Santerno chiama, comitato Amici del Santerno risponde: monitoraggio civico e partecipazione attiva per la sicurezza idraulica in Emilia-Romagna.
📢 La sicurezza del territorio romagnolo deve tornare ad essere una responsabilità condivisa. Se anche tu la pensi così, condividi questo articolo: è il primo passo per diffondere la partecipazione civica.
Nel cuore della Romagna, lungo il corso del fiume Santerno, un gruppo di cittadini ha risposto alla chiamata e oggi la sicurezza del fiume Santerno ha interlocutori attenti e affidabili. Sono gli “Amici del Santerno“, un comitato cittadino nato per raccogliere, documentare, comunicare e condividere segnalazioni concrete sulle criticità del fiume Santerno e delle sue aree limitrofe.
Alessio Ferri, fondatore del comitato, spiega che lo scopo associativo è offrire un punto di vista radicato nella conoscenza quotidiana della terra, dei canali e dei fiumi.
"Amici del Santerno": un gruppo di cittadini che ha scelto di non restare spettatore della fragilità del territorio che abita. E della distruzione che ne consegue.
L’obiettivo è chiaro: sensibilizzare l’opinione pubblica e gli enti competenti sul fatto che il territorio romagnolo è fragile e aiutare affinché le azioni per garantirne la sicurezza idraulica diventino tempestive, efficaci e condivise. Il comitato “Amici del Santerno” è composto da cittadini di buona volontà e buonsenso, pertanto non chiede miracoli. Chiede ascolto, collaborazione e riconoscimento del valore civico dell’osservazione quotidiana (oramai tanto osteggiato o svalutato), valori base per riportare la sicurezza nel nostro territorio, non solo nel fiume Santerno.
Uno dei primi problemi segnalati dal comitato (7 gennaio 2025) è stato l’accumulo di legname abbandonato nella golena dell’argine destro in località San Bernardino. Il rischio, ben noto a chi conosce i comportamenti del fiume in piena, era che questo legname venisse trascinato a valle e finisse per bloccare il ponte ferroviario di Voltana. Il comitato ha prima segnalato pubblicamente il pericolo tramite post e articoli, e successivamente, con la spaventosa piena del 14 marzo che si è mantenuta per ben 15 ore oltre il livello di allerta rossa, ha potuto condividere le sue preoccupazioni in un video trasmesso dal Telegiornale Regionale Tg3. L’attività di segnalazione degli Amici del Santerno ha risolto la pericolosa situazione di stallo portando alla rimozione del legname .
L'importante risultato ottenuto dal comitato è la prova che la collaborazione tra cittadinanza attiva e informazione produce fatti concreti.
Il 13 gennaio 2025, sempre nel tratto di San Bernardino, il “Comitato Amici del Santerno” ha segnalato la presenza di tane di animali fossori negli argini, visibili solo grazie allo sfalcio dell’erba, per troppo tempo non effettuato. Le tane sono un pericolo silenzioso, perché compromettono la stabilità dell’argine. Anche in questo caso, grazie alla visibilità mediatica e al tam-tam sui social, sono stati effettuati alcuni interventi di tamponamento. Ma il comitato chiede di più: la sicurezza del fiume Santerno non può prescindere un piano strutturale di monitoraggio fiumi Emilia-Romagna. Per evitare il ripetersi del problema servono misure preventive regolari ben strutturate e rispettate.
📣 E qui entri in gioco anche tu. Il tuo interesse, la tua attenzione, perfino una semplice condivisione o una segnalazione possono contribuire a costruire un argine di consapevolezza collettiva.
Clicca il punlsante sopra e metti “segui” alla pagina social del comitato Amici del Santerno, condividi le loro segnalazioni, partecipa alle discussioni pubbliche: ogni gesto fa la differenza.
La cura del territorio non è solo un compito tecnico: è un gesto civile. Ogni voce che si alza con rispetto e chiarezza, ogni sguardo che si posa in modo attento su ciò che ci circonda, può fare la differenza.
La sicurezza dei nostri fiumi dipende anche anche dall’ascolto reciproco e dall’impegno condiviso.
Il 6 febbraio 2025, il comitato ha poi reso pubblica un’anomalia che chi vive il territorio nota a occhio nudo: quote idrauliche incoerenti tra le due sommità arginali. In seguito a un rilievo fotografico è emersa una differenza di 70 centimetri tra l’argine sinistro e il destro. L’argine destro è quello più basso ed è a protezione dell’abitato di San Bernardino. Se ne deduce, chiaramente, che ogni piena mette fortemente a rischio gli abitanti del piccolo centro agricolo. Anche in questo caso, la segnalazione è stata rilanciata da stampa locale e cittadini, ora si attendono azioni concrete di messa in sicurezza.
Allo stesso modo, il comitato ha documentato, con diverse segnalazioni tra febbraio e marzo 2025, la pericolosa presenza di cumuli di terra abbandonati nella golena, a San Bernardino e Santa Maria in Fabriago. Questi depositi, se lasciati a lungo, non fanno altro che contribuire all’innalzamento e alterazione del fondale del fiume: un pericolosissimo ostacolo al deflusso delle acque. A oggi, nessuna risposta ufficiale risulta, ma immagini e testimonianze raccolte dagli “Amici del Santerno” continuano a circolare a sostegno della richiesta di sicurezza documentata.
Il 15 marzo, il comitato ha condiviso un’importante riflessione conseguente alle intense piogge che si sono abbattute sulle colline romagnole a partire dalla notte del 13 marzo. Considerando che, in alcune aree collinari, le precipitazioni hanno superato i 200 mm, il fiume Santerno ha dato un nuovo segnale della sua vulnerabilità mantenendosi oltre la soglia di allerta rossa per 15 ore continuative nel tratto di San Bernardino.
I fenomeni estremi cui stiamo assistendo ci dicono che non possiamo più rimandare interventi di ripristino arginale, riquotazione e attivazione delle casse di espansione

Ma soprattutto ci ricordano che la sicurezza dei fiumi non non è un compito che possiamo lasciare solo agli enti: dobbiamo, come cittadini, coltivare l’interesse verso le dinamiche fluviali, soprattutto nei periodi di magra, quando i problemi sono più visibili e affrontabili. È quello, infatti, il momento in cui ognuno può fare la differenza: osservando, partecipando, dialogando.
La sicurezza, come la cura, nasce dalla responsabilità condivisa.
Infine, il 26 marzo, durante un incontro istituzionale a Fusignano, il comitato ha preso parte a un confronto aperto con sindaci, provincia e Regione. La sicurezza del fiume Santerno dipende da una complessità di fattori legate alla tracciatura delle aree di tracimazione controllata, alla gestione delle servitù d’allagamento e agli indennizzi. Il giorno seguente, il comitato “amici del Santerno” ha chiesto pubblicamente trasparenza e chiarezza, ricevendo la promessa di una relazione tecnica. Che ora attende.
Il Comitato Amici del Santerno non chiede miracoli, ma propone il ritorno a un patto di collaborazione e ascolto concreto tra cittadinanza e istituzioni. Il loro lavoro è un invito a guardare il territorio con occhi diversi: non come un problema da gestire, ma come un bene comune da custodire insieme.
Insieme.
La sicurezza del fiume Santerno chiede più partecipazione. Serve più fiducia nelle competenze distribuite tra le persone che ogni giorno vivono la terra, l’acqua, i ponti, i campi. I comitati cittadini si muovono con rispetto, chiarezza e spirito costruttivo, pertanto sono alleati preziosi delle istituzioni. E come tali devono essere vissuti.
Il Santerno parla, da tempo. La domanda ora è: siamo pronti ad ascoltarlo insieme?
Per approfondire
- Clicca sul link e metti like alla pagina Facebook del comitato per aggiornamenti e seguire attività e iniziative: Amici del Santerno
- Vuoi leggere anche degli altri comitati alluvionati attivi? Ho scritto del Comitato Progetto Futuro Sicuro di Traversara che è attivo sul Lamone, dell’Associazione Sant’Agata 17 maggio 2023, attiva sempre sul Santerno,
- La mia famiglia come quasi tutte le famiglie dei miei cari, è stata vittima delle alluvioni che stanno devastando l’Emilia Romagna da Maggio 2023 (a oggi sono ben 4). Se vuoi sapere come la penso, clicca sull’articolo che ho scritto 1 settimana dopo essere uscita a 4 giorni di allagamento. Te lo racconto in Alluvione in Emilia Romagna: le piogge eccezionali sono la punta dell’iceberg di un dissesto idrogeologico profondo


