Linea del tempo che collega l'evoluzione della cultura contadina in Romagna con gli studi e le ricerche sul Pvlon Matt

Gli studi sul Pvlon Matt: la cultura contadina custode millenaria di identità della Romagna

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Pvlon Mat: cronaca dell’evoluzione della cultura contadina di Romagna

Nel 1516, il poeta Ludovico Ariosto, alla corte di Ferrara, dava alle stampe l‘Orlando Furioso. Poema cavalleresco che sarebbe di lì a poco diventato parte integrante della cultura europea. Il poeta cantava l’amore tragico, quello che rende folle anche gli animi più nobili, i paladini: l’amor cortese.

Fuori dalle corti nobili, sul finire del 1500, un altro poeta cantava la pazzia dell’amore. Di lui non ci è dato conoscere il nome, ma sappiamo che si esprimeva in dialetto romagnolo e che era letterato, perché sapeva scrivere. E’ l’anonimo autore del Pvlon Matt (anche Pavlon Mat): poema contadino in dialetto romagnolo (cesenate), testimonianza rarissima della storia della cultura della comunità contadina di Romagna.

Il Pvlon Matt è un poema giocoso, narra la storia dell’amore tragico – comico del contadino Paolo (Paolone detto Pvlon). Vi ho dedicato un intero blog post, clicca qui per leggere la trama del Pavlon Mat che, credimi, è avvincente.

Preparati per un bellissimo viaggio nella cultura contadina di Romagna seguendo le tappe della riscoperta del Pvlon Matt. In questo percorso andremo a osservare l’evoluzione della comunità e cultura contadina di Romagna dal medioevo ad oggi.

Se sei impaziente, ti suggerisco di leggere prima l’ultimo paragrafo, quello in cui traiamo le conclusioni dall’analisi storica e linguistica del testi. Se ami la comunità contadina e la sua cultura sono certa ti piacerà partire da qui! Clicca qui La cultura contadina in Romagna: dall’anno mille ad oggi cosa è cambiato e perché

Ecco qui di seguito gli argomenti:

  1. 1700: Ettore Bucci cita e data il Pvlon Matt
  2. 1887: Pulon Matt. Commedia Aroica. Frammento inedito di Poema in dialetto Cesenate. Giuseppe Gaspare Bagli.
  3. 1918: Romagnolische Dialekstudien. Studi dialettali Romagnoli. Friedrich Schürr. Vienna.
  4. 1937-1974: La Poesia Dialettale Romagnola, Maria Spallicci; La Voce della Romagna Friedrich Schürr
  5. 1976: Mad Nap Pulon Matt a 16th century Italian Burlesque epic. Douglas B. Gregor.
  6. 1997 Pvlon Matt poema del XVI secolo in dialetto romagnolo. Ferdinando Pelliciardi Lugo. Valberti Editore
  7. 2009 Pavlon mat. Una storia contadina nella Romagna del XVI secolo. Mauro Mazzotti, Danilo Montanari Editore, Ravenna
  8. La cultura contadina in Romagna: dall’anno mille ad oggi cosa è cambiato e perché

1. 1700: Ettore Bucci cita e data il Pvlon Matt

Del poema Pvlon Matt non si ha alcuna notizia fino al 1700, in realtà.

Poema in duodecim Cantus distinctum, agresti idiomate, Villarum Montalis, Vinti, Laurani, Furani et Frazzani, ab anonimo Poeta Cesenate compositum circa annum 1591. Poema Perlongum est, simulque perlepidum, sed non impressum: cujus Originale apud Joannem Ceccaronium utriusque Juris Doctorem existit

Ettore Bucci

La primissima testimonianza del poema contadino in dialetto romagnolo, fu infatti quella del cesenate Ettore Bucci (Cesena, 1661-1742). Ne scrisse in alcune lettere che ci sono pervenute. In queste ne ipotizzava la scrittura tra il 1581 ed il 1591. L’autore delle lettere, Ettore Bucci, aveva iniziato un’operazione di copiatura del poema che all’epoca era conservato dal Dottor Giovanni Ceccaroni. Ma lasciò il lavoro incompiuto, fermandosi alla 34° ottava del quarto canto.

2. 1887: Pulon Matt. Commedia Aroica. Frammento inedito di Poema in dialetto Cesenate. Giuseppe Gaspare Bagli. Bologna. Zanichelli

Programma de La storia siamo noi Festival 2022 a Lugo di Romagna si racconta la storia di Romagna autentica

Nel 1836, dopo un secolo di oblio, riemerse un frammento del Pvlon Mat, scherzoso regalo di nozze da parte di un discendente del Dottor Ceccaroni per le nozze di nobili conoscenti. Giuseppe Gaspare Bagli, a Bologna, nel 1887 curò la prima edizione a stampa (Zanichelli).

Se è vero che Bagli ebbe il grande pregio di recuperare un documento che era andato perduto, gli studiosi hanno però riconosciuto la cura del volume come lacunosa, inaccurata, corredata da numerosi refusi ed errori di trascrizione (siate clementi, però, nel giudicare il nostro Bagli: se mi leggete da un po’ saprete sicuramente quanto faccia fatica io stessa a eliminare refusi ed errori dai miei scritti!). Tra questi, il più ostinato (perché giunto fino ai giorni nostri) è la trasformazione della consonante v di Pvlon nella vocale u trasformando Pvlon in Pulon. Da qui il titolo Pulon Matt.

3. 1918: Romagnolische Dialekstudien. Studi dialettali Romagnoli. Friedrich Schürr. Vienna.

Trent’anni dopo la stampa del Bagli, Pvlon Matt riaffiora alla coscienza dei ricercatori. Questa volta, però, non avviene Emilia e non in Romagna ma in Austria. Dove, nel 1910, il giovane studente austriaco Friedrich Schürr, svolge la propria tesi di linguistica sul dialetto romagnolo. Nello specifico, proprio sul Pvlon Mat curato da Bagli.

Di tutti i testi, certamente il più importante, il più ampio ed anche del massimo interesse letterario, una vera miniera per l’antico stato della parlata romagnola, è il Pulon Matt, un racconto epico campestre in stanze a imitazione dell’Orlando Furioso

Friedrich Schürr

Il giovane linguista soggiornò in Romagna e qui studiò con grandissima attenzione la lingua parlata romagnola (il dialetto romagnolo è una lingua, lo sapevi?). La cosa lo coinvolse a tal punto che seguirono numerosissimi viaggi in Romagna per approfondire i mutamenti storico-linguistici del territorio. Il lavoro di Friedrich Schurr si è rivelato centrale per individuare l’evoluzione delle comunità contadine romagnole e della cultura contadina romagnola nei secoli. Clicca qui per ascoltare alcuni dei dialoghi registrati al fonografo da Schurr.

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Se ami la cultura romagnola e il suo cibo, se ami la sua schietta vitalità e la grandezza della cultura popolare, Piadina Story è il tuo racconto preferito!

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4. 1937-1974: La Poesia Dialettale Romagnola, Maria Spallicci; La Voce della Romagna Friedrich Schürr

A seguire il fine lavoro di linguistica svolto da Schürr sarà, nel 1937, Maria Spallicci, moglie del noto poeta di Bertinoro Aldo Spallicci. Nel volume La Poesia Dialettale Romagnola, pubblicato nel 1937, inserisce un veloce approfondimento sul Pvlon Matt. Purtroppo, se su Aldo Spallicci si può leggere molto, sui lavori e gli studi della moglie Maria Spallicci ho trovato ben poco. Non c’è da stupirsi, la cultura contadina aveva un’ossatura profondamente patriarcale, anche quella romagnola. Ho intenzione, però, di studiare e tornare sull’argomento.

Successivamente , nel 1974, Schürr tornò ad approfondire il frammento romagnolo nel volume La Voce della Romagna – Profilo linguistico-letterario. In Approfondimenti non perderti le info sull’Istituto Friedrich Schurr.

5. 1976: Mad Nap Pulon Matt a 16th century Italian Burlesque epic. Douglas B. Gregor. Cambridge. Oleander Press.

La lingua romagnola e il poema contadino in dialetto romagnolo Pvlon Matt tornano al centro di studi internazionali. Attira infatti l’attenzione dell’esperantista e linguista britannico Douglas B. Gregor (di lui si dice parlasse correntemente più di venti lingue). Gli si fa, però, risalire un errore di interpretazione. Riprese infatti l’errore linguistico di Bagli e chiamò il protagonista Paolone Pulon e non Pvlon. Nel 1976 diede alle stampe lo studio linguistico, con testo in dialetto romagnolo e traduzione in ingelse e in italiano: Mad Nap Pulon Matt a 16th century Burlesque epic.

Potrai ascoltare Ferdinando Pelliciardi e Mauro Mazzotti dialogare (presentati da me) proprio sul Pvlon Matt e sulla cultura contadina che tanto ha custodito il dialetto romagnolo Mercoledì 15 giugno a Lugo in occasione di La Storia Siamo Noi Festival.

E poi non perderti anche l’appuntamento del 16 giugno con Piadina Story, dallo stesso palco!

6. 1997 Pvlon Matt poema del XVI secolo in dialetto romagnolo. Ferdinando Pelliciardi Lugo. Valberti Editore

Grande appassionato di cultura contadina romagnola, l’ingegnere, di origine lughese ma residente a Roma, Ferdinando Pelliciardi riprende le passioni del contadino cesenate Paolone. Sul finire degli anni ’90 dà alle stampe un bellissimo volume che riprende la versione originale dei frammenti del Pvlon Matt sulla scia dei lavori di Gregor e Shurr, in particolare. Il lavoro di Pelliciardi è di grande valore sia sul piano dell’analisi linguistica che della contestualizzazione sociale e culturale dell’opera.

In realtà, la lingua che emerge dal testo cesenate è già perfettamente delineata sia sottol’aspetto fonetico che sotto quello morfosintattico

Ferdinando Pelliciardi

Quello che ci dimostra il minuzioso lavoro di Pelliciardi (ah, gli ingegneri, signora mia, come sono puntigliosi) è che la lingua romagnola del 1500 era molto ben strutturata e definita a tal punto che è giunta all’età contemporanea quasi intatta. Il dialetto romagnolo che si parlava nel 1500, quindi, si è mantenuto molto simile al dialetto romagnolo che parliamo oggi.

7. 2009 Pavlon mat. Una storia contadina nella Romagna del XVI secolo. Mauro Mazzotti, Danilo Montanari Editore, Ravenna

E’ proprio il meticoloso lavoro analitico e critico di Ferdinando Pelliciardi ad ispirare, nel 2009, l’autore ravennate Mauro Mazzotti. L’alta corrispondenza tra il dialetto romagnolo del 1500 e quello corrente, porta Mazzotti a elaborare una traduzione in dialetto contemporaneo ravennate. Assieme alla traduzione, Mazzotti modifica l’ambientazione portando i fatti a svolgersi nella campagna ravennate delle Ville Unite e Ville di Castiglione (Ravenna).

8. La cultura contadina in Romagna: dall’anno mille ad oggi cosa è cambiato e perché

Dall'aratro pesante alla technologia high tech per il lavoro nei campi: in queste foto è riassunta la rivoluzione che la cultura contadina di Romagna ha avuto, in un periodo temporale ristretto

Perché ho scelto di iniziare l’analisi della cultura della comunità contadina in Romagna a partire dall’anno 1000? Perché nell’anno mille, dalla Francia, arriva la prima grande rivoluzione per il mondo contadino: l’aratro pesante. Fino ad allora, infatti, per lavorare i campi si era utilizzato l’aratro semplice, ovvero uno strumento a vomere (la parte che taglia la terra) interamente in legno. Questo non riusciva ad affondare in profondità, pertanto non lavorava bene il terreno, il che portava a raccolti più scarsa.

La grande rivoluzione tecnologica dell’anno 1000: cos’è l’aratro pesante e il suo ruolo nella comunità contadina

L‘aratro pesante presentava un vomere asimmetrico, per questo poteva affondare di più nel terreno, era montato su ruote e per questo motivo non più spinto dall’uomo ma trainato da buoi o cavalli. Questo permetteva di applicare molta più forza, il che portava ad arare più in profondità e garantiva una produttività ben superiore dei raccolti.

Sai cosa significa, in una società produttiva e autarchica, aumentare la produttività dei campi? Avere a disposizione più cibo, pertanto sfamare più persone (e meglio). Nel giro di pochi decenni l’invenzione dell’aratro pesante portò ad un importantissimo aumento demografico in tutta Europa. L’aratro pesante tracciò, inoltre, un solco profondo anche nella struttura sociale: si acuì ancor di più il divario tra i ricchi (contadini possidenti che potevano permettersi l’aratro pesante) e i poveri.

Dall’inserimento dell’aratro pesante, momento decisivo, per tutta l’umanità, la comunità contadina in Romagna ha vissuto dinamiche che si sono ripetute quasi inalterate nei secoli. La comunità agricola del ‘500 rappresentata nel Pvlon Matt è legata alla stagionalità e al lavoro nei campi, soggiogata dallo stato di povertà e unita in una rete sociale di sostegno che la rende molto simile alla comunità contadina di inizio anno 1000 così come degli anni 20 e 30 del 1900!

Per vedere un vero, primo cambiamento, infatti, dovremo arrivare agli anni ’40 del ‘900: all’invenzione delle prime macchine agricole a motore. Le macchine agricole a vapore della seconda rivoluzione industriale (fine ‘800) infatti, non avevano trovato diffusione nelle comunità agricole romagnole. Qui, a lavorare i campi, la forza lavoro umana, con l’ausilio del lavoro animale.

Il dialetto romagnolo: specchio della cultura romagnola prima e contadina poi, nei secoli

Il dialetto Romagnolo è stata conservato dalla comunità contadina. Nobilità e borghesia, infatti, cominciarono a partire dalla fine dell’800 ad adottare la lingua dell’Italia unita, l’Italiano.

Quando, nel 1914, Friedrich Schurr, munito di fonografo, registra i romagnoli che parlano in dialetto, molti di questi sono legati alla comunità contadina.

L’analisi della cultura contadina che deriva dall’analisi linguistica, morfologica e sintattica del poema contadino Pvlon Matt evidenzia anch’essa una continuità secolare. L’ambiente sociale delle comunità rurali di Romagna, preservatosi quasi intatto fino agli anni ’40 del secolo scorso, aveva influito anche sulla cultura.

Gli studi di Shurr dimostrarono che il dialetto romagnolo si era strutturato ben prima dell’anno mille. Per l’esattezza tra il cinquecento (non millecinquecento eh, intendiamo il periodo dell’Imperatore Giustiniano, quello rappresentato nei Mosaici della Basilica San Vitale a Ravenna) e il settecento, periodo in cui l’esarcato di Ravenna rimase isolato politicamente e culturalmente. La lingua, quindi che l’anonimo poeta scrive nel 1500 è già una lingua secolare. L’analisi linguistica che ne faranno poi Pelliciardi e Mazzotti ci dimostrerà che non solo la comunità ma anche la cultura contadina stessa (rappresentata dal suo strumento linguistico per eccellenza: il dialetto) sono state mantenute per secoli.

Il dialetto romagnolo rimane un simbolo di legami forti e profondi tra le persone e le loro storie personali, tradizioni e abilità. Simbolo di una di una mentalità diversa rispetto all’industrializzazione e parcellizzazione sociale che ha portato con sé.

Il dialetto romagnolo è anche il simbolo della cultura contadina di Romagna e della sua rivoluzione che, in pochi decenni, ha stravolto quanto preservatosi per più di un millennio.

Per tutti questi motivi io credo che la cultura contadina di Romagna, attraverso l’attuale recupero del proprio dialetto che in questi decenni è in corso, possa diventare il simbolo di una rivoluzione sociale importante. Quella del recupero del concetto di comunità, per tornare alla costruzione di quelle che sono conosciute come democrazie di prossimità. Contesti sociali che nascono dalle relazioni e si sviluppano tornando a vivere gli spazi pubblici creando esperienze, vissuti segni, racconti guida. Come, a tutti gli effetti, lo è stato il Pvlon Matt.

Per approfondire:

  • Vieni a leggere l’interessantissimo programma de La storia Siamo Noi Festival che verrà proprio aperto dai due studiosi Ferdinando Pelliciardi e Mauro Mazzotti che dialogheranno sul Pvlon Matt! Li presenterò proprio io, in questa 5 giorni di storie affascinanti, tutte legate al territorio Romagna! Non perderti anche l’Appuntamento del 16 giugno: ci sarò io con i racconti di Romagna Autentica Piadina Story!
  • Vuoi ascoltare il risultato del lavoro di Friedrich Schurr nei lontani primi anni del ‘900? Sul canale Youtube dell’Associazione Alteo Dolcini è possibile ascoltare la voce di alcuni dei lettori che Aldo Spallicci segnalò a Schürr. Qui il link a un interessante articolo dedicato alle registrazioni.
  • L’Istituto Friedrich Schurr è nato per salvaguardare la lingua romagnola, eccoti il link. Sono tante le iniziative che l’Istituto Friedrich Schurr sostiene e lancia, tra queste il bellissimo canale Romagna Slang che raccoglie tanti divertenti episodi dedicati alle storie della tradizione popolare romagnola. Nonno Alfonso (il bravissimo attore Alfonso Nadiani) e i suoi simpatici amici, con l’immancabile “Saputone”, raccontano tantissimi modi di dire della tradizione contadina romagnola.
  • Ti suggerisco una gita per renderti conto della longevità del dialetto romagnolo e del grande valore della comunità contadina romagnola che ha saputo proteggerlo per portarlo fino a noi oggi. A Ravenna, immergiti nei bellissimi mosaici che sono tutti datati tra il 400 e il 600 d.C. Visita il Mausoleo di Galla Placidia, la bellissima Basilica di San Vitale, il Battistero Neoniano, Sant’Apollinare Nuovo, il Battistero degli Ariani e, poco lontano, Sant’Apollinare in Classe. E pensa che, da allora, la lingua della cultura tradizionale romagnola, è cambiata ben poco. Clicca qui

Articolo creato 86

7 commenti su “Gli studi sul Pvlon Matt: la cultura contadina custode millenaria di identità della Romagna

  1. Il dialetto credo che presenti le radici di un popolo per cui deve essere preservato anzi proporrei proprio di farlo diventare materia alle scuole elementari per non perdere mai di vista da dove veniamo

  2. Le forme dialettali oltre che ad essere un tesoro che ci deriva dai tempi antichi, hanno contribuito a far nascere l’italiano corrente. Grazie alle opere di autori come Dante Alighieri, che usando proprio il volgare voleva avvicinarsi il più possibile al linguaggio del popolo, ci si è evoluti e nel corso dei secoli il modo di esprimersi è cambiato. Come detto nell’articolo soprattutto troviamo questi tesori nelle comunità contadine. Il loro impatto sul piano culturale e letterario è stato importante, ci aiuta a non dimenticare le nostre radici, offre spunti importanti anche per contenuti moderni. Ho trovato l’articolo utile e informativo; mi piace molto, che in un blog si possano trovare pezzi così: grazie.

  3. Dimenticare il passato o meglio le radici che ci radicano a terra è esattamente ciò che ci sta portando alla deriva come popolo italiano. Ordunque adoro e ben vengano tali iniziative, studi e condivisioni… è bello riprendere il contatto con la terra… letteralmente e sia con i ricordi!

  4. Il dialetto è fortemente identitario di una regione, per questo trovo molto importate che venga conservato nel tempo. Ho trovato molto interessante leggere la sua storia e l’impatto che ha avuto anche a livello letterario.

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