Perché gli agricoltori protestano: i presidi romagnoli fanno luce sulla protesta dei trattori

perché gli agricoltori protestano in Italia lo spiega bene questo cartelo: perché la nostra agricoltura sta morendo
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17 Febbraio 2024

Per capire perché gli agricoltori protestano in Italia e contestualizzarlo nel contesto globale ho raggiunto i presidi di Cesena e Faenza.

Dal weekend del 27-28 gennaio gli agricoltori italiani hanno intrapreso un’importante lotta per assicurare un futuro alimentare più sano e sostenibile. I presidii sono ricchi di vita familiare: bambini, mogli e mariti. Nel 97% dei casi, infatti, le aziende agricole sono a conduzione familiare e a protestare ci sono le famiglie stesse.

Ho visto con i miei occhi cittadine e cittadini fermarsi per chiedere informazioni e dimostrare solidarietà, esortando gli agricoltori a non mollare. Gli ultimi dati statistici ci dicono che quasi l’80% della popolazione italiana si schiera dalla parte degli agricoltori. I cittadini comprendono che difendere la produzione agricola locale è fondamentale per garantire un futuro alimentare sicuro e genuino.

Continua a leggere per capire per cosa protestano gli agricoltori.

Perché protestano gli agricoltori in tutto il mondo

Per comprendere perché i nostri agricoltori protestano, dobbiamo alzare lo sguardo e osservare oltre il nostro quotidiano. Le “proteste dei trattori” agitano il mondo da oltre un anno, arrivando a coinvolgere oggi 65 nazioni (più del 33% del panorama globale). Ogni paese ha le proprie istanze specifiche, ma il fatto che l’agricoltura sia in protesta da così tanto tempo, dall’Europa all’India, passando per le Americhe e l’Australia, evidenzia l’importanza di questi movimenti.

Negli Stati Uniti, gli agricoltori accusano le grandi aziende agricole di minare le realtà locali e familiari. In India, nonostante le nuove proposte di sussidi, il 16 febbraio gli agricoltori hanno indetto uno sciopero nazionale perché vengano riconosciuti loro maggiori profitti. Si prevede la paralisi di Nuova Delhi per giorni. In Nuova Zelanda, il governo ha accettato di posticipare la prima tassa sulle emissioni agricole al 2030, a seguito delle evidenze portate sull’effettivo impatto dell’agricoltura.

La velocità dei cambiamenti nell’economia globale e le sfide climatiche hanno trasformato l’agricoltura in un campo di battaglia globale. Con questo articolo voglio contribuire a fare chiarezza sulle richieste alla base delle proteste.

Perché gli agricoltori protestano in Europa

Le proteste degli agricoltori in Europa hanno raggiunto l’apice con la marcia su Bruxelles del 1° febbraio 2024.

Tutto è iniziato in Germania a dicembre del 2023, quando il governo Scholz ha deciso di tagliare i sussidi al carburante agricolo per risolvere un drammatico buco di bilancio. Questa mossa ha scatenato la furia degli agricoltori, che hanno bloccato le strade e organizzato cortei. Anche se il governo ha fatto qualche passo indietro, le proteste si sono diffuse rapidamente coinvolgendo altri paesi europei come Belgio, Romania, Lituania, Polonia, Grecia e infine anche l’Italia.

Le richieste degli agricoltori variano da paese a paese, ma il comune denominatore è la lotta per difendere la sussistenza degli imprenditori agricoli e il futuro alimentare delle nazioni. Il fil rouge che unisce le proteste degli agricoltori europei è, infatti

  • La protesta contro l’aumento vertiginoso dei costi operativi (carburante, accesso al credito etc.)
  • Denuncia dell’importazione di prodotti agricoli non europei che minacciano la salute dei consumatori e, allo stesso tempo, la competitività dei produttori locali.

Perché gli agricoltori in Italia si sono uniti in protesta autonomamente?

Le proteste degli agricoltori italiani sono tardive rispetto ad altri Paesi. Questo perché, ci dicono gli agricoltori intervistati, le associazioni di categoria per anni hanno preferito ignorare le istanze e denunce degli agricoltori. E quindi i nostri agricoltori hanno dovuto trovare la forza e il modo di unirsi e scendere in campo da soli.

In questo contesto, un unicum nel panorama principale europeo, la richiesta degli agricoltori di ricevere i mezzi per garantire una produzione agricola sana e genuina, non solo competitiva, esce in autoconvocazione.

A conferma della distanza tra gli imprenditori agricoli e le associazioni di categoria (che dovrebbero ascoltarli costantemente, in quanto loro rappresentanti) la lettera che, a inizio febbraio 2024 ovvero quando le proteste erano già iniziate, il segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, ha inviato a tutti i direttori regionali e provinciali. In tale lettera, infatti, chiedeva di «mettersi nello stato d’animo dell’ascolto» per poi convocare nei giorni successivi “non meno di quattro assemblee per provincia e che esse raccolgano il maggior numero di soci possibile”

Per cosa protestano gli agricoltori in Italia?

La protesta degli agricoltori italiani non insegue sussidi o sgravi fini a sé stessi, ma si pone un obiettivo fondamentale per tutti noi: chiudere il vergognoso gap tra il prezzo riconosciuto ai produttori agricoli e il prezzo finale, che il consumatore paga al supermercato. Si, hai capito bene: a fronte dei prezzi finali che, lo vediamo, sono in continua crescita, gli agricoltori non ricevono più un riconoscimento dignitoso e sempre più aziende sono costrette a chiudere.

Perdere l’enorme patrimonio delle nostre aziende agricole significa perdere qualsiasi forma di autonomia alimentare, rinunciare alla qualità e salubrità della nostra alimentazione che sarà sempre più legata all’importazione.

Ecco qui di seguito 7 punti programmatici:

  1. Ridefinizione della P.A.C. tenendo conto delle zone svantaggiate e con minori rese. Definire una transizione ecologica che rispetti l’agricoltura
  2. Mettere a punto una legge realmente a tutela della produzione italiana, che impedisca di dichiarare “made in Italy” quanto solo lavorato sul territorio nazionale (ma con provenienza straniera). Mettere fine alle importazioni di alimenti non rispettanti i disciplinari di produzione italiana con istituzione di una commissione di controllo sui prezzi dei prodotti importati
  3. Tagliare la burocrazia che oggi consuma moltissime risorse destinate all’agricoltura
  4. Maggiore tutela economica e accesso a credito con tassi agevolati. Istituzione di un fondo assistenziale per gli agricoltori in difficoltà.
  5. Maggiore incisività sulle politiche regionali, con provvedimenti specifici per le zone svantaggiate, azioni concrete contro lo spopolamento, aiuto al turismo.
  6. Conferimento dei mezzi necessari per potere avere una produzione agricola sana e genuina
  7. Creazione di un tavolo di confronto permanente tra agricoltori e Ministero.

Perché gli agricoltori protestano: testimonianze dai presidii di Cesena e Faenza

Raggiungo Fabiano Mazzotti, portavoce dei Comitati Spontanei dell’Emilia-Romagna, al presidio di Faenza. “Siamo qui perché vogliamo far capire alla cittadinanza che oggi è ancora possibile scegliere cosa mangiare. Se non sosteniamo l’agricoltura locale, saremo costretti a subire l’importazione sfrenata di cibi non conformi alle normative europee e italiane, meno sicuri e controllati.” Mazzotti aggiunge che: “Le proteste europee sono state importanti per noi agricoltori italiani. Perché hanno riacceso il fuoco della dignità di noi agricoltori. Per anni, consapevoli del ruolo vitale del nostro lavoro, abbiamo messo i nostri interessi dietro a quelli del paese. I moti tedeschi ci hanno aiutati a riappropriarci del nostro ruolo e della nostra dignità”.

Al presidio di Cesena Nord, Davide Rossi spiega: “Chiediamo una revisione della Politica Agricola Comune dell’Unione Europea perché tenga conto delle zone svantaggiate.” Questa richiesta è cruciale, poiché le attività in collina e montagna sono più costose ma spesso meno remunerative. Rossi continua: “La distribuzione dei fondi della PAC favorisce i grandi agricoltori a discapito dei piccoli, alimentando disuguaglianze. È necessario aumentare i riconoscimenti per chi lavora in zone svantaggiate, spesso caratterizzate da spopolamento. Gli agricoltori sono fondamentali per la tutela di questi territori.”

Entrambi sottolineano che gli agricoltori protestano per avere i mezzi per produrre cibo sano e genuino, non per chiedere l’uso di molecole pericolose. Gli agricoltori, infatti, protestano anche perché i trattamenti fitosanitari vengano verificati anche sulle importazioni per evitare la contraddizione di vietare certe molecole nella produzione in Italia per poi importarle senza limiti.

I nostri agricoltori stanno protestando per difendere il futuro del nostro Paese.

Protestano per assicurare sicurezza alimentare a tutti noi. Io, personalmente, penso sia ora di alzarsi e sostenere coloro che lottano per portare cibo sano e genuino sulle nostre tavole.

Io mi unisco alle richieste che stanno avanzando per una nuova politica agricola, che sia equa e sostenibile. Continua a seguirmi sui social, perché a breve uscirà un articolo di approfondimento sulle loro richieste e su come possiamo contribuire al cambiamento!

Per approfondire

Sono Elena Resta, abito a Lugo di Romagna, nella mia amatissima provincia di Ravenna. Mi occupo di web marketing e strategie narrative. 

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