La strada Romagna Sanremo riprodotta graficamente con l'immagine di una televisione anni 60

Romagna Sanremo e ritorno: la storia della canzone nel racconto di 15 cantanti romagnoli degli anni ’60 e ’70

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Romagna Sanremo: una strada che oggi passa per i reality show, mentre negli anni ’50 passava dai festival del territorio di valenza nazionale (come il Festival di Castrocaro). Cambiano i tempi, cambiano i modi, ma la Romagna Sanremo è sempre trafficata. Con quest’articolo voglio raccontarti la storia della canzone popolare italiana attraverso il racconto di 15 cantanti Romagnoli a Sanremo negli anni ’60 e 70. Ovvero agli albori del mitico Festival di musica nazional popolare. E passando, hanno lasciato il segno!

Nei primi due paragrafi, però, ti racconto il contesto della settantaduesima edizione del festival della canzone popolare che sta per iniziare.

Se hai fretta di immergerti nel mondo della musica popolare romagnola ’60 e ’70 che ha fatto la storia di Sanremo, leggi dal paragrafo 3 in avanti.

Nell’articolo troverai:

  1. Festival di Sanremo 2022: la grande novità delle co conduttrici e il personaggio dell’anno Drusilla Foer
  2. Sanremo 2022: una novità per la Romagna e i cantanti romagnoli
  3. Gli anni ’60 e la musica popolare: la Romagna è un vivaio inesauribile!
  4. Musica ’70: anni di passaggio e di grandi cambiamenti (ma in Romagna…)

1. Festival di Sanremo 2022: la grande novità delle co conduttrici e il personaggio dell’anno Drusilla Foer

Drusilla Foer vestita di rosso sulle poltroncine del teatro, come quello dell'Ariston, dove Drusilla Foer condurrà Sanremo 2022. L'intervista a Drusilla Foer di Piadina Story è stata fatta al Teatro Goldoni di Bagnacavallo
Materiale fotografico da drusillafoer.com

Siamo a poche ore dall’attesissimo settantaduesimo Festival di Sanremo. Come di consueto si svolgerà al Teatro Ariston ed anche quest’anno, visto il successo dell’anno scorso, sotto la conduzione di Amadeus. A lui si alterneranno 5 co conduttrici, una per ogni serata: Ornella Muti , Lorena Cesarini , Drusilla Foer,  Maria Chiara Giannetta, Sabrina Ferilli. Tutte artiste molto valide, ognuna con percorsi diversi, ma una è, di sicuro, quella che sta polarizzando la cronaca (persino politica, e dire che è evidente che abbiamo ben altre esigenze) degli ultimi giorni. Ti suggerisco di leggere l’intervista a Drusilla Foer in occasione del suo spettacolo “eleganzissima” a Bagnacavallo, teatro Goldoni. Scopri  chi è Drusilla Foer, chi sono gli amici la famiglia. Drusilla Foer si racconta con generosità e così verrai a scoprire il grande amore di Drusilla Foer e credimi, c’è da commuoversi!

 “Premessa: io non voglio convincere nessuno. Se la mia vena naïf può servire alla causa Lgbtq+, sono felice. Ma vorrei essere paladina di chiunque sia tenuto ai margini”

Drusilla Foer intervistata da A.Paolini per dmagazine

2. Quest’anno, 2022, una novità, per la Romagna e i cantanti romagnoli a Sanremo

Laura Pausini in un ritratto dal sito laurapausini.com. Laura pausini è di Solarolo quindi ha percorso la strada Romagna Sanremo
Laura Pausini, la cantante è di Solarolo, in Bassa Romagna. Foto da Laurapausini.com

Purtroppo, tra le novità di quest’anno c’è la completa assenza di cantanti romagnoli a Sanremo. Sia tra i BIG sia tra i giovani . Non hanno passato la selezione, infatti, per accedere al settantaduesimo festival di Sanremo i 3 giovani cantanti romagnoli

  1. Federico Baroni: il busker più seguito d’Italia (quasi 50K followers su Instagram) è riminese e, anche se non lo troveremo quest’anno a Sanremo, riempie le cuffie dei nostri ragazzi con grazia e piacevoli racconti di vita. Eccoti la canzone “Profumo
  2. Thomas Cheval: di Ferrara, è salito alle cronache con la partecipazione a The Voice of Italy nel 205, ad appena 17 anni (ascolta la bellissima versione di Mad World dei Tears for Ferars che ha conquistato le blind)
  3. Francesco Faggi, invece, è di Forlì ed a 14 anni ha calcato il palco di Italia’s Got Talent, assieme alla sorella Elena, vincendo il Golden Buzzer assegnato loro da Luciano Littizzetto.

Molti saranno gli emiliani, anche famosissimi, sul palco di Sanremo quest’anno. Mentre i cantanti romagnoli a Sanremo saranno rappresentati da una voce di calibro mondiale: Laura Pausini. È infatti di poche ore fa l’annuncio di Amadeus che conferma la star della canzone italiana ospite nella seconda serata del festival. Nella sua grandezza, quindi, la strada Romagna Sanremo sarà ben rappresentata.

Tuffati nei paragrafi qui sotto. Perché Laura Pausini ha raccolto il testimone importantissimo di una terra che ha la musica popolare nel sangue. Una terra in cui “si è sempre cantato mentre si lavorava”, come mi raccontava recentemente Riccarda Casadei (figlia del grandissimo artista Secondo Casadei, di cui leggerai a breve).

3. Gli anni ’60 e la musica popolare: la Romagna è un vivaio di voci inesauribile

La cantante Milva ha percorso la strada Romagna Saremo in tante occasioni. Qui mentre canta
La cantante Milva, la Pantera di Goro; foto da Wikipedia

I mitici anni ’60 furono caratterizzati da un’impennata culturale che non si era mai vista prima in Italia. La cultura di massa stava prendendo piedi e questo ebbe, nel campo della musica, due conseguenze fondamentali:

  1. La produzione di musica divenne esponenziale. Il mercato italiano esplose in pochissimi anni passando dalla produzione di 18 milioni di dischi nel 1959 ai 44 milioni, 10 anni dopo.
  2. L’aumento di offerta musicale, che diventa anche ampia e variegata, comporta l’accesso al mercato di tantissimi giovani, che fino ad allora erano ai margini degli interessi musicali.

La “brandizzazione” della musica comincia, proprio in questi anni, a diventare fondamentale, passando per la personalizzazione e la creazione del mito dei cantanti. Ed è così che le case discografiche impongono l’identificazione tra la canzone e il/la cantante. Infatti, fino agli anni ’50la stessa canzone era normale venisse interpretata da diversi cantanti.

Cominciano ad imporsi sulla scena musicale cantanti giovanissimi che cantavano su un unico timbro, senza estensione, (Come Gianni Morandi, ad esempio). Questa tecnica si prestava perfettamente alla nuova prassi di incidere voce e base musicale separatamente, andando ad occupare così le frequenze medie. Il mercato musicale è in esplosione!

La Romagna è terra di duro lavoro, come tutta la penisola italiana alle prese con la ricostruzione. Ma è anche terra di grandi passioni, di balli nelle aie e di feste contadine. Lo sa bene Secondo Casadei (al secolo Aurelio Casadei), giovanissimo sarto di Savignano sul Rubicone con una passione smodata per la musica e il ballo. Tanta è la passione che lo porterà a fondare la mitica Orchestra Casadei, che ha reso la cultura musicale romagnola famosa in tutto il mondo. Secondo Casadei è preceduto e seguito, però, da tante altre voci di Romagna.

Se vuoi approfondire la mitica figura di Secondo Casadei, vieni a leggere il blog post che ho dedicato alla storia della musica alla Casadei.

Ecco qui di seguito i cantanti romagnoli che, negli anni ’60, hanno reso grande il Festival di Sanremo.

  • Cristina Jorio: di Alfonsine. Esatto, apro la carrellata di cantanti romagnoli a Sanremo, con una mia conterranea (Bassa Romagna). Come vedrai, non fu né l’unica né una delle poche. Cantò a Sanremo nel 1958 col brano Io sono te, in coppia con Carla Boni.
  • Milva: (Ilvia Maria Biolcati) la Pantera di Goro, bellissimo borgo di acque, incastonato tra fiume e mare. Di Milva la Rossa si è scritto tanto; è stata un’artista epocale. Felicissima di sapere che gli spartiti e i dischi di Milva passeranno all’Alma Mater! La musica è cultura, e Milva ne è stata una rappresentate grandiosa. Clicca qui per godere del magnifico AlexanderPlatz (che fu scritta da Franco Battiato)
  • Lara Saint Paul (pseudonimo di Silvana Areggasc Savorelli): meravigliosa cantante della Bassa Romagna (Fusignano), vanta una storia unica. Nel 1962 aveva 16 anni quando cantò a Sanremo con “I colori della Felicità”. È sempre a Sanremo, nel 1968, che duettò con Luis Armstrong la bellissima “Mi va di cantare“. Da allora Lara Saint Paul ha raggiunto vette incredibili: Louis Armstrong la chiamava “dea del canto”.

Il padre, di Lugo di Romagna, lavorava in un cantiere minerario eritreo. Qui si innamorò di una principessa di etnia amarica. Dalla loro storia d’amore nacque Silvana che, a 12 anni si trasferì con la famiglia a Fusignano.

Dalla bio grafia di Lara Saint Paul
  • Adolfo Pierfilippi: di Lugo (esatto, è un mio concittadino!), languidissimo e struggente si presenta, nel 1962 con la bellissima “Occhi senza lacrime“. Da brivido!
  • Edda Montanari: anche lei di Lugo, condivide con Pierfilippi lo struggente tono e l’impronta classica della canzone all’Italiana. Sempre nel 1962 sale sul palco dell’Ariston con “Prima del Paradiso
  • Bruna Lelli: da Meldola la sua strada Romagna Sanremo inizia sempre nel 1962! con “L’ultimo pezzo di terra” la sua estensione vocale è notevole. Ma con un garbo indimenticabile.
  • Eugenia Foligatti, di Massalombarda, anche lei porta a Sanremo il vessillo della Bassa Romagna. Nel 1963 si presenta con due brani: Perdonarsi in due e, in coppia col mitico Claudio Villa, Amour Mon Amor, My Love. A breve voglio approfondire la storia di questa ragazza di campagna, che ebbe una gamba tranciata da una macchina agricola. Stay tuned! ,
  • Piero Focaccia è di Cervia: puoi immaginarti il successo di questo ragazzino sorridente che canta “D’inverno cosa fai” nel 1964. La sua canzone più famosa è “stessa spiaggia stesso mare“, emblema delle prime vacanze di massa che stavano rendendo Cervia e la riviera adriatica la meta preferita delle vacanze estive di tutta Europa!
  • Paola Bertoni è di Ravenna e, nel 1966 porta a Sanremo i baci di sale e le passioni d’amore con “Se questo ballo non finisse mai“. Io AMO ascoltarla e pensare all’amore che esclude tutto e tutti.
  • Checco, alia Francesco Marsella, componente del gruppo “Giganti”, era di Forlì. La sua voce la leghiamo a brani dei Giganti mitici come Tema,  Proposta, Una ragazza in due. Nel 1969 si presentò come solista a Sanremo con il sole è tramontato.

4. Musica ’70: anni di passaggio e di grandi cambiamenti (ma in Romagna…)

Sanremo 1968, i Ricchi e Poveri. La strada Romagna Sanremo ha portato tanti cantanti romagnoli al palco dell'Ariston
Festival di Sanremo 1978, foto da Wikipedia

La scia dei grandi successi melodici degli anni 50, protratti fino agli anni 60 va esaurendosi, con l’ingresso negli anni ’70. Emergono nuovi protagonisti, in particolare si impone il fenomeno del cantautorato. Il contesto politico-sociale del “lungo settantotto” con le sue lotte studentesche, femministe ed antimilitariste, danno il La ad una musica più impegnata.

Questo, però, coinvolge prevalentemente gli artisti dell‘asse Bologna-Modena-Reggio-Roma. La Romagna, è poco coinvolta. Perché, ti stai chiedendo, i cantanti Romagnoli a Sanremo hanno intrapreso una parabola discendente? Non ho una risposta ufficiale, ma posso dirti cosa ne penso io: i romagnoli erano impegnati a cancellare il proprio passato, per pensare al futuro. Di estrazione prettamente agricola, reduce da secoli di povertà molto importante, il territorio di Romagna negli anni ’70 non lottava per il futuro. No. La Romagna, purtroppo spesso, si liberava delle radici per tuffarsi nel futuro, ma senza elaborare il passato. Il risultato, anche nella musica, è: o un anacronistico gorgheggiare “simil-anni 60” o un poco convincente mimare il progressive rock o l’elettronica che stavano imponendosi su altre scene. Lo ripeto, questa è una mia personalissima opinione.

Osserviamo il contributo del territorio Romagna, infatti, assottigliarsi rispetto al decennio precedente. I cantanti romagnoli del decennio, in alcuni casi, non hanno brillato per coraggio e innovazione quanto i cugini emiliani. In altri, come vedrai, si.

Ecco qui i cantanti Romagnoli che, negli anni ’70, hanno contribuito allo spettacolo di Sanremo:

  • Pio Trebbi, di Rimini, ha una storia simpatica: pare sia stato scoperto in un convento, dove vive, e lanciato nel mondo dello Show come sosia di Celentano. Nel 1970 presenta a Sanremo il brano Nevicava a Roma. Qui, siamo ancorati alla musica dei primi anni ’60.
  • Orchestra Casadei: Fondata da Secondo Casadei nel 1928, è l’emblema della Romagna e della cultura musicale romagnola. Purtroppo, nel 1971 Secondo ci lascia, ma come ben sai l’Orchestra continua. Ed è così che nel 1974 Raoul Casadei orchestra folk presenta sul palco dell’Ariston La Canta, con Raoul Casadei, il re del liscio, al microfono.
  • Emanuela Cortesi è poco più che bimba la cantante di Fusignano (si, esatto, sempre Bassa Romagna), quando canta “il mio volo bianco“, nel 1974. Ha 16 anni. Anche questo brano è un tuffo nel decennio precedente.
  • Dora Moroni è di Ravenna e nel 1978 canta “Ora” vestita di un abito di ispirazione folk-gitana che le scopre le spalle e di un bellissimo colore arancio. Dettaglio non da poco, infatti il 1977 decreta l’arrivo della televisione a colori in Italia. Si, stai immaginando bene: fummo tra gli ultimi. E la motivazione non è tra le più ovvie. La leggi qui Con la Moroni possiamo parlare di una innovazione più convinta e convincente, finalmente!
  • Lorella Pescerelli, di Ferrara, porta a Sanremo l’elettronica che sta cominciando a diffondersi nella musica di fine anni ’70, anticipando già stili e stilemi degli anni 80. Canta New York, a Sanremo, è il 1979.

Ti è piaciuto questo viaggio nel tempo e nella variegata geografia Romagnola? Ogni angolo di Romagna col suo mare, le sue colline e le sue pianure ha un racconto diverso. E tanti racconti hanno percorso il tragitto Romagna Sanremo. Non quest’anno, però, come hai letto

Per approfondire

  • Sono certa che hai già molto materiale di approfondimento in questo articolo. Ma se ti interessa approfondire la nascita del turismo balneare nella riviera Romagnola, in riferimento alla musica di Focaccia, leggi qui
  • Se, leggendo invece di Goro, Ferrara e territori del Delta del Po vuoi approfondire la magia di questi luoghi e della loro storia, questo è il link per te
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14 commenti su “Romagna Sanremo e ritorno: la storia della canzone nel racconto di 15 cantanti romagnoli degli anni ’60 e ’70

  1. Mi è piaciuto moltissimo questo tuo viaggio nella storia musicale della Romagna e spero che farai un continuo perché mi sembra che una terra che promette bene nel campo musicale!

  2. Bella ricognizione romagnola di quelle annate. Scriverai anche delle altre?
    L’anno scorso l’ho seguito bene il Festival e c’erano i romagnoli Extraliscio con il friulano Davide Toffolo (la provincia Pordenone un tempo era praticamente Veneto, casa mia). Ecco, mi piacciono particolarmente le collaborazioni musicali di questo tipo.

  3. Stupendo questo riflettore acceso sulla musica romagnola rappresentato al Festival di Sanremo.
    Trane qualche felice eccezione, a conti fatti, però, possiamo arrivare alla conclusione che non hanno lasciato il segno?
    Senza offesa, eh!

    1. Si, hai ragionissima. D’altra parte la musica italiana degli anni 60, in generale, non ha lasciato il segno. Terreno di passaggio dai 50 ai 70, ha subìto sorte comune dell’oblìio, tranne rare eccezioni. Negli anni 70, invece, i romagnoli come ho scritto, hanno ceduto il passo all’impegno degli emiliani

  4. Bellissimo “itinerario” musicale, che ha il pregio di ripercorrere la storia del Festival più famoso d’Italia (e non solo, un mio collega lo guardava da piccolo in Romania!) sotto un profilo differente!

  5. Non conoscevo questa parte di Sanremo, sarà che non ho mai seguito il programma, ma ho trovato interessante l’articolo percorrendo la storia nell’ambito romagnolo.

  6. Ho trovato singolare e diverso dal solito il riferimento alla Romagna parlando di Sanremo. D’altronde però ci sono molti cantanti e gruppi romagnoli che ne hanno costituito e costituiscono ancora l’ossatura. Come non ricordare l’orchestra di Casadei infatti.
    Maria Domenica

  7. Il “vero” Sanremo è secondo me davvero quello di quegli anni, non è una questione di modernità quanto più a mio dire di un’essenza che si è persa! E sì molti dei grandi artisti e di coloro che hanno reso questa cerimonia iconica venivano e vengono da questa regione!

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