP dei Radiohead, avevo 18 anni, una cotta (segreta, si fa per dire) quinquennale per il mio compagno di banco e la strisciante consapevolezza di essere diversa. Una tipa strana. Amavo leggere, non fumavo canne, mi divertivo a cucinare, non bigiavo a scuola. Passavo il mio tempo libero a scrivere poesie e, con la piastra, bruciare i miei odiati capelli mossi che mi si aggrovigliavano attorno alle idee. Senza moroso ma con una cotta da record che Dante non ne ha un’idea, invisibile agli occhi dei maschi e spesso presa per i fondelli dalle mie coetanee. Una tipa strana. Mi riconobbi subito nella magnifica canzone del gruppo inglese e nell’urlo di dolore di Thom Yorke:

I wish I was special
You’re so fuckin’ special

But I’m a creep
I’m a weirdo
What the hell am I doin’ here?
I don’t belong here

Creep – Radiohead

Clicca su CREEP-RADIOHEAD per vedere il video (mamma mia … pensare che all’epoca della mia sbadata il mitico Johnny Depp mi sembrava Paperoga, al confronto della mia cotta) e ascolta quel capolavoro che è e rimarrà sempre CREEP. In approfondimenti, in fondo al blogpost, ti ho messo anche il link alla versione remixata che Thom Yorke ha lanciato pochi mesi fa. E’ Da brividi. FA.VO.LA

Cantavo a squarciagola, nella mia cameretta, mentre le lacrime rigavano le mie guanciotte tese e la faccia mi si riempiva di chiazze rosse (mai saputo piangere graziosamente). Pensavo al mio disgraziato rapporto immaginario e soffrivo alla convinzione che l’amore potesse essere solo per le fighe col bacino stretto e le gambe da gazzella.

Sono passati 28 anni da allora. E continuo a cantare Creep con grande trasporto. Il bacino è ancor più largo di allora (ed allargandosi ha coinvolto anche il sedere, vedi un po’, mai una gioia) e la gambetta romagnola si è mantenuta corta. Ma le guance non sono più tese, i capelli sono liberi di essere ricci e sono grigi. Non è la sola differenza da allora: la voce non mi trema per il pianto e l’inadeguatezza. Perché oggi canto orgogliosa di me, di chi sono e del mio percorso strano, da tipa strana che sono.

4. Perché sono pochi i produttori di vino naturale? La solitudine dei numeri primi

Per essere chi sono ho dovuto accettare la naturalità delle mie propensioni, inclinazioni, gli accidenti che mi sono occorsi nella vita. Ho dovuto smettere di volere essere altro dalla me autentica. Mi sono dovuta impegnare con rigore a non farmi allettare dal diventare “speciale” adeguandomi alla massa che mi scorreva attorno.

Lo stesso rigore che si deve imporre il vignaiolo naturale per resistere al richiamo dell’aumento produttivo, della possibilità di guadagno più facile ed assicurato (lavorare secondo il metodo naturale ti espone più facilmente agli accidenti naturali come stagionalità negative o molto altro ancora). Rigore che lo porta a rispettare i tempi naturali e a non abbreviarli con interventi volti ad assicurarsi maggiore resa o altro. Il rigore che solo la presenza a sé stessi, la matura accoglienza della libertà esprimersi per ciò che si è e che sono gli altri. Ora direi che ti è chiaro come mail il panorama vinoso non pulluli di produttori di vini naturali. Allo stesso tempo direi che è ancora più chiaro il grande valore che racchiude ogni bottiglia di vino naturale. Vero?

Produrre vino naturale significa accompagnare i terreni, le uve, le stagioni ad esprimersi al meglio che possono in quel momento, per quel che sono. Senza intervenire, senza cercare di renderli speciali. Ma riconoscendo che proprio nell’ essere Creep, strani, fatti a modo loro, sta la bellezza dei vini naturali.

Andrea, Valeria e Luigi della vineria Coramella di Brisighella ti spiegheranno come si fa a produrre vino naturale perchè mossi da vera passione per i vini naturali
Il team Coramella al completo. saranno felici di accompagnarti nel mondo anarchico dei vini naturali, spiegarti come il vino naturale è fatto e perché bere vino naturale.

Valeria e Luigi, soci titolari della vineria Coramella di Brisighella, conoscono bene il grande valore dei vini naturali. Per questo motivo sedersi ai tavoli di Coramella equivale ad accedere ad un racconto multisensoriale affascinante e coinvolgente. Attraverso le conoscenze di Valeria e Luigi, i clienti di Coramella imparano cos’è il vino vivo. Imparano ad ascoltare la storia anarchica e rigorosa che ogni bottiglia racchiude. “Message in a bottle“, diciamolo: un’altra bellissima canzone sulla cui scia scrivere un altro articolo vinoso, che dici?

Vineria Coramella vi aspetta a Brisighella ai seguenti orari:

Giovedì e Domenica 18-23,

Venerdì e Sabato 18.00 – 24.00

  • Coramella è a Brisighella, nella magnifica cornice del centro storico, in via Gattamarcia 3.
  • Orari di apertura: Giovedì e Domenica 18.00 – 23.00 Venerdì e Sabato 18.00 – 24.00

La location esclusiva nella piazzetta medioevale è molto ricercata: prenota il tuo tavolo tramite messaggio WhatsApp o chiamata WhatsApp al seguente numero: 348 747 7429

Per approfondire

  • La vineria Coramella è a Brisighella, ovvero nell’affascinante contesto della vena del gesso. Ecco il link per approfondire le eccellenze gastronomiche di Romagna ed il contesto naturale che caratterizza questa zona
  • E’ appena uscita l’ultima versione di Creep. Thom Yorkela la ha presentata alla Tokyo Fashion Week a corredo della collezione donna autunno/inverno 2021 di UNDERCOVER del designer Jun Takahashi, chiamata appositamente “Creep Very”
  • Vuoi approfondire il tema dei vini naturali, di come sono fatti, perché bere vino naturale e molto altro? Qui trovi tutti gli articoli che ho scritto a riguardo
  • I vini naturali, anche detti vini anarchici, sono una risorsa che sta diventando sempre più importante e riconosciuta, tanto da spingere ONAV (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Vino) a considerare un corso specifico per guidare a scoprire, all’assaggio, i vini naturali cosa sono
  • Dove comprare vini naturali? A Forlì trovi la fornitissima Drogheria Gitana, ma se preferisci acquistare vino naturale online, eccoti il link del distributore di vini naturali Gitana Wines
  • Interessato ad approfondire l’arigomento do cosa sono i vini naturali, vino naturale senza solfiti, la vinificazione naturale e molto altro? Ecco un link interessante
  • Il pensiero filosofico di John Stuart Mill è stato fortemente riscoperto, in chiave contemporanea, anche grazie all’esperienza pandemica. Eccoti il link per approfondire
  • Anche il pensiero anarchico, in Italia corrente longeva e determinante del pensiero politico comune, ha vissuto un vero e proprio “revamping” come risposta alle restrizioni alla libertà personale introdotte in pandemia. La figura di Bakunin è quella che a me ha sempre affascinato di più, approfondiscila in questo articolo secondo me molto ben scritto

Articolo creato 56

11 commenti su “Rigore e passione: produrre vino naturale non è per tutti

  1. Grazie ai tuoi articoli, scopro sempre cose nuove su argomenti molto interessanti !!! Non conoscevo tutte queste cose sulla produzione dei vini naturali e tutto il processo che deve essere fatto ! Grazie 😊

  2. Ormai una cosa che potrebbe sembrare semplice e scontato, come la coltivazione naturale, è invece un’utopia che fa preservata ancor di più se riguarda il vino. Amo degustarlo ed amo dunque seguire le tue coperte e taste in merito!

  3. Articolo meraviglioso, come solo un grande cuore e una grande mente possono scrivere! Mi piace molto leggere del vino naturale (anche berlo!) e trovo geniale l’accostamento con Creep! Brava Elena 👏👏👏

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