Plastica nei fiumi: intercettarla, raccoglierla rigenerarla creando un ciclo di profitto. In quest’estate di siccità prolungata per tutta la penisola (in realtà il problema è globale) l’attenzione verso i nostri fiumi è sempre più elevata. Con l’abbassarsi del livello delle acqua diventa ancora più evidente l’inquinamento da rifiuti misti e plastica che li contraddistingue.
Oggi Piadina Story ti racconta di Sea Defence Solutions (SEADS) che si occupa proprio di raccogliere e riciclare i rifiuti che si trovano nei fiumi. SEADS è un’eccellenza italiana che opera a livello internazionale e che ha da poco installato le proprie barriere intercetta rifiuti nell’Aniene, a Roma.
Leggi fino alla fine, se hai un’animo attento all’ambiente sono certa che apprezzerai la lettura. Ho infatti avuto la grande opportunità di intervistare Fabio Dalmonte, romagnolo di Lugo di Ravenna, uno dei soci fondatori di SEADS.
Troviamo la plastica nei fiumi perché le persone la abbandonano nell’ambiente. Se nessuno la raccoglie, alla fine finisce ai mari. L’inquinamento dei mari esiste perché esistiamo noi.
Quindi noi siamo gli unici a poter fare qualcosa per rimediare.
Fabio Dalmonte
Ho già intervistato Fabio Dalmonte nel 2021. Eravamo in pieno inverno pandemico e di riduzione delle attività sociali. Forse proprio per questo motivo il problema dell’inquinamento così come della plastica nei fiumi arrivava dritto al cuore. Ti lascio il link per vedere e ascoltare l’interessante intervista.
In questo articolo leggerai la storia di SEADS e l’aggiornamento, rispetto all’intervista del 2021, sui progetti di recupero, smaltimento e riciclo della plastica nei fiumi. Tra questi a recentissima installazione sull’Aniene, a Roma e prossimi progetti in Emilia Romagna.
Questo articolo è un aggiornamento del precedente: in particolare i paragrafi 3, 4, 5 e 6 contengono informazioni aggiuntive rispetto alla stesura di Febbraio 2021. Qui sotto la lista dei paragrafi
- Eliminare la plastica nei fiumi per interrompere il ciclo di inquinamento di mari e oceani
- Come funziona il sistema modulare SEADS Blue Barriers
- Blue Barriers: le barriere acchiapparifiuti di SEADS installate nella Riserva naturale della Valle dell’Aniene a Roma
- Non solo plastica nei fiumi, ma anche molto legno: ecco cosa si può riqualificare da rifiuto a risorsa (e come)
- Ripercorriamo le tappe principali di SEADS
- Il futuro è qui: i progetti di SEADS sono il presente delle generazioni future
- Anche noi possiamo collaborare: doniamo a Sea Defense Solutions!
- Per approfondire
1. Eliminare la plastica nei fiumi per interrompere il ciclo di inquinamento di mari e oceani
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L’inquinamento da plastiche è il risultato di errate azioni quotidiane degli esseri umani . E’ importante accogliere questo concetto per mettere in atto un’inversione di rotta. Mentre assumiamo abitudini più rispettose nei confronti del pianeta, è il momento di mettere una pezza allo scempio che abbiamo contribuito a creare.
Fabio Dalmonte: «Per anni ci siamo focalizzati sull’obiettivo di contrastare l‘inquinamento delle acque agendo direttamente sugli oceani. Ma abbiamo lasciato che l’inquinamento degli oceani arrivasse ad uno stadio troppo avanzato. E’ stato dimostrato che, per ripulire gli oceani, servirebbero risorse e tempo che oggi non abbiamo assolutamente. Per questo motivo ho pensato che se non si potevano ripulire i mari avremmo potuto fermare i principali conferitori di plastica a questi. Ovvero i fiumi»
2. Come funziona il sistema modulare SEADS BLUE BARRIERS



La tecnologia SEADS per intercettare i rifiuti, in particolare la plastica. nei fiumi si basa su un sistema modulare di barriere. Queste vengono disposte lungo i corsi d’acqua in modo tale da costringere i rifiuti a depositarsi nelle aree di accumulo. Questo sistema modulare di raccolta rifiuti dai fiumi, messo a punto dalla SEADS, è stato chiamato Blue Barriers.
Fabio Dalmonte: «E’ dimostrato che la maggior parte delle plastiche si muove a 50 cm circa sotto il pelo dell’acqua. Le Blue Barriers sono state appositamente ingegnerizzate per raccogliere il materiale che galleggia in superficie come anche quello che si muove fino a 90 cm sotto il pelo dell’acqua.
Le Blue Barriers possono essere ubicate anche su fiumi di tipo torrentizio, senza rischiare né la rottura delle barriere né di interferire col corso del fiume in caso di piene non previste. Un dettaglio che rende le Blue Barriers di SEADS particolarmente innovativo e di grande interesse per chi conosca bene l’idrografia del territorio italiano. Infatti i nostri fiumi sono soggetti a piene spesso violente ed improvvise. Le Blue Barrier SEADS non hanno bisogno di essere rimosse, nel caso di piene anche improvvise, per evitare che plastica venga riversata nei fiumi.
Altro dettaglio importante, oggi di estrema attualità: la tecnologia SEADS ha strutturato le Blue Barriers appositamente perchè possano mantenere la posizione operativa anche in caso di parziale o totale secca»
3. Blue Barriers: le barriere acchiapparifiuti di SEADS installate nella Riserva naturale della Valle dell’Aniene a Roma



E’ notizia del 4 agosto di quest’anno l’installazione nel fiume Aniene (Roma) delle Blue Barriers. Ad essere sinceri non è la prima volta che SEADS si muove nella Capitale. Nel 2021, infatti, era stata fatta un’istallazione dimostrativa proprio nel Tevere, sotto Castel Santangelo. Ma l’installazione di questo bollente agosto 2022 è destinata all’operatività e quindi a una lunga permanenza.
Fabio Dalmonte: «Il progetto di installazione delle Blue Barriers nel fiume Aniene è stato finanziato dalla Fondazione Maurizio Fragiacomo (Milano) in collaborazione con Unibo (Università di Bologna) e Unimore (Università di Modena e Reggio Emilia). Obiettivo del progetto è stato individuare e verificare le tecnologie migliori per massimizzare il valore del recupero e riciclo dei rifiuti recuperati dal fiume»
Abbiamo infatti visto come la tecnologia SEADS permetta di intercettare i rifiuti nei tratti fluviali per poi prelevarli e toglierli dalle acque. Ma l’obiettivo sfidante successivo è trasformare i rifiuti da scarto inquinante a materiale utile»
Questo modello di business circolare rende il progetto SEADS una speranza concreta e percorribile per eliminare la plastica nei fiumi e combattere efficacemente l’inquinamento marino da plastiche e microplastiche.
4- Non solo plastica nei fiumi, ma anche molto legno: ecco cosa si può riqualificare da rifiuto a risorsa (e come)



Fabio Dalmonte: «La plastica nei fiumi (una volta isolata la frazione estranea ovvero i sacchi pieni di pattume, elettrodomestici etc) è prevalentemente rappresentata da bottiglie di PET e plastiche dure. Con il dipartimento di Chimica dell’Università di Bologna si è verificato la plastica recuperata dal fiume, se sottoposta a pirolisi, si comporta esattamente come la plastica sempre restate “all’asciutto” »
Nel video qui sotto Fabio Dalmonte spiega perfettamente la cosa!
Piccolo dizionario: che cos’è la Pirolisi
La pirolisi è un processo termochimico di decomposizione. In pratica, il materiale viene scaldato in assenza di ossigeno il che porta il materiale a subire la scissione dei legami chimici originari con conseguente formazione di molecole più semplici, cosiddette monomeri. Il mercato dei pirolizzatori, in questi anni, si sta evolvendo molto velocemente e possiamo ipotizzare che a breve avremo la tecnologia necessaria per riciclare gran parte del materiale plastico. Questa è una grande speranza per tutta l’umanità, non lo credi anche tu?
Molti rifiuti intercettati e recuperati dai fiumi sono di origine organica. Si tratta per lo più di legname, su cui il progetto SEADS ha portato risultati altrettanto importanti di quelli ottenuti sulla plastica.
Fabio Dalmonte: «Abbiamo voluto verificare se la gassificazione applicata al legno (bagnato) potesse essere una soluzione sostenibile. E con grande soddisfazione abbiamo visto che lo è!
Dalla gassificazione del legno, infatti, si ottiene un materiale definito Biochar (da Charcoil = carbone) e questo permette di creare un ciclo economico che, nel giro di pochi anni, porta la riqualificazione del legname recuperato dai fiumi ad essere profittevole»
Anche tu hai tirato un bel sospiro di sollievo leggendo quest’ultima frase? Eh si perché sappiamo bene che un’attività profittevole ha molte più possibilità di essere intrapresa di altre, a parità dei benefici prodotti. E bravi SEADS!
Piccolo dizionario: che cos’è il Biochar
Il Biochar è una specie di carbone che cattura la CO2 dispersa nell’ambiente. Ottimo ammendante nel terreno, il Biochar migliora la struttura fisico-chimica e microbiologica del terreno. Dettaglio assolutamente non di poco conto, se si considera che l’ utilizzo di Biochar permette di ridurre la frequenza e la quantità di acqua necessaria per l’irrigazione (e oggi più che mai sappiamo quanto questo possa essere importante!!)
5. Ripercorriamo le tappe principali di SEADS



- Nel 2015 e 2016 Fabio Dalmonte (fondatore e managing director di SEADS) sviluppa il sistema modulare Blue Barriers. In collaborazione con University of the West of Scotland e Universitas Indonesia, a Giacarta viene fatta una prima analisi delle criticità di raccolta della plastica nei fiumi
- Nel 2018 il sistema Blue Barriers viene brevettato e, nello stesso anno, nasce Sea Defence Solutions – SEADS.
- Nel 2019 le Blue Barriers vengono posizionate in un fiume del Nord Italia: il Lamone. I risultati sono stati tanto incoraggianti da dimostrare che SEADS e l’esclusivo sistema Blue Barriers può veramente offrire un’ importante soluzione al problema dei fiumi inquinati e dell’inquinamento marino.
- Nel 2021, nonostante le grandi difficoltà e gli importanti rallentamenti legati alla crisi pandemica, SEADS procede con gli studi. Installa infatti le Blue Barriers nel Tevere.
6. Il futuro è qui: i progetti di SEADS sono il presente delle generazioni future



Recenti studi scientifici hanno identificato che, a livello globale, 10 fiumi sono responsabili dell’85% della plastica responsabile dell’inquinamento degli oceani. Questi numeri ci restituiscono l’importanza di SEADS, delle BLUE BARRIERS e dei progetti che stanno promuovendo.
Quella che oggi ci ostiniamo a chiamare crisi climatica è chiaro che sarà il nostro ambiente di vita oggi e per le generazioni future. Smettiamo di appellarci alla crisi, che richiama una situazione improvvisa e spesso temporanea. E forse in questo modo cominceremo a riconoscere il vero valore di questi progetti.
Fabio Dalmonte: «Sono in aumento le realtà e i paesi che si interessano a SEADS e che considerano l’installazione della blue Barriers. A breve è prevista un’installazione sul Lamone, ma abbiamo anche diversi progetti internazionali in via di svilupoo: Fracia, Indonesia, Filippine per dirne alcuni»
7. Anche noi possiamo collaborare: doniamo a Sea Defence Solutions!
SEADS rappresenta un’opportunità di cui abbiamo bisogno, non credi? Se anche tu pensi che questi progetti siano importanti per il nostro presente e ancora di più per il nostro futuro, clicca qui. Potrai partecipare ai progetti SEADS per il nostro ambiente, con la cifra che vorrai tu.
Per Approfondire
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- SILENT PEOPLE SPEAK UP è un appuntamento del Giovedì sera attualmente in corso. Dalla sede del laboratorio – showroom degli artigiani sostenibili SILENT PEOPLE ci colleghiamo dando voce a chi voglia contribuire a sostenibilità e creatività. Ho scritto degli artigiani sostenibili SILENT PEOPLE in questo articolo, il loro sapiente lavoro e business model è estremamente affascinante!
- Vuoi approfondire la situazione della plastica nei fiumi in Europa? Ecco un articolo che ho trovato molto interessante


