Pvlon Matt, Pavlon Mat: poema contadino romagnolo del ‘500

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Pvlon Matt, Pavlon Mat: il bel Paolone ha perso il senno per Vittoria, lo recupererà?

In dialetto Romagnolo cesenate del ‘500 e in dialetto romagnolo ravennate contemporaneo Pvlon mat e Pavlon Mat stanno per Paolone Matto.

Chi è Paolone Matto? Qual è il nesso che il Paolone (non maggiolone eh) tutto Matto ha con la cultura contadina di Romagna ed ancor più studi internazionali?

In quest’ articolo scoprirai l’affascinante storia di un antichissimo poema che risale alla fine del 1500. Non un poema cavalleresco, si badi bene, come molti sono stati scritti e narrati nel periodo. Bensì un vero e proprio poema contadino, fatto più unico che raro e di grande valore storico.

A breve ti scriverò degli studi, anche internazionali, che sono stati condotti su questo testo unico.

È stato grazie agli studi del mio bravissimo zio Ferdinando Pelliciardi che son venuta a conoscenza del Pavlon Mat e della sua storia. Continua a leggermi, affascinerà anche te, ne sono certa.

Per tua comodità, trovi sotto i contenuti di questo articolo:

1. Definizione: cos’è un poema, in breve

Cantastorie cinquecenteschi che scrivono un poema popolare, come il Pvlon Matt, in dialetto romagnolo: gesti antichi che possiamo solo ricreare con la fantasia

La definizione di poema, in breve, è ” composizione letteraria in versi”, spesso molto lunga. Tra i poemi più famosi, ricordiamo gli antichi Odissea e Iliade (Omero), Eneide (Virgilio) la Divina Commedia (Dante), Orlando Furioso (Ariosto) etc. Spesso scritto in ottave, il Poema Cavalleresco fu un genere narrativo molto popolare tra il 1500 e il 1600. Prediligeva il tema amoroso con una vena di popolare comicità.

2. La trama del Pavlon Mat:

Guarda il video per la trama del poema contadino Pavlon Mat:

L’antico poema romagnolo Pvlon Matt (Pavlon Mat in dialetto ravennate contemporaneo) canta la storia del giovane Paolone Garavelli, povero contadino, che si innamora di una delle donne più belle del suo pievato. All’inizio la giovane l’amata cede alle profferte d’amore e si promette al felicissimo Paolone. Ma poi si fa vivo un nuovo pretendente. Quest’ultimo non sembra avere grandi doti, a parte una ricchezza in terre, possedimenti e ori. Qui si inserisce l’arguto padre della bella Vittoria che, con motivazioni ben sostenute, la spinge a rimangiarsi la parola data, abbandonando il nostro Paolone alle sue pene d’amore. Il giovane contadino romagnolo ammattisce.

L’analogia col famosissimo Orlando Fuorioso dell’Ariosto, ci lascia supporre che, magari aiutato dal fedele amico Filippone, ad un certo punto anche il nostro contadino romagnolo Paolone si riprenda dalla follia d’amore. Ma non possiamo saperlo…

3. Pvlon Matt: i quattro canti, tre versioni a confronto

Del poema così come ci è ignoto l’autore, allo stesso modo ignoriamo la conclusione. Infatti a noi sono giunti (oggi conservato presso la magnifica biblioteca Malatestiana di Cesena) solo 4 canti, sui 12 originali. Sono 5 gli studiosi che, tra il 1700 ed oggi, si sono dedicati a questo bellissimo frammento di poema epico contadino. Qui l’interessante storia degli studi da cui ho tratto le informazioni che ti riporto. in uno di questi, quello di Gregor, Pvlon Matt (Paolone in dialetto cesenate del ‘500) viene trasformato in Pulon Matt. Ma gli studi più accurati in merito sono tutti concordi nel definire Pulon Matt come un vero errore e ad accettare o il nome originale o lo stesso nella versione in dialetto contemporaneo ravennate: Pavlon Mat

In questo blogpost ti propongo estratti dell’opera, in 3 versioni diverse a confronto.

  • In versione originale, (in dialetto cesenate di fine 1500) tratte dal volume di Ferdinando Pelliciardi
  • Nella versione, dialettale, elaborata da Mauro Mazzotti. Questa versione è in dialetto contemporaneo ravennate, il che permette una lettura più fluida.
  • Nell’ interpretazione, sempre di Mazzotti, in Italiano

4. Canto Primo, ovvero di quando Vittoria ride di Paolone e delle tresche per conquistarla

Mio figlio a Palazzuolo sul Senio nell’annuale rievocazione storica medioevale. Ben lontano da essere un Pavlon (Paolone), volendo potrebbe ben rappresentare un “Pavlì” (Paolino)

Un giovane della Pieve di San Vittore di Cesena, il contadino Paolone, si innamora di una compaesana. La bella Vittoria, inizialmente, non è innamorata di Paolone e ricambia l’interesse del giovanotto con lezioso divertimento.

Possiamo immaginarlo prestante, il nostro villico. Il nome romagnolo Pvlon / Pavlon (finanche Pulon Matt, secondo la versione dell’oxfordiano D.B. Gregor), infatti, sta ad indicare un discreto physique du rôle. Paolone doveva essere un “gran pezzo d’uomo”, come diciamo qui in Romagna. Fosse stato meno prestante o più mingherlino, infatti, l’avrebbero appellato Pavlì (Paolino).

Per conquistare il cuore di Vittoria, una delle donzelle più belle della pieve, Paolone si accorda con l’amico Filippone (sempre un bel tronco d’uomo, ne sono convinta) che si finge innamorato di Lucia, amica della bella Vittoria.

Pvlon Matt – poema del XVI secolo in dialetto romagnolo. Edizione integrale a cura di Ferdinando Pelliciardi –
CANTLENA AROICA // CANT PREM
Pavlon Mat – Una storia contadina Nella Romagna del XVI Secolo a cura di Mauro Mazzotti
CANTLENA EROICA // PREM CÂNT
Paolone Matto – Una storia contadina Nella Romagna del XVI Secolo a cura di Mauro Mazzotti
CANTILENA // CANTO PRIMO
Argment
Pvlon d’Garavell d’ Bartulazz
Fa all’amor sa la Vutoria d ZacarellùCh’n sent d’amor, mo agmo las tol sulazz
D’uvdessel far attorn u gavnell
Flpon cumpagn d’Pvlon chi vol dar brazz
S burra anamurra dla Lusia, che cundiss agn cuell,
Parche il ragaccij può s’cunsija ansen
D’far favor ai suo mrus, e d uvlei ben
Argument
Pavlon ad Garavël ad Bartulaz
u s’scor cul la Vitôria d’Zacarël
ch’la l’tô in zir, mo la s’gôd a avdeér al faz
ch’e fa quând ch’u la férma par dij quël.
Filipon e’ su amigh, par ciumpì e maz,
cun la Lucia e’ zérca d’aiutêl,
icè che al do burdëli al trôva insen
e môd, a i su murùs, dìavléi pio ben.
Argomento
Paolone di Garavello di Bartolaccio,
si parla con la Vittoria di Ceccarello
che lo prende in giro, ma si diverte a vedere le facce
che fa lui quando la ferma per dirle cosa.
Filippone, il suo amico, per compiere i mazzo,
con la Lucia cerca di aiutarlo,
così che le due fanciulle trovino assieme
il modo di volere più bene ai loro morosi

5. Canto Secondo, ovvero di quando Paolone conquista Vittoria

Pavlon, Paolone, non me lo immagino così, a livello fisico, ma l’immagina rende bene il sogno d’amore che sta vivendo. Leggi sotto come me lo son prefigurato

Paolone è contornato da figure di amici, sodali, complici. Per questo motivo, sin dalla mia prima lettura di questo raro poema contadino, mi sono immaginata Pavlon Mat come un mio lontano parente. Non altissimo, spalle larghe e ben piantato. Faccia quadra e bella piena, rubizza quando si beve un gotto di vino o si fa una battuta più salace di altre. Mani grandi e ben forti, occhi vispi e sinceri. Di quei bei romagnoli di buon cuore, che aiutano tanti e da tanti sono aiutati.

È così che ci si mette pure Borficchio ad aiutare il nostro Pavlon, così che alla fine la bella Vittoria cede e dichiara il suo amore e fedeltà al bel Paolone. Io mi immagino il sorriso tondo, sognante, saltellante del nostro contadino romagnolo del 1500.

La sua bella è conquistata; “andrà tutto bene”… Poveraccio…meglio “io resto a casa” a ‘sto punto. Certo, che col senno di poi…

Pvlon Matt – poema del XVI secolo in dialetto romagnolo. Edizione integrale a cura di Ferdinando Pelliciardi –
CANT SGOND
Pavlon Mat – Una storia contadina Nella Romagna del XVI Secolo a cura di Mauro Mazzotti
SGOND CÂNT
Paolone Matto – Una storia contadina Nella Romagna del XVI Secolo a cura di Mauro Mazzotti
CANTO SECONDO
Argment
I du cumpegn favella sall suo mros
Sa tant suo content, chi và an guacett
Burfich’ garzon d’Pvlon lu ands se dspos
D’aider Pvlon, ess’ij aida an affett
Cu fa tant sa la Vituoria, ch’lie ij arspos
Cu dsiss à u suo Patron cu stiss à dlett
Sau cor arpons, e senza Passion,
Ch’lie n’uvleva pr spos al the Pvlon

Argument
i du cumpegn i scor cun al su bëli
ch’j è icè cuntent che da momenti i s’sioi.
Burfigh e’ fa e rufiân cun cal burdëli
pr avdè d’cavêr Pavlon d’int al su doi.
Tânt e’ dis, tânt e’ fa pr’inciacarêli,
tant u s’inzegna che a la fen e’ coi:
dis la Vitôria e’ stëga in pês Pavlon
che nenca li la n’vô êtar che lo
Argomento
I due amici parlano con le loro belle
e sono così contenti che a momenti si sciolgono.
Borficchio fa il mezzano con le ragazze
Per vedere di cavare Paolone dai suoi dolori.
Tanto dice, tanto fa per inchiacchierarle
tanto si industria che alla fine coglie (il risultato):
dice la Vittoria che Paolone può stare tranquillo
perchè anche lei non vuole altri che lui


6. Canto terzo, ovvero il ballo e le trame meschine di Amore

Chissà quanti contadini si sono seduti in mezzo al campo per pensare ai tormenti d’amore confrontandosi col Pavon Mat e, dal confronto, uscendone rinfrancati

Questo canto è un vero capolavoro, credimi! Si apre con l’invocazione a quell’infingardo Amore che prima promette zuppa inglese, per poi portarsi via tutta la ciotola e, non contento, ti prende a sassate. Così, il lettore, comincia già a intuire che il nostro bel Paolone sta per subire un colpo gobbo, ma non riesce a tuffarsi nella tristezza perché Paolone non è triste. Pavlon, infatti, non sa ancora cosa succederà e, tutto felice, va al ballo del Pievato.

E attaccano subito: prima c’è il ballo piano

che cessa presto; e via con le gagliarde.

Paolone prende la Vittoria per mano

e la conduce in mezzo alla stanza con un passo misurato:

poi si mettono di fronte per il baciamano

guardandosi negli occhi, e non vi dico l’intensità degli sguardi,

e poi, entrambi a un tempo, si lasciano

con una piroetta… e via (di nuovo) a ballare

Canto Terzo, Ottava 33 Pavlon Mat di Mauro Mazzotti

Si susseguono le ottave: miniature perfette che disegnano azioni e momenti antichi ma che sono stati contemporanei fino a poco tempo fa. E così entriamo nelle case romagnole del 1500, dove le giovani ragazze inamidano i veli o i ragazzotti danno aria alle scarpe e tutti cenano presto, per non perdersi l’arrivo dei suonatori. Se chiedi a mia madre, classe 1949, le feste in casa che punteggiavano il faticoso ritmo delle campagne del secondo dopoguerra avevano gli stessi riti e tempi che ritroviamo nelle campagne del 1500. Trovo sia veramente significativo del valore della società contadina e di questo bellissimo frammento letterario.

Paolone, per mano alla sua Vittoria, va a ballare.

E noi lo guardiamo, tondo rosso e felice, e il nostro cuore si riempie di una simpatica pena. Una pena che le ottave spiegano bene come può trasformarsi in follia. Al Pavlon Mat manca poco.

Pvlon Matt – poema del XVI secolo in dialetto romagnolo. Edizione integrale a cura di Ferdinando Pelliciardi –
CANT TERZ ottava 1
Pavlon Mat – Una storia contadina Nella Romagna del XVI Secolo a cura di Mauro Mazzotti
TÈRZ CÂNT
ottava 1
Paolone Matto – Una storia contadina Nella Romagna del XVI Secolo a cura di Mauro Mazzotti
CANTO TERZO
ottava 1
Dio amor dparos cu è sta, ch’ t’ha asgnè
St’bell crienz, di mo? brutt assassin?
Parmettr pan, e ches a un sagurè
Ansla prima, pardchie tl’è an tuo dmin,
E puo an bell’ chembij rumbai dll’ prè,
Partell ch’la stegga ben? Eh Domanghin
Sti Rumbess pur dl pred u saria un scrizz,
Le piez ti pess el’ cor sa quul tuo frizz.
Dì so Amor, chi ël stê ch’u t’à insignê
sta brot manir? Vigliach d’un asasen.
T’imprumet sopa inglësa, siagurê,
intânt che t’ a n’é steés e’ tu dumen
e döp t’at met i lè a tirê dal pré.
A t’pêrla giosta? A t’ pêral ad fê ben?
Mo se t’tir sól dal pré contra la zent
l’è gnint: t’ai pas e côr cun n’azident
Dimmi Amore, chi è stato che ti ha insegnato
queste brutte maniere? Vigliacco di un assassino. Prometti zuppa inglese, sciagurato,
finchè non hai esteso il tuo dominio
e dopo ti metti a tirare pietre. Ti sembra giusto?
Ti pare di fare bene?
Ma se tiri solo pietre contro la gente
è niente: gli trapassi il cuore con un accidente

7. Canto Quarto, ovvero i “patacca” c’erano anche nel ‘500 e avevano il loro bel seguito

I patacca non hanno età. O epoca, Pavlon Mat docet

In questo canto si alternano le ottave di festa con quelle che descrivono l’ingresso del patacca di turno: Gaggione. Scapolone, poco bello e poco fine. Ma ben vestito con un abito a lutto (dato non da poco per Vittoria e suo padre, che impareranno che quel patacchetto ha appena ereditato). Eccolo, Ludovico (Ldvigh), soprannominato gagetto (rosso di capelli) ovvero Gaggione.

Se è vero che negli uffici, oggi, la meschinità porta ad infangare colleghi pur di avere “lo scivolo alla pensione” c’è poco da puntare il dito contro la nostra bella Vittoria. La miseria dell’ultimo decennio del ‘500 in Romagna era totale. In tutta Europa, dopo decenni di crescita sostenuta (chissà se possiamo chiamarla “bolla”), l’Europa fu investita da una serie di carestie devastanti che valsero a questo periodo il nomignolo di “piccola età glaciale“. Lo sapevi? Nel libro di Mazzotti è ben spiegato. Lo Stato Pontificio e la Romagna si riempirono di orde di poveri affamati. Da qui la nascita del fenomeno del banditismo (presente la figura del Passator Cortese?).C’era poco da fare della buccia, come si suol dire, quando la pancia grullava. E la Vittoria decise di dimenticare il bel Paolone.

Pvlon Matt – poema del XVI secolo in dialetto romagnolo. Edizione integrale a cura di Ferdinando Pelliciardi –
CANT QUART ottava 23
Pavlon Mat – Una storia contadina Nella Romagna del XVI Secolo a cura di Mauro Mazzotti
QUÊRT CÂNT
ottava 23
Paolone Matto – Una storia contadina Nella Romagna del XVI Secolo a cura di Mauro Mazzotti
CANTO QUARTO
ottava 23
E puo uss volz à li vor ansò cu,
Ch’iera vsin, e suj diss car fradell’
Dsim d gretia su savi cu è qulu,
Chè uvsti d’ghutton sau vel ansu capell;
L’ arspos a un sò anfurma fuos manc d’vu,
Pur ai hò santi dir ch’lè un lungnastrell
tant ricch’ cun n’hà anvilia à un ztadin
Ch l’hà pssiun, e vign, e moble, e quatrin
E döp u s’arvulzet a un tabacaz
ch l’éra i lé dri e u i dge: “ch’ j ël clu ch’i lé,
manê d’scur e la fësa nigra a e braz,
in pi dri la muràia a ciacarê?”
” An’e’ cnos ben, mo i dis ch’ l’ è un mez cazaz,
mo pin d’baioch; piò röba d’Pasulen:
dal psion, dal vegn, dal ca. E un mont d’quatren
E quindi (Vittoria) si rivolse ad un ragazzone
lì vicino e gli chiese: “Chi è quello
vestito di scuro, con la fascia nera al braccio,
in piedi vicino al muro a chiacchierare?”
“non lo conosco bene, ma dicono che sia un patacca,
ma pieno di soldi: ha appena ereditato.
Dicono che abbia più proprietà di Pasolini:
possessioni, vigne, case. E un monte di quattrini
Io, degna madre del mio figlioletto, vestita per la festa annuale di Palazzuolo sul Senio. Una rievocazione storica MAGNIFICA

Il poema si apre con due sonetti introduttivi: un botta e risposta tra Paolone, Pavlon Mat, e che il testo definisce “il poeta contadino“.

Perché te ne scrivo ora? Perché adesso che hai potuto leggere la storia del Pavlon Mat ed avere un’idea anche del contesto, possiamo concederci alcune riflessioni sull’autore. Questo è infatti definito “Il poeta contadino” e lo studioso di Oxford D.B. Gregor negli anni ’70 del secolo scorso accettò la tesi che il poema fosse un rarissimo esempio di poetica popolare. Ma, come ti ho anticipato, il Pavlon Mat si inserisce in un contesto storico sociale di una lunghissima carestia che avviò un processo di arretramento delle attività economiche di enorme portata. Il grande avanzamento economico che aveva contraddistinto quasi tutto il 1500, infatti, ebbe una pesante battuta d’arresto nell’ultimo decennio. Arresto che diede l’incipit al “lungo e tragico Seicento” caratterizzato dalla “rifeudalizzazione”, ovvero il ritorno ad antiche forme di tirannico sfruttamento del lavoro contadino.

9. Storytelling, narrazione, trebbo: la firma del popolo romagnolo

Sempre io mentre ammiro la magnificenza del bellissimo teatro di Bagnacavallo

Nel Pulon Matt non troviamo rappresentazione del mondo contadino rispondente alle cupe atmosfere del decennio in cui venne scritto. Per questo motivo si può ipotizzare che il poeta avesse un’estrazione non contadina, in quanto non vivesse direttamente le difficoltà sociali del lavoro nei campi dell’epoca. Questa considerazione non toglie nulla, però, al valore ed unicità dell’opera. Le pene d’amore del Pavlon Mat ebbero sicuramente un grande successo tra i contadini del territorio cesenate. Tant’è che, l’anonimo cantastorie, decise di raccoglierle per iscritto sfruttando l’unica lingua compresa nel territorio dai suoi abitanti analfabeti: il dialetto romagnolo.

L’Emilia Romagna ha un numero elevatissimo di teatri storici. Il territorio Romagnolo vanta il numero più alto di teatri storici in piccoli contesti comunali. Quest’ultimo dato, unito alla necessità che, già nel 1500, portò un cantastorie a scrivere un poema specificatamente indirizzato alle orecchie più popolari (in quanto in dialetto romagnolo) dicono molto dello spirito di Romagna.

Pensa a tutte quelle persone popolane, avvezze alla fatica, alla scarsità di gioia ma anche alle pene della passione. Osservale, attente alla voce del cantastorie, chiedersi se Pavlon Mat rinsavirà. Alla luce di questo racconto osserva noi romagnoli quattrocento anno dopo: popolo gioviale emotivo ed empatico. n Romagna, infatti, storicamente lo storytelling, il racconto, la narrazione, hanno un valore elevatissimo per le classi popolari. Il popolo Romagnolo, uso al lavoro duro e storicamente sfruttato, infatti, ha sempre trovato nel suo narrarsi il modo per darsi prospettive e nuove visioni. Lo spirito del “trebbo”, in pratica, che approfondiremo più avanti.

Elena Resta ritratto web marketing strategie narrative
Sono-Elena Resta mi occupo di comunicazione digitale, strategie narrative, digital storytelling, storytelling territoriale

Per approfondire

  • L’autore Ferdinado Pelliciardi ha riportato i suoi studi di lingustica (e non solo) sul Pvlon Matt recuperando il testo originale e proponendone un’accurata traduzione. Lo trovi nel bellissimo volume Pvlon Matt poema del XVI secolo in dialetto romagnolo, edito dalla bellissima casa editrice Lughese Walberti Editore.
  • L’ultimo ad elaborare uno studio attento sul Pvlon Matt ed a proporre un’interessante versione in dialetto contemporaneo (ravennate) e interpretazione in Italiano è Mauro Mazzotti col bellissimo libro Pavlon Mat Una storia contadina nella Romagna del XVI secolo edito da Danilo Montanari Editore
  • Ti è piaciuto leggere dei nomi Romagnoli (Pavlon, Pavlì) e vorresti approfondire? Clicca su questo link e scopri le ultime pubblicazioni di Ferdinando Pelliciardi
  • Visto che ti è piaciuta questa storia di altri tempi, credo ti piacerà questo articolo sulla storia di Palazzuolo Sul Senio, bellissimo borgo della Romagna Toscana
  • Sempre su Palazzuolo sul Senio, che ne dici di cominciare a sognare una bella vacanza? Magari un fine settimana di primavera o una bella fuga estiva? Fa per te se ami natura, quiete, sport outdoor e arte in un’unica – bellissima – soluzione. Scopri le vacanze culturali tra Romagna e Toscana!
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8 commenti su “Pvlon Matt, Pavlon Mat: poema contadino romagnolo del ‘500

  1. I tuoi articoli sono sempre molto particolari. Ammetto che non amando particolarmente le vicende amorose, mi è sembrata una rilettura di qualcosa già visto. Non ho amato nemmeno l’Orlando Furioso infatti. Molto bella l’idea che ci possa essere un teatro dedicato a persone senza grandi possibilità, ma la Romagna è anche questo. Un albergatore di Cesenatico diceva così: noi non si sta a parlare, si lavora, E qui lavoriamo tutti ed io rispetto tutti ed il lavoro di tutti. Questo è quello che manca oggi, il rispetto. In Romagna è diverso. L’amore invece è sempre lo stesso, in ogni ceto sociale.

  2. Una vera scoperta, non conoscevo questo lato poetico. Ho letto attentamente tutto l’articolo e sono rimasta colpita dall’eleganza e colta di questi canti.

  3. Ma che bella scoperta! Innazitutto un poema che, finalmente, racconta di villici e contadini, non solo di sovrani, cavalieri e ricchi signori. Sarà che vivo in un’epoca in cui anche il cinema non sa proporre altro che supereroi, ma apprezzo particolarmente questa buona vecchia cultura popolare …anti-eroica!

  4. Molto bello come porti alla luce della tua incredibile regione tante sfaccettature e questa della letteratura, ancor più interessante e bella perché contadina, ne è una prova. Mi ha colpito ed interessato l’analogia con l’Orlando Furioso…

  5. Questo racconto mi ha come riportata indietro, ai tempi del liceo. Avendo fatto il classico di letteratura ne ho studiata e analizzata parecchio. Ho avuto sempre questa predisposizione all’analisi culturale, sociale e antropologica dei racconti. Il racconto di Pavlon mi ha fatto vivere come un viaggio nella tua Romagna contadina si, non cavalleresca o borghese, ma di sicuro intessuta di vicende umane e sentimentali pari ad altre tipologie di società come a dire: i sentimenti sono sempre gli stessi, uguali per tutti gli uomini e le donne di qualsiasi categoria o appartenenza sociale! Gran bell’articolo Elena!

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