Alluvioni Villanova di Bagnacavallo: 3 disastri in 16 mesi, una comunità che lotta contro il quarto

Fessurazioni sull'argine del Lamone denunciate dal Comitato Alluvionati di Villanova di Bagnacavallo
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5 Maggio 2025

Il Comitato Alluvionati di Villanova di Bagnacavallo nasce dopo tre eventi devastanti causati dai canali consortili del Lamone. I cittadini chiedono sicurezza e risposte concrete, prima che sia troppo tardi. Per la quarta volta.

1. Una comunità, 16 mesi, 3 alluvioni e 1 argine che cede: i numeri del patto tradito

Le alluvioni a Villanova di Bagnacavallo sono state tre, in sedici mesi. E poi un argine spaventosamente pieno di crepe.

La dinamica è sempre la stessa: canali consortili inadeguati, danni crescenti, silenzi istituzionali. Il territorio viene mantenuto all’oscuro delle sue fragilità idrogeologiche, che scopre quando l’acqua travolge tutto, incluso le vite. Vite che non saranno più le stesse. E poi risposte che vengono richieste. Ma che non arrivano. È questo il cuore del patto tradito.

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A Villanova di Bagnacavallo, 120 famiglie si sono trovate, per 3 volte, a spalare fango, salvare anziani, malati e bambini, in alcuni casi persino senza preavviso. Tre volte a riparare case devastate senza risarcimenti adeguati. Tre volte a chiedere di essere messi in sicurezza dal reticolo consortile inadeguato, dagli interventi sbagliati o tardivi, dall’incuria istituzionalizzata. A Villanova di Bagnacavallo, dal 3 maggio 2023,120 famiglie vivono nell’incertezza tra muffa, spese insostenibili e una rabbia civile che non si placa. E tanta paura a ogni pioggia. Paura che aumenta col passare del tempo senza risposte o soluzioni.

La prima alluvione: 3 maggio 2023

Il 3 maggio 2023, la rottura, a Boncellino, di un argine del Lamone ha provocato un’ondata che i canali consortili Fossovetro e Fosso Vecchio non sono riusciti a contenere. L’acqua si è riversata nelle abitazioni e aziende della zona. Non tutta la cittadinanza è stata avvertita, sono diverse le testimonianze di cittadini che si sono ritrovati l’acqua in casa senza alcuna preparazione.

La seconda alluvione: 17 maggio 2023

Il 17 maggio 2023, la stessa rottura, appena riparata, cede di nuovo. Ancora una volta, l’acqua non trova la necessaria via di sfogo: la rete idraulica consortile è inadatta a gestire eventi estremi.

Non c’è due senza tre: 19 settembre 2024 la terza alluvione

Il 19 settembre 2024, la scena si ripete. Per la terza volta. La rottura arginale avviene a Traversara. È causata da un “tappo” di legname che va ad ostruire il passaggio dell’acqua all’altezza del ponte pedonale “la Pungella”. Il fiume Lamone, impedito nella sua piena, sormonta l’argine che, infine, cede. Nei sedici mesi dall’ultima alluvione, la rete consortile dei canali non è stata adeguata. Per questo, i canali, per la terza volta, non reggono e inondano Villanova.

Quarto disastro: l’argine spaccato e l’inerzia di chi non fa nulla

Pochi mesi fa, il 14 marzo 2025 una nuova piena ha minacciato Villanova di Bagnacavallo. Nonostante fosse di minore intensità rispetto alle precedenti, il ponte sulla Strada Statale 16 a Mezzano si è rivelato un punto critico. Grandi quantità di legname accumulato – proveniente da legname depositato nell’alveo (contro ogni logica e buonsenso) durante le “pulizie” – hanno ostruito il deflusso. Mezzi sono intervenuti in notturna per evitare il sormonto.

Il giorno seguente, una cittadina del comitato scopre una profonda fessurazione arginale. Scatta le foto geolocalizzate.

A oggi, 7 maggio 2025, nessun altro consolidamento strutturale è stato eseguito. Durante L’edizione delle 19.30 del TGR di martedì 6 maggio, è stata comunicata la dichiarazione del sindaco di Bagnacavallo “in estate lavori di miglioramento”. A 2 mesi dall’individuazione del fronte arginale crepato non è nota una data di intervento e nemmeno come e cosa verrà fatto. Le fessurazioni preoccupano moltissimo la cittadinanza perché coinvolgono proprio l’argine che corre a ridosso delle abitazioni e perché sono simili a quelle che hanno provocato la distruzione delle case a Traversara.

I cittadini vivono nella paura: sanno che alla prossima piena potrebbe toccare a loro. Non un’alluvione, ma un vero disastro che potrebbe distruggere le case. E anche vite.

2. Una risposta civile al silenzio istituzionale

Daniela Raspanti, una delle fondatrici del comitato, racconta che dopo la terza alluvione lei e gli altri cittadini si sono sentiti totalmente dimenticati da parte di Stato, Regione e qualsiasi organo istituzionale. Per questo motivo, hanno deciso di organizzarsi e il 31 ottobre 2024 fondano il Comitato Alluvionati di Villanova. L’obiettivo è chiaro: non essere più vittime di decisioni prese (o non prese) altrove. “Vogliamo sicurezza, non promesse”.

Il comitato alluvionati di Villanova nasce come risposta concreta al silenzio istituzionale, alla lentezza burocratica, a un sistema labirintico. Agisce su più fronti: assiste i cittadini nella difficile trafila per i risarcimenti; promuove una coscienza critica sui cambiamenti climatici attraverso la collaborazione con il meteorologo Randi e il geologo Antolini; segnala in modo documentato danni arginali e rischi ambientali; organizza incontri pubblici con le autorità per pretendere risposte.

4. Quando la cura è peggio del male: interventi dannosi

Come se non bastasse, sembra che alcuni interventi effettuati su alcuni tratti di argine abbiano peggiorato la situazione. Nell’aprile 2025, il comitato ha denunciato che mezzi troppo pesanti, usati per tagliare la vegetazione, hanno sbancato interi tratti di golena e addirittura l’argine superiore nei pressi della Caserma dei Carabinieri di Villanova.

È il paradosso dell’economia dell’emergenza (ne ho scritto un articolo, lo trovi qui sotto tra gli approfondimenti): agire in fretta, senza visione, genera più problemi di quanti ne risolva. Ed è il cittadino che paga.

5. “Non si vive così”: un nuovo patto tra territorio e istituzioni è necessario

Il comitato Alluvionati di Villanova non chiede aiuti, ma pretende il riconoscimento dei diritti dei propri cittadini. Il diritto di vivere in un luogo sicuro. E il diritto di ricevere risposte concrete, non silenzi o comunicati stampa.

Servono aree a esondazione controllata. Servono risarcimenti accessibili, senza ostacoli burocratici. Serve manutenzione ordinaria, non solo interventi straordinari. Serve che i canali consortili siano messi in grado di funzionare come dovrebbero anche in contesti estremi.

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Per approfondire:

Sono Elena Resta, abito a Lugo di Romagna, nella mia amatissima provincia di Ravenna. Mi occupo di web marketing e strategie narrative. 

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