Azdora romagnola – nel folclore che ammanta di interesse questa figura mitica, troviamo una definizione univoca. La reggitrice, colei che, nella società contadina della Romagna fino agli anni 50, presiedeva al governo della casa.
Una CEO ante litteram
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Come molti di coloro che sono nati o vivono in Romagna, tra le tradizioni romagnole ho molto care quelle legate alla figura dell’ azdora . Noi romagnoli diamo a questo nome il significato di donna che si adopera per la famiglia, ancor più quando sia brava a cucinare i piatti della tradizione. Ma, in realtà, la figura dell’azdora romagnola era molto più vicina alla contemporanea figura di un amministratore delegato. L’istituzione aziendale attuale, però, è molto più semplice e tutelata di quanto non fosse l’azienda-famiglia nella società contadina (e di conseguenza il ruolo dell’azdora stesso).

In questo post ti farò fare un tuffo nel tempo ed insieme guarderemo, attraverso la figura dell’ azdora romagnola, il passato come facciamo con lo specchietto retrovisore prima di un sorpasso: per guidarci in sicurezza verso il futuro. Continua a leggere; verso la fine dell’articolo passo dalle tradizioni romagnole direttamente alla mia esperienza personale. Mi sono commossa nel condividere alcune lezioni che l’azdora (e la vita) mi hanno impartito. Spero che questa condivisione possa essere di aiuto anche ad altri
La società contadina: il nostro passato (purtroppo) negletto

L’antropologia sociale e culturale ha identificato un paradigma specifico, che per secoli è rimasto immutato, alla base della cultura contadina. In Italia la civiltà contadina è stata messa in discussione con la ricostruzione (anni ’40) ed è andata degradandosi per scomparire del tutto verso gli anni 80 -’90 del secolo scorso.
L’Emilia Romagna, con una superficie di 22.500Km2, di cui quasi la metà (10.573Km2) di pianura, è stata una delle regioni d’Italia che per secoli ha custodito i paradigmi ancestrali della società contadina. Le tradizioni romagnole sono tradizioni prettamente della società contadina.
L’azienda, ovvero il podere e la famiglia

Istituzione fondante della civiltà contadina era la famiglia. Questa corrispondeva alla forza lavoro del podere (molto spesso a mezzadria) da cui la famiglia traeva il proprio, misero, sostentamento. La famiglia contadina romagnola era quindi sempre composta da più nuclei familiari, in quanto le persone componevano il motore fisico delle attività di lavoro.

Era usanza, in Romagna, che le giovani spose si trasferissero a vivere con la famiglia del marito (Ali andéva in famèja – andavano in famiglia, si diceva) unendosi di fatto ai genitori e spesso alle famiglie dei fratelli. Il che significava che le giovanissime mogli si univano a contesti quotidiani di coabitazione e collaborazione con altre più o meno giovani nuore, cognati, nipoti e suoceri da accudire. L’azdora romagnola veniva scelta tra le donne che componevano la famiglia polinucleare appena descritta.
Le Soft skills dell’azdora romagnola

In quanto reggitrice di casa, l’azdora romagnola doveva gestire famiglie -oggi diremmo teams– grandi (anche oltre le 10 persone) e diversificati (con bambini ed anziani, giovani uomini e donne, persone in salute o bisognose di assistenza). Per questo motivo, nell’ individuazione dell’azdora erano importanti le seguenti competenze:
- Capacità di lavorare in gruppo, ma anche di muoversi in autonomia: in una famiglia polinucleare era centrale lavorare in collaborazione con gli altri. Alcuni lavori richiedevano forze che solo un gruppo poteva mettere in campo (per fare un bucato con la cenere bollente per tutta la famiglia servivano almeno 2 donne forti e ben coordinate tra loro). L’autonomia, intesa come auto-nomos ovvero darsi le regole da soli, era altrettanto imprescindibile, nella gestione di un contesto tanto variegato.
- Agentività – nei CV “comunicazione assertiva“: l’azdora doveva guidare un gruppo di persone vario in modo che la famiglia potesse mantenersi, sostenersi e sopravvivere. Per guidare le persone serve una spiccata capacità di comunicazione assertiva. Umiltà (l’azdora non era la “Braghira” ovvero la saputella incompetente, figura femminile contrapposta all’azdora romagnola), unita ad un buon livello di autostima e di capacità di ascolto ed analisi, rendevano l’azdora una comunicatrice molto efficace.
- Capacità di gestione del conflitto: l’azdora si muoveva in un contesto sociale patrilineare. Nome (e soprannome di famiglia), titoli, terre, riconoscimenti sociali e personali venivano passati esclusivamente dai padri ai figli. Le figlie, le madri, le sorelle, erano formalmente obnubilate (offuscate) dalle loro controparti maschili. Puoi quindi immaginare quanta e quale conflittualità potesse nascere quando a dare indicazioni e fare le regole fossero le donne. Per questo, come anche per la complessità della composizione poli-famigliare delle case contadine, diventava centrale una capace gestione del conflitto.
- Spiccata capacità di budgeting e forecasting su lungo periodo. La famiglia contadina richiedeva una programmazione delle attività che si sviluppava su 12 mesi suddivisi in 4 stagioni. Ad esempio l’azdora doveva decidere già in primavera se e quanta tela avrebbe dovuto essere tessuta, col telaio, in inverno. Le variabili erano importanti: c’erano ragazze da marito cui fare il corredo? C’erano telerie sdrucite non più rammendabili? Ancora: era l’azdora a decidere quante uova conservare nella calce per il periodo invernale, quanta farina deporre nei cassoni ben pressata (una sorta di conservazione sottovuoto ante litteram), quanta legna comperare o fare raccogliere. Queste previsioni andavano fatte e definite anche due o tre stagioni prima della messa in atto. Il fallimento nelle previsioni poteva significare la fame più nera e la miseria per tutti i membri della famiglia.
- Propensione alla pianificazione e gestione di progetti: il business model della famiglia contadina prevedeva un continuum di progetti di breve e lungo periodo che spesso operavano in successione o sinergia. La pianificazione e la gestione di questi era resa ancora più complicata dagli imprevisti legati al contesto dell’economia agraria. L’influenza dell’ambiente e della natura, imprevedibile, incideva in modo esponenziale al ridursi della disponibilità di terra del podere. Erano quindi i piccoli contadini, con una limitata disponibilità di terra, ad essere maggiormente esposti ai mutamenti climatici e catastrofi naturali. La capacità di gestire i progetti con prontezza e nelle urgenze era determinate, si può ben capire.

Il passato è una guida per il futuro, ma non ne deve fare parte

Insomma: buon senso, forza di volontà, voglia di imparare e disponibilità a fare tanta fatica – questo erano i prerequisiti senza i quali un’azdora non avrebbe retto al proprio ruolo.
Ammetto che io, nella mia vita personale e lavorativa, mi sono fatta fortemente guidare dai valori delle tradizioni romagnole incarnati dalla figura dell’ azdora. A guidarmi, i racconti di vita dei miei fari personali: mia madre Maria e sua madre (la mia amatissima Nonna Clotilde: la Cutilda dj Umon, sposa di Gino d Badarela). La mia nonna Clotilde fu una grande donna e gestì la famiglia assieme alla sua amata cognata Tina. Insieme, le due donne ed i rispettivi mariti, hanno creato legami talmente forti tra le due famiglie che, a due generazioni di distanza, collegano ancora noi discendenti.
Ho lavorato nel management per oltre 23 anni, guido la mia famiglia (assieme al mio azdore Angelo) da quasi vent’anni ed ho ottenuto molti risultati di cui vado fiera.

Contestualmente, ho compreso che, non unico, ho fatto un errore legato al mito dell’azdora. Ho spesso dato forma alla mia vita plasmandola sui concetti di sacrificio, dolore, abnegazione che tanto hanno caratterizzato le figure femminili delle generazioni che mi hanno preceduta (che ho tratteggiato con questo post). Ho trasposto la mia storia ancestrale direttamente nella mia vita, di fatto disconoscendo i progressi ed i grandi cambiamenti degli ultimi 50 anni.
Se è vero che la storia non va MAI dimenticata, perché senza il passato non è possibile creare un vero progresso (per avanzare serve sempre la presenza de passato), è anche vero che la storia non dovrebbe mai fare parte del futuro. Perché così facendo si toglie al futuro la sua marca di scoperta e di novità che lo rende tale.
Cit: Io

Di questa consapevolezza il mio nuovo progetto in corso! L’azdora romagnola, oggi, rivive negli appuntamenti della domenica mattina in diretta dal mio profilo Instagram. Unisciti a noi! In questi appuntamenti preparo la pasta al mattarello, assieme a donne e uomini che si collegano appositamente per preparare insieme i piatti della nostra tradizione, e così facendo mantengo viva una parte del racconto di vita di secoli di donne. E che è mirabilmente cristallizzata dal bellissimo vocale del mio amato zio Nando (e fiol d’la Cutilda)
“Ha impastato l’impasto sul tagliere, appoggiato sulla tavola appositamente liberata da qualsiasi altra cosa. E ha lavorato l’impasto con la fatica che da sapore al frutto del suo lavoro. Adesso, con il mattarello, fa la sfoglia. Che è bella, tonda e gialla come il sole, già pronta per il coltello o la speronella. E’ la padrona di casa, lei, è l’azdora“
Zio Nando e sua sorella Maria (la mia amata mamma) sono tra gli ultimi testimoni della fatica e dei sacrifici che contraddistinguevano la civiltà contadina. E tra i primi a ricevere il testimonio di civiltà che, con grande orgoglio, i genitori hanno passato loro con grande fiducia.
Per approfondire:
- Il disegno in apertura è un regalo dell’illustratrice Daniela Zauli. Bellissimo il disegno di Daniela, vero? E’ una mia collega di corso e bravissima illustratrice. Salvati i suoi indirizzi behance e facebook per tornare, di volta in volta, ad ammirare le sue produzioni!
- Ti è piaciuto leggere della civiltà contadina romagnola? Per nostra fortuna ci sono importanti studiosi che continuano a studiarla. Tra questi porto alla tua attenzione l’etnologo e glottologo Giuseppe Bellosi ed il narratore e saggista Eraldo Baldini. Recentemente si sono uniti per allertare sull’enorme rischio che un importante fondo documentario sulla cultura popolare romagnola, ad oggi non valorizzato dal nostro territorio, venga ceduto ad un’università straniera che ne ha fatto oggetto di interesse. Ti metto un link all’articolo di Eraldo Baldini ma, grazie all’impegno di Bellosi, sono molti gli articoli che in queste settimane stanno cercando di intercettare l’attenzione (ed il senso di responsabilità) delle amministrazioni.
- Le foto di Gianfranco Poli sono veramente emozionanti. Importanti testimonianze di un mondo lontano al massimo due generazioni. Segui Gianfranco Gipo Poli per scoprire tante curiosità provenienti dalle tradizioni della Romagna-Toscana
- Ho scritto in altre occasioni dell’azdora, per lo più legandone la figura ai formati di pasta tradizionali che amo preparare. Ti andrebbe di imparare a fare la sfoglia al mattarello? Allora salvati l’articolo “tirare la sfoglia al mattarello: azdora for dummies” . Hai voglia di farti un buon piatto di tagliatelle? Corri subito a leggere (e guardare) “tagliatelle al mattarello” Troverai anche i video esplicativi.
- Non è una pasta all’uovo, ma la storia che evoca ti racconta della forza e dei sacrifici dell’azdora romagnola, salvati l’articolo che ti spiega come fare gli strozzapreti e ti racconta l’origine del nome!


