IL sorriso di Alfonso Nadiani, inconfondibile, davanti ai registri del suo lavoro per il teatro dialettale che prosegue da 47 anni

Alfonso Nadiani: scopri come dialetto romagnolo e teatro abbiano ancora tanto da dire

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Quando chiedo ad Alfonso Nadiani se posso incontrarlo perché vorrei scrivere di lui, la sua risposta è “se crede che possa essere utile, sono a sua disposizione, av salut!”. Questa frase racchiude l’essenza di un’anima sempre attenta a dare il suo contributo per migliorare le cose. Contributo che, di volta in volta, può essere grande o piccolo, ma insindacabile. Alfonso Nadiani è spinto sempre dall’idea di offrire sostegno e collaborazione. A questo si aggiunge la sua grande passione per la Romagna. Cultura e storia di Romagna che Nadiani diffonde da quasi 50 anni attraverso due strumenti potenti: il dialetto romagnolo e la prosa teatrale.

Continua a leggermi, se non lo conosci scoprirai chi è Alfonso Nadiani e quanto sia importante per la cultura del territorio di Romagna e per la sua comunità.

Chi è Alfonso Nadiani

Alfonso Nadiani è nato nel 1955 a Cassanigo di Cotignola, dove ha lavorato, vissuto e tutt’oggi vive.

Cassanigo è un piccolo borgo immerso nel mare di campi coltivati della bassa Romagna che ha subìto un forte inurbamento a partire dagli anni 90, il che ne ha colpito la comunità. Oggi, ad identificare Cassanigo c’è il ristorante Mazzoni di Cassanigo e Alfonso Nadiani appunto. Che spesso, anche nelle proprie pubblicazioni, ama firmarsi Alfonso d’Casanigh.

Figlio di fornaio, fornaio lui stesso del mitico “foran d’Palì” (forno di Paolino), Alfonso sa bene che “Non di solo pane vive l’uomo”. Ma anche di racconti, di storie, emozioni e condivisioni.

Da sempre studioso e cultore del dialetto romagnolo è anche affascinato dalla grande capacità trasformativa e comunicativa del teatro. Sin da bambino, infatti, ha partecipato attivamente alle attività di teatro dialettale romagnolo di Cassanigo.

Mosso sempre dallo spirito della partecipazione, del creare e sostenere la comunità, nel 1975 Alfonso Nadiani ha fondato la “Nuova Compagnia Di Teatro Popolare di Cassanigo“. Attraverso l’attività teatrale, negli anni, ha raccolto bambini ragazzi e adulti, fornendo loro gli strumenti del teatro: analisi, interpretazione, coordinazione. L’apporto che ha dato (e da) alla comunità di Cassanigo così come a quella dei cultori del dialetto Romagnolo è importante.

Da allora ha scritto, diretto, interpretato tantissimi spettacoli teatrali in dialetto romagnolo. Collabora da tempo con l‘Istituto Friedrich Schurr sia per le pubblicazioni dello storico mensile “La ludla” che per il bellissimo progetto Romagna Slang che sta portando il dialetto romagnolo tra le nuove generazioni in internet dal 2017.

Ha all’attivo due raccolte di poesie e pensieri in dialetto:

  • Pinsir d’un oman d’serie B (Tempo al Libro, 2019)
  • Bo…bo da gnit! (Tempo al Libro, 2021)

Adesso: che si spalanchi il sipario sull’affascinante storia del teatro dialettale romagnolo e Alfonso Nadiani!

L’evoluzione della comunità romagnola attraverso la storia della Compagnia Amici del Teatro

Oggi la Compagnia fondata da Alfonso Nadiani si chiama “Amici del Teatro” ed è una realtà di spicco nell’ambiente del teatro dialettale romagnolo. Alfonso sente molto forte l’impegno nei confronti del pubblico. Scene, costumi, arrangiamenti, regia, tutto deve essere ben fatto e curato.

Alfonso riscrive tutte le commedie che porta sul palco. Declina, infatti, la commedia in base alla composizione della compagnia, al momento storico e cerca di ambientarle sempre in ambiti da lui conosciuti «io ambiento tutte le commedie a Cassanigo, perché è il mio modo per trasmettere realismo e sincero coinvolgimento»

Un esempio lo sia l’ultima commedia della Compagnia Amici del Teatro di Cassanigo, la bellissima Nadel a ca’ d’Tugnon. Alfonso ha lavorato su un bellissimo copione di Pier Paolo Gabrielli. Così facendo, ha modificato il dialetto originale in quello della Bassa Romagna.

Nadiani ha inserito un bellissimo omaggio a Eduardo De Filippo con la bellissima figura dello Zio Dvard (Edoardo). Figura che porta sul palco la disabilità così come gli orrori della guerra. E il valore che tutti possono darsi, prendendosi cura l’uno dell’altro. Credimi, un cameo assolutamente poetico!

Prosegue l’emozionante racconto sull’evoluzione che ha caratterizzato l’ambiente delle filodrammatiche dialettali. Evoluzione che è andata di pari passo con quella della cultura romagnola e delle comunità del territorio.

Anni ’70: fioriscono le compagnie di teatro dialettale romagnolo

«Già negli anni ’60, qui in Romagna, l’obiettivo era quello di eliminare la lingua tradizionale romagnola, il dialetto. Le maestre correggevano in rosso gli errori che facevamo apponendovi il monito “espressione dialettale, correggi!» racconta Alfonso Nadiani. «Non è stato così in tutte le regioni, qui in Romagna però, diventava sempre più forte la spinta a rinunciare al nostro dialetto».

Ammettiamolo: il dialetto romagnolo non è comodo! Forse è per questo che vi abbiamo rinunciato, chissà. Fatto sta che quando la borghesia ha smesso di usarlo per gestire i propri affari, preferendogli l’italiano, il dialetto è rimasto congelato. Non si è più aggiornato con i nuovi vocaboli che descrivessero il cambiamento e l’avanzare della società.

Alfonso Nadiani

Il teatro, anche per questo motivo, negli anni ’50 ha iniziato ad interessarsi al dialetto romagnolo. Perché quell’essersi cristallizzato in un passato vicino ma lontanissimo (considerata la velocità folle che ci spingeva tutti verso il progresso) rendeva al dialetto romagnolo un fondo malinconico. Strumento perfetto per emozionare profondamente. Fungeva, il dialetto romagnolo, da dispositivo di monito “guarda cosa ti stai lasciando alle spalle: le guerre, la povertà, le difficoltà (temi importanti del teatro dialettale romagnolo) per raggiungere un benessere nuovo”. E sul teatro funzionava sempre più.

Anni ’80 – ’90: il teatro dialettale romagnolo al massimo della popolarità, poi il declino

Sfoglio i tantissimi registri in cui è dettagliato, anno dopo anno, il lavoro fatto per ciascuna commedia degli amici del teatro di Cassanigo. Alfonso continua a raccontare «Quando abbiamo iniziato, negli anni ’70, era importante che l’esperienza teatrale si concludesse con la farsa. Nei volantini e manifesti veniva scritto appositamente “seguirà brillantissima farsa”»

Questa declinazione farsesca è importante, perché in qualche modo ha spinto molte compagnie di teatro dialettale romagnolo nei decenni successivi a selezionare prevalentemente temi brillanti, per arrivare al limite dello sboccato. Questo ha fatto intraprendere al teatro dialettale romagnolo una strada analoga a quella poi presa dalle canzoni dialettali. All’inizio ha portato grande popolarità, per poi spingerle, a fine anni ’90 verso un declino importante.

La popolarità che la piega spesso pecoreccia che va a caratterizzare le proposte teatrali è, in realtà, un’arma letale. Alle commedie in dialetto romagnolo si delega l’espressione di concetti e ruvidità che nella quotidianità si vogliono evitare. Ma alla lunga una lingua usata solo per ridere, non è più percepita come reale e perde la sua attrattività.

Benvenuti a teatro. Dove tutto è finto ma niente è falso.

gigi proietti

Per questo motivo gli amici del teatro di Cassanigo hanno sempre continuato a proporre lavori che passavano dal brillante al riflessivo, lasciando sempre fuori dalle quinte la volgarità. Restituendo al pubblico un teatro dialettale vivido, piacevole e mai falso.

Anni 2000e rotti: il recupero delle origini passa anche dal teatro dialettale.

Sul finire degli anni 2000 in tutto il mondo c’è stata un’importante inversione di tendenza. I cicli di crisi inaugurati nel 2008, che continuano a protrarsi fino ad oggi, hanno portato le persone a voler scendere dalla folle corsa verso l’infinito (la globalizzazione).

La reazione del mondo è stata quella di tornare a guardare il proprio ombelico proprio per evitare di vedere le brutture del mondo. Questo ripiegarsi su se stessi ha portato anche ad un importante recupero delle proprie radici, qui in Romagna, incluso il nostro dialetto e, in parte, il nostro teatro dialettale.

Il progetto Romagna Slang: un bel successo per Alfonso Nadiani e non solo!

Ed è così che nel 2017 nasce il bellissimo progetto Romagna Slang. In rumagnôl u s dis… (in romagnolo si dice). Il progetto è ideato dall’ Istituto Friedrich Schürr. Il progetto presentato in Regione aveva il nome originale “Il dialetto è giovane su youtube ” e consiste in una nutrita serie di clip dedicate ai modi di dire tipici della tradizione della lingua dialettale romagnola. Con quasi 5000 iscritti al canale, considerando la nicchia di pubblico cui il progetto Romagna slang si rivolge, possiamo dire che è un vero successo!

I video promuovono la conoscenza e diffusione del dialetto delle terre di Romagna comprese tra Ravenna, Faenza, Cotignola e Bagnacavallo. E con questo ne sostengono la promozione culturale e storica. Un vero progetto di comunicazione territoriale di successo. Successo riconosciuto anche istituzionalmente. Nel 2018, infatti, Romagna Slang ha vinto il prestigioso premio Guidarello nella sezione video.

Alfonso Nadiani interpreta perfettamente un nonno alle prese con una nipotina e altri protagonisti che non hanno grande dimestichezza col dialetto romagnolo. La difficoltà comunicativa viene risolta dal Deus ex machina “il saputone” che spiega con grande chiarezza modi di dire, significati storici e tante curiosità.

Gli amici del teatro di Cassanigo, nel progetto Romagna Slang, hanno dimostrato che il teatro può essere declinato anche per una sfruttamento velocemente fruibile sulla rete. E che offre grande valore comunicativo, a fronte di tanto impegno e voglia di trasmettere valore al proprio pubblico.

Il teatro è la poesia della vita

Muovendosi per il giardino di casa sua, che si apre tradizionalmente ad amici e conoscenti perché «la mia casa è stata fatta per accogliere le persone», Alfonso Nadiani si accende ogni volta in cui parla di teatro e di mutuo aiuto, sostegno, stare insieme.

La vita, Elena, è fatta dalle persone. Siamo fatti per stare insieme a aiutarci a vivere. E il teatro è la poesia della vita

alfonso nadiani

Alla fine, la grandezza di Alfonso Nadiani è racchiusa tutta qui.

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