Economia dell’emergenza: cosa significa vivere nella paura della pioggia

e se non bastassero più? In Romagna l’economia dell’emergenza sta svuotando conti correnti, speranze e futuro. E il peggio non è ancora arrivato
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15 Aprile 2025

In Romagna ogni pioggia alimenta un’economia dell’emergenza che grava sui cittadini. Figlia di consumo di suolo, incuria, inefficacia, più si protrae, più mette a rischio anche la legalità.

Cos’è davvero l’economia dell’emergenza in Romagna

Da maggio 2023, in Romagna la pioggia non è solo acqua: è ansia, notti insonni, occhi puntati sugli argini, pensieri che corrono alle opere non concluse o, peggio, non ancora iniziate. E la paura di perdere ancora tutto torna. E dopo la paura, arriva la spesa. E lì si perdono soldi.

La pioggia è diventata un attivatore di costi. Sottesa allo stato di allerta è una macchina economica cui i cittadini reagiscono come possono perché la prevenzione pubblica – indebolita e messa in difficoltà da anni di gestione frammentata – non riesce più a garantire protezione sufficiente.

📍 Approfondisci: cos’è la geografia dell’emergenza

Una mappa invisibile ma reale: strade impercorribili, frane abbandonate, tratti di fiume senza cura, famiglie in difficoltà, economie ferme.

Interventi assenti, tardivi o inadatti le trasformano in ferite croniche.

A mappare la geografia dell’emergenza con l’obiettivo di portare soluzioni, spesso, sono i comitati degli alluvionati.

📸 Nella foto del comitato Progetto Futuro Sicuro di Traversara: la casa di Vanda e Giordana, 85 e 89 anni. Tutto fermo da mesi: manca ancora il Commissario.
E loro? Quanto tempo hanno ancora per aspettare?

Pagare per sostituire

Si acquista ciò che è stato alluvionato, magari non subito dopo l’alluvione, perché con fortuna e maestria si è riusciti a salvare qualcosa. Ma spesso, gli elettrodomestici, le automobili, l’arredamento impregnato d’acqua fangosa, cedono dopo mesi o anni. E anche quando non cedono, diventano inservibili: puzzano da morire, si gonfiano, si sbriciolano, si inceppano, diventano ricettacoli di insetti (le porte, ad esempio). O perché subito dopo l’alluvione, si sono comprate soluzioni di fortuna (pensiamo alla quantità di macchine usate comprate dalle famiglie per riuscire a tornare “viaggianti”) che poi si rivelano poco durature.

Pagare per ristrutturare

Quando si è fortunati, perché l’evento ha ottenuto la nomina di un Commissario Straordinario, si ristrutturano le case più devastate, spesso pagando l’affitto per vivere fuori casa. Pavimenti, muri, impianti: tutto da rifare. Se si è sfortunati, invece, come le vittime delle alluvioni di settembre e ottobre 2024, si paga l’affitto per vivere altrove, mentre le proprie case restano vuote e devastate, senza autorizzazioni per iniziare i lavori e senza sapere quando si potrà farlo.

Pagare per prevenire, da soli

Con la prevenzione pubblica insufficiente, chi vuole evitare di finire sott’acqua ancora una volta si organizza come può: paratie, pompe idrovore, generatori, sollevatori per mobili, valvole di non ritorno. Per non parlare poi delle assicurazioni, libere di diventare proibitive. 

L’economia dell’emergenza in Romagna è una macchina che gira su spese private per supplire a mancanze pubbliche. Un sistema che funziona proprio perché qualcosa ha smesso di farlo.

La gestione territoriale, fino ad oggi, non ha trovato il mondo di metter fine all’emergenza. Le conseguenze si aggravano col passare dei giorni.

  • Cementificazione e consumo di suolo: numeri e responsabilità: secondo ISPRA, nel 2023 l’Emilia-Romagna si è mantenuta seconda regione in Italia per cementificazione. Ravenna è il secondo comune per nuove urbanizzazioni.
  • Incuria dei fiumi e manutenzione discontinua: la Romagna è un territorio modellato nei secoli da un reticolo idraulico naturale e di bonifica complesso e prezioso. Che mostra i segni non solo di 4 alluvioni, ma anche di incuria decennale.
  • L’industrializzazione fuori controllo: interessi privati che si sostituiscono a quelli pubblici, come ad esempio le diffuse attività di stoccaggio gas che possono aver influito sulla subsidenza già grave del territorio
  • Il clima cambia, ma il problema è a monte: i fenomeni estremi si moltiplicano, ma l’origine dell’instabilità è gestionale. Senza un piano integrato di sicurezza idrogeologica, ogni pioggia diventa potenzialmente disastrosa.

L’economia dell’emergenza e il rischio mafie

Tutto quanto finora descritto è relativo alle famiglie ma lascia ben immaginare quanto le aziende e attività debbano spendere in questo ciclo malato. L’economia dell’emergenza in Romagna è questo: un ciclo malato che, oltretutto, rischia di attaccare anche la salute della legalità. Trattandosi di un sistema che si attiva proprio perché si è ingrippato quello istituzionale, crea un’area grigia in cui si può incistare la malavita. L’emergenza concretizza il rischio di abbassare le soglie di controllo, riducendo tempi e strumenti di verifica. Potenzialmente si creano occasioni di accesso anche per soggetti opachi, pronti a inserirsi nel flusso economico della ricostruzione. I grandi eventi di ricostruzione post-emergenziale in Italia lo dimostrano da tempo: si tratta di occasioni perfette per la malavita.

I processi Aemilia e Radici

Il processo Aemilia ha rivelato l’infiltrazione della ‘ndrangheta in regione. Il processo Radici, poi, ha mostrato il volto sociale delle mafie: imprenditori e lavoratori fragili soggiogati con la forza, in settori strategici dell’economia legale. 

Entrambi i processi mostrano che la mafia in Emilia-Romagna non agisce solo con metodi violenti, sa approfittarsi delle debolezze di un sistema che, sotto stress emergenziale, abbassa le difese.

La Procura di Bologna: un segnale chiaro

A gennaio 2025, il procuratore Paolo Fortuna e l’avvocato generale Ciro Cascone hanno spiegato come il ricorso alla normativa commissariale emergenziale – “più recentemente post Alluvione” – abbia attirato appetiti criminali.

Trasparenza e partecipazione: la vera prevenzione

Ha piovuto tutta la notte e questa mattina mi sono svegliata tremante: avevo sognato l’alluvione. Ancora. Ho fatto lo stessso sogno, ogni notte, per mesi.

Ascolto la pioggia battente. Se chiudo gli occhi vedo già figli e marito che smontano le porte dal piano terra, che sollevano la lavatrice per metterla sui mattoni, io che svuoto tutta la mia amata cucina. Le famiglie che per la terza o quarta volta spostano ogni cosa, mentre le ordinanze si rincorrono, i cantieri si aprono e si chiudono, i lavori si fanno di corsa, sotto pressione. Uno scenario che, per chi abita qui, diventa purtroppo comune.

Abbiamo avuto la dimostrazione che le amministrazioni senza il supporto dei cittadini non possono avere l’efficacia necessaria. Serve una collaborazione autentica tra amministrazioni e cittadinanza, fondata sulla trasparenza e sulla fiducia.

I comitati degli alluvionati rappresentano un’espressione concreta di cittadinanza attiva. Offrono alle istituzioni ascolto, presenza e conoscenza del territorio. Sostenerli significa rafforzare il tessuto democratico, accompagnare le istituzioni nel compito – immenso – di mettere davvero in sicurezza il territorio. 

Solo insieme possiamo ricostruire una Romagna diversa: non più prigioniera della geografia dell’emergenza – fatta di punti critici sempre uguali e reazioni tardive – e della sua economia malata.

E tornare a vivere in una Romagna capace di prevenire e proteggere. Finalmente tutti.

Per approfondire

  • Sono tanti i comitati di cittadini alluvionati, in Romagna. Ho scritto sul comitato “Gli amici del Santerno” e sul comitato Progetto Futuro Sicuro.
  • Il Rapporto ISPRA CONSUMO DI SUOLO, DINAMICHE TERRITORIALI, E SERVIZI ECOSISTEMICI ogni anno fotografa una regione, l’Emilia Romagna, sempre più vorace di territorio vergine. Clicca sul link per l’edizione 2024
  • Le devastanti alluvioni del 2023 non hanno fermato il consumo di Suolo a Ravenna, clicca sul link per approfondire
  • In Emilia-Romagna si assiste “a un progressivo inserimento delle attività mafiose nell’economia legale (specie nel settore edile e commerciale) ” leggi quanto dichiarato dalla Procura generale di Bologna in merito al rischio mafioso post alluvione

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Sono Elena Resta, abito a Lugo di Romagna, nella mia amatissima provincia di Ravenna. Mi occupo di web marketing e strategie narrative. 

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