Foto di Marianna Brogi mentre legge, un sorriso che scalda il cuore

Due torri e infinite stelle: la lettura che cura

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Ho letto Due torri e infinite stelle dopo avere conosciuto l’autrice, Marianna Brogi, in un incontro virtuale. Infatti avevo subito percepito una forte affinità. Già al primo paragrafo avevo capito che non sarebbe stata una lettura di passaggio. Alla fine del libro mi era chiaro che, a 207 pagine dall’inizio della lettura, l’autrice mi aveva curata. Col suo romanzo, infatti, mi aveva nutrita di emozioni profonde ed al contempo mutevoli, facendomi ripercorrere sentimenti già vissuti ed anticipandomi percorsi ed evoluzioni. Il ritornare su esperienze passate me ne ha fatto cogliere meglio il senso; il provare futuribili percorsi mi ha dato una percezione di futuro. Il tutto è confluito nella calda consolazione di un’ esperienza ed una emotività condivise.

Il romanzo della vita riflessa

Il romanzo Due torri e infinite stelle porta in scena un’ unica esistenza, osservata da tante vite diverse. L’esistenza è quella di un nucleo familiare. La famiglia Gamberini; un grumo di fibre, umori, spiriti che si alimenta delle vite dei suoi componenti ed al contempo li nutre della sua stessa essenza. La famiglia diventa una casa degli specchi delle tante vite che sbattono contro il proprio stesso riflesso, nel tentativo, a volte esaurente, di trovare una via di uscita. La via di uscita sta nell’ammettere prima e capire poi le proprie emozioni.

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L’educazione alle emozioni passa, purtroppo spesso, tramite la loro negazione

Io, esattamente come alcuni protagonisti del romanzo, sono cresciuta in un contesto storico e culturale in cui l’emergere del patrimonio emotivo, sin da bambini, veniva visto con sospetto. Emozione ed emotività erano considerate solo sorgenti di inaffidabilità ed assenza di controllo di sè. Ho dovuto affrontare diversi gradi di dolore, per arrivare a guardare negli occhi la mia paura primitiva.

Avanzando nella lettura la paura veniva sciolta proprio perchè il dolore regalava il coraggio di guardarla direttamente negli occhi. Mi sono totalmente abbandonata al racconto del dolcissimo narratore intradiegetico (devo dare, a breve, l’esame di semiotica & storytelling; potrò poi tirarmela un po’). Happy, così si chiama, ha una consapevolezza emotiva molto più elevata dei restanti componenti della famiglia Gamberini. Sarà lei il filo conduttore che li guiderà fuori dal gioco di specchi delle loro vite.

Il dolore che si scioglie quando lo nomini

In Due torri e infinite stelle, il lettore, seguendo il dipanarsi delle vite che portano nutrimento ed al contempo soffocano il cuore famigliare, raggiunge una importante consapevolezza. Il dolore del vivere sta, spesso, nel non volere riconoscere le emozioni che si provano. Questo ci allontana dalla nostra vera essenza e, di fatto, fa crescere quella stessa parte di noi che ci soffoca. Marianna usa la sua scrittura come un balsamo medicamentoso sulla pelle ferita. Col suo romanzo accompagna il lettore a riflettere sulle proprie emozioni più sincere, accettandole e, finalmente, dando loro un nome.

In questo esatto processo, si scopre che i sentimenti negativi non sono creature maligne. Ma sono importanti orientatori verso ciò che ci preme veramente, verso la nostra essenza.

Affrontare questo processo può richiedere una vita. Marianna, con Due torri e infinite stelle, ci accompagna il lettore in un processo catartico, grazie alla vita di un’intera famiglia.

Quando ho letto l’ultimo capoverso ho pianto. Ho abbracciato la mia Billa. E mi sono sentita molto meglio.

Due torri e infinite stelle parla di amore: Marianna col suo amato cagnolone

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30 commenti su “Due torri e infinite stelle: la lettura che cura

  1. Questa recensione del libro di Marianna è squisita, profonda ed intelligente a tal punto da non riuscire a trattenerti dal leggere il romanzo . E poi se posso permettermi una osservazione personale , avendo fatto io x 40 anni Trattamenti Posturale sulle persone , vi dico : le emozioni che si nascondono dietro le corazze muscolari sono incredibilmente forti , formanti ma anche deformanti . Diceva la mia insegnante Francoise Mezieres : la forma corrisponde alla struttura ….a proposito dell immagine e del corpo allo specchio …

    1. Emilio, leggere il tuo commento è stato emozionante! Grazie di cuore. spero tu possa leggere molto presto il bellissimo libro di Marianna perché secondo me con le tue sensibilità ed esperienza saprai leggervi certamente molto! credo fortemente anche io che ci sia un collegamento tra la struttura corporea e lo stato emotivo-emozionale ma non ho ancora trovato i modo di approfondire la cosa. Se hai suggerimenti, credimi, mi faresti un grande regalo

  2. Tutto potevo aspettarmi in questo venerdì sera tranne che a riflettere sul significato di vita ed emozioni…
    …Eppure sei riuscita a trasmettere la bravura di questa scrittrice.

    Se fossi in lei e leggessi questo articolo piangerei anch’io, ma dalla gioia…

    Complimenti per la dolcezza con cui sei riuscita a parlare di un tema così delicato e a suscitare in me una riflessione così profonda…

    Non vedo l’ora di stringere fra le mani quel libro!

    Ps: spero che il tuo esame sia andato bene… Ma dal modo in cui esponi sarai riuscita ad incantare chiunque ti ascoltava. 🙂

    1. Silvia, credimi: alle 22:31 di un venerdì sera della nebbiosa Bassa Romagna tutto mi sarei aspettata tranne che il raggio di sole del tuo bellissimo commento! GRAZIE! non ho altre parole! è un libro veramente speciale, scritto da un’autrice molto in gamba! Fammi sapere se ti sarà piaciuto! L’esame è andato, chissà se bene o male, ma sono stata felicissima di studiare la materia e partecipare alle interessatissime lezioni, grazie per avermelo chiesto!

  3. Io sono una persona che tende sempre a esternare le proprie emozioni, siano esse negative o positive, perchè credo che tenersi tutto dentro non fa altro che acuire ancora di più lo stato di disagio

    1. Ogni volta in cui faccio scoprire un libro per me significativo mi sento entusiasta! Riflettere sul ruolo delle emozioni nel nostro compimento di vita, secondo me, è veramente raro. Questo libro è uno spunto di partenza interessante!

  4. Apparteniamo a una generazione che ha considerato i sentimenti come orpelli non utili al progresso e alla produttività, ma poi mi chiedo, quale delle generazioni successive è riuscita davvero a dare ai suoi figli la giusta dimensione alle emozioni e il giusto modo di decodificarle? La risposta secondo me è nessuna, abbiamo giovani fragili, incapaci persino di annoiarsi in maniera sana. In tutto questo la lettura potrebbe davvero aiutare a capire le emozioni ma non è considerata come dovrebbe ed è un peccato grandissimo.

    1. Non credo esista una gara tra generazioni, come non credo esistano i giovano fragili, incapaci di annoiarsi in maniera sana tanto quanto, ad esempio, non credo che la mia generazione sia composta solo da incoerenti astiosi malmostosi. La società è fatta di varietà e le generalizzazioni peccano sempre di presunzione. La lettura, concordo con te, è uno strumento di conoscenza veramente molto importante. Non è l’unico, certo, ma sarebbe veramente importante riuscire a valorizzarla di più.

  5. Grazie per il tuo articolo. Questo libro mi ha molto incuriosita. Il mio lavoro si basa molto sul riconoscimento delle emozioni. Non c’è nulla di più vero del fatto che bisogna guardare in faccia le emozioni negative per affrontarle. Io credo tantissimo nell’educazione emotiva soprattutto nei bambini (mi occupo proprio di questo nella vita), speriamo di poter fare qualche passo avanti. Lo storytelling è un mezzo molto potente per passare questi concetti che purtroppo non fanno ancora parte della nostra cultura, ma ben presto lo saranno. Ottimo consiglio di lettura 🙂

    1. Sono veramente felice di sapere che ti occupi d educazione emotiva nei bambini! Per certo saranno adulti se non migliori )come credo) almeno più completi e fedeli a loro stessi! Fai una cosa in cui credo tantissimo, complimenti! Se, una volta letto, mi dirai cosa ne pensi, ne sarò superfelice!

  6. Caspita che articolo, entro nel tuo blog e leggo Piadina cioè mi aspettavo un articolo su una ricetta con la piadina, e invece c’è un altro argomento ugualmente interessante, è davvero importante ciò che hai scritto, fondamentale secondo me, per un benessere psicofisico per raggiungere una sorta di pace interiore, anche io ho vissuto una situazione molto simile, abituata a nascondere ciò che provavo, arrivando a farmi del male, solo attraverso la forza di volontà se ne esce, grazie per aver condiviso questo romanzo con noi e la tua esperienza, però la prossima volta voglio una ricetta con la piadina.

    1. Ti prometto che tra un po’ scriverò di piadina! Nascondere i sentimenti a noi stessi, agli altro o nascondersi dai sentimenti è una cosa, secondo me abominevole, ma che ci è stata passata da piccoli, col latte! E si, concordo con te quando scrivi che serve tanta forza di volontà per uscirne! Grazie mille per questo commento, tanto vero e personale!

  7. E’ una lettura potente, la dimostrazione come le parole ed un gesto tanto speciale come leggere possa racchiudere emozione e superazione. Devo dire che da persona quale sono sempre stata, che tutto si tiene dentro fino ad implodere, mi sono ritrovata in queste tue parole e soprattutto nell’esternazione delle proprie emozioni che rende migliori noi e chi ci sta intorno!

    1. Non abbiamo avuti una vera educazione sentimentale, credo. Molte di noi sono state cresciute ed educate o a rifiutare certi sentimenti o a nasconderli. In tutto questo non siamo state abituate ad imparare da ciò che proviamo e quindi a crescere in modo organico alla nostra parte emotiva. Questo ci fa crescere in modo distopico, secondo me. L’implosione (che conosco anche io) ne è l’evidenza! Grazie per questo commento sincero e molto emotivo. Quindi bellissimo

  8. Bellissime parole. Io non ho ancora la tua esperienza di vita ma devo dire che per quel poco che ho vissuto mi ci sono ritrovata molto, manifestare le proprie emozioni è sempre la scelta migliore anche se queste potrebbero non risultare gradite. Curano noi stessi ma allo stesso tempo ci aiutano a dare il meglio anche nelle relazioni con gli altri. Credo che questa sia l’unica strada per crescere e migliorarsi. Farò un salto in libreria appena sarò più libera!

    1. Arianna, che splendido commento! Tu, che sei molto più giovane di me, hai raggiunto un grado di consapevolezza emozionale che io ho raggiunto superato bellamente gli anta! Quindi, complimenti e goditi il romanzo. Poi ti aspetto qui per sapere cosa ne pensi!!!

      1. ‘Il dolore del vivere sta, spesso, nel non volere riconoscere le emozioni che si provano’. Certo, bisogna avere il coraggio di guardare in faccia il dolore, accettarne la sua radice e accogliere tutte le emozioni.

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