Il titolo Intelligenza artificiale cambia il mondo sopra a un visual composto da tre immagini: una a rappresentazione della coscienza umana, una dell'intelligenza artificiale e una della creatività

L’intelligenza artificiale cambia il mondo che conosciamo. È veramente questo il nostro problema più grande?

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L’intelligenza artificiale cambia il mondo, tu che stai leggendo il blog in quest’esatto momento ne sei la prova provata.

Hai avuto accesso a quest’articolo che nuota nel mare magnum della rete probabilmente proprio grazie ad un algoritmo. È infatti difficile inciampare nel blog dei racconti di Romagna autentica per cercarvi un trattato di sociologia dei nuovi media. È molto più probabile che un dispositivo di intelligenza artificiale (nel caso specifico un algoritmo di Google o altri motori di ricerca oppure un algoritmo di social media) ti abbiano suggerito che potresti trovare interessante quest’articolo.

Quindi un dispositivo di intelligenza artificiale, in base ai fini e obiettivi di chi lo ha programmato (Google, METAFacebook/Instagram per fare alcuni esempi), ha pensato che tu, essere umano libero di interessarti a ciò che vuoi (ehem … anche no, come vedremo) possa beneficiare di questa lettura.

Beh, che dire, l’algoritmo aveva ragione: anche solo dai titoli dei paragrafi è evidente che quest’articolo è una cannonata!

  1. Cos’ è l’intelligenza artificiale e come agisce? 3 esempi di Intelligenza artificiale di cui ti avvali ogni giorno
  2. Il mondo che cambia: dal XX secolo (1900) al XXI (2000) il passaggio non è stato proprio liscio (il grande fail)
  3. Come l’intelligenza artificiale cambia il mondo del lavoro e influisce sul libero arbitrio
  4. Ma siamo proprio sicuri che l’intelligenza artificiale sia più pericolosa dell’ignoranza naturale?
  5. Per approfondire

Che ne dici, alla fine dell’articolo, di scrivermi nei commenti se ti è piaciuta questa riflessione? Credimi: mi aiuterai tantissimo!

1. Cos’ è l’intelligenza artificiale e come agisce? 3 esempi di intelligenza artificiale che usi ogni giorno

Dall’inglese, Artificial Intelligence (AI), col termine intelligenza artificiale indichiamo l’abilità di una macchina di sviluppare e mettere a punto capacità intellettive umane. Quindi Capacità umane quali il ragionamento, la scelta ponderata, l’apprendimento, la creatività, per fare alcuni esempi, sviluppate da macchine e/o robot ricadono tutte in tale definizione.  Andiamo a bomba con 3 esempi di come l’intelligenza artificiale cambia il mondo (o lo ha già cambiato).

Se già sei familiare col concetto di intelligenza artificiale, sgomma al prossimo paragrafo, quello sul grande fail del passaggio dal 1900 agli anni 2000!

  1. Gli assistenti vocali: Alexa, Siri, o comunque tutti quei dispositivi di cui ti avvali ogni giorno per cercare informazioni fare piccole azioni come attivare dispositivi domotici o altre azioni tecnologiche. Strumenti programmati per replicare il più possibile il comportamento umano e rispondere alle nostre esigenze espresse via voce. Anche solo 20 anni fa se avessi visto qualcuno chiede ad un telefono di spegnere la luce in sala io avrei composto il numero del pronto intervento temendo una commozione cerebrale!
  2. Media Sociali (che noi solitamente chiamiamo “i social”): ogni volta in cui i vs social vi fanno vedere post dei vs contatti o vi suggeriscono profili che potrebbero essere di vostro interesse è un algoritmo di intelligenza artificiale ad operare. L’algoritmo, infatti, è appositamente studiato per apprendere dal tuo comportamento nella piattaforma per capire ciò che può essere vicino alle tue necessità/interessi. Funziona più o meno così anche il feed di Netflix o Amazon Prime Video, ad esempio.
  3. Traduttori automatici: fino all’avvento dell’intelligenza artificiale la traduzione delle parole era affidata a media (come libri, i vocabolari) ma la traduzione di senso di intere frasi, ancor più complesse, era fattibile unicamente da persone che conoscessero la lingua in cui la frase era la scritta come anche quella in cui andava tradotta. Oggi queste attività sono effettuate dall’intelligenza artificiale sostenuta da processi di “machine learning” ovvero di autoapprendimento. Questi programmi di Intelligenza Artificiale imparano man mano dai propri errori; all’inizio erano infatti inaccuratissimi e le prime traduzioni erano al limite del folle. Famoso il caso di un bando del MIUR tradotto in inglese che sostituì il termine relativo al formaggio “pecorino” con “Doggy Style”…

Vuoi un esempio quotidiano di come l’intelligenza artificiale cambia il mondo non tanto realmente quanto nella tua percezione? Guarda il video sull’articolo che ho scritto su cosa significa doomscrolling, perché è nocivo e come evitarlo:

2. Il mondo che cambia: dal XX secolo (1900) al XXI (2000) il passaggio non è stato proprio liscio (il grande fail)

Ora, per capire come l’intelligenza artificiale cambia il mondo che conosciamo, è importante capire quali siano le caratteristiche primarie di questo mondo.

XX secolo: la disuguaglianza sociale trova un freno nel liberalismo (e capitalismo)

La disuguaglianza risale agli albori dell’organizzazione sociale. Le società si sono sempre basate su grandi differenze sociali. Potenti e schiavi vivevano condizioni e opportunità di vita opposte che spesso non trovavano mai un punto d’incontro. L’istituzione della schiavitù assicurava un bacino di forza lavoro illimitato a disposizione degli strati sociali in cui i poteri erano accentrati.

Il grande cambiamento nel panorama sociale comincia a prefigurarsi con le prime due Rivoluzioni Industriali (1700 e 1870). La messa a punto di tecnologie che permettono di produrre velocemente una grande quantità di beni/servizi va di pari passo con la costante necessità di persone che forniscano energia/lavoro affinché i beni vengano prodotti.  La società di massa comincia a delinearsi e con essa si evidenzia l’importanza di mantenere in salute la forza lavoro. E a questa consapevolezza cominciano ad aggiungersi importanti richieste e conquiste di diritti sociali.

«Ma quello in cui traffica il capitale (e questo è ciò che rende caratteristico questo modo di produzione) è la capacità lavorativa come merce. Il lavoratore è portatore di quella merce e la vende al capitalista in un mercato del lavoro cosiddetto “libero» (…)

La cosa notevole di questo sistema è che non sembra basato su truffa, furto, rapina o espropriazione perché i lavoratori possono essere pagati secondo il loro valore di mercato “corretto” (il prezzo corrente) ma lavorando possono generare il plusvalore di cui il capitale ha bisogno per sopravvivere» 

David Harvey: Diciassette contraddizioni e la fine del capitalismo (2014)

All’alba del XXI secolo siamo arrivati pieni di aspettative ma…

Il XX secolo decreta la schiacciante vittoria del capitalismo e delle politiche liberali. La teoria liberale così come la narrazione capitalistica del libero mercato ha incoraggiato le aspettative dell’umanità portandole a vedere un futuro sempre più ricco di diritti, opportunità e libertà.

Ma l’alba del XXI secolo, nei primi 2000, si apre su nuovi orizzonti. L’ avvento della digitalizzazione e globalizzazione cambia i paradigmi. Qui di seguito ne analizzo due: il mondo del lavoro e il libero arbitrio.

3. Come l’intelligenza artificiale cambia il mondo del lavoro e influisce sul libero arbitrio

Il mondo del lavoro, già nel XX secolo, aveva perso molto lavoro per l’ingresso della tecnologia in ambito lavorativo. Contestualmente, però, erano andati formandosi nuovi lavori che richiedevano la messa a punto di nuove e diverse abilità cognitive che le macchine non potevano mettere a punto.

Oggi, l’intelligenza artificiale in alcuni campi ha raggiunto (e in altri persino superato) le prestazioni cognitive degli esseri umani.

L’intelligenza artificiale ha superato le prestazioni e capacità cognitive umane (ovvero di come MUM e AlphaZero hanno blastato tutti)

Un esempio è rappresentato dai livelli raggiunti dall’ultimo algoritmo di Google, MUM. Acronimo di Multitask Unified Model, 1000 volte più performante dell’algoritmo che lo ha preceduto (BERT, 2019), l’algoritmo MUM è in grado di comprendere anche le domande più complesse ed è in grado di fornire risposte molto articolate È stato addestrato su 75 lingue diverse; pertanto, l’algoritmo si pone l’obiettivo di guidare l’utente all’accesso alle informazioni a prescindere dalla lingua dell’utente e delle informazioni stesse.

L’intelligenza artificiale oggi non solo comprende linguaggi, ragionamenti, pensieri ma è in grado di imparare ad una velocità impensabile per un essere umano e quindi di superare le capacità umane in molti ambiti cognitivi.

Un altro esempio ce lo ha dato, nel 2017, l’algoritmo leader nel gioco degli scacchi AlphaZero (sempre di Google, e c’è chi si ostina a definirlo ancora come un semplice motore di ricerca, per dire). A differenza dei programmi fino ad allora messi a punto, disponeva di una libreria di mosse molto ridotta e non aveva alcuna informazione strategica. Ma AlphaZero si è avvalso della tecnologia di apprendimento automatico per imparare da solo il gioco degli scacchi semplicemente giocando contro se stesso.

L’intelligenza artificiale impara ad una velocità inimmaginabile per un essere umano, immagazzina e gestisce quantità enormi di dati. Questo significa che può ricoprire moltissimi ruoli, oggi ricoperti da esseri umani, dando performance migliori. Per questo si può prevedere che il lavoro diventerà sempre meno accessibile a persone non in grado (economicamente, socialmente, cognitivamente) di aggiornarsi sufficientemente spesso ed abbastanza per potere stare al passo con le performances tecnologiche.

Spingendo al massimo questa situazione, la riduzione dell’accesso al lavoro di massa potrebbe portarci ad assistere alla creazione di una nuova classe sociale composta da esseri umani “inutili” ai fini lavorativi. In pratica, le grandi conquiste in termini di diritti sociali portateci dalle politiche liberali potrebbero subire una brusca inversione di rotta

Come l’Intelligenza artificiale mette in discussione la nostra libertà di scelta, il libero arbitrio

Il libero arbitrio, la libera scelta, sono parte integrande dello stato liberaleL’Intelligenza artificiale sta cambiando radicalmente il modo in cui esercitiamo il nostro libero arbitrio.

Oggi ricercare un’informazione in rete ha come termine “googlare”, ovvero diamo per scontato che per accedere ad un’informazione attendibile dobbiamo affidarci all’algoritmo di Google. Noi scegliamo, quindi, sulla rosa di informazioni che l’algoritmo Google ha deciso di proporci tra le prime posizioni. In questa dinamica chi ha il potere decisionale? Noi o chi progetta e governa l’algoritmo di Google?

La tecnologia, grazi all’ausilio dell‘intelligenza artificiale, ci sta sollevando dall’impegno della libera scelta. Quello che, fino a pochi decenni fa, era il fulcro della vita umanail dramma decisionale, oggi sta velocemente passando in appalto all’algoritmo. La cui formulazione è decisa da altri (pochi) che non siamo noi, secondo criteri che non conosciamo, che chiedono in cambio i nostri dati più sensibili.

«Big Data: Grandi masse di dati generate dall’uso delle tecnologie digitali. Questi dati permettono di condurre analisi su intere popolazioni ma sono spesso di proprietà delle grandi aziende del web. Inoltre, sono usati dai sistemi di sorveglianza ai fini del controllo sociale» 

Adam Ardvisson & Alessandro Delfanti “Introduzione ai media digitali” (2013)

Nel XX secolo le democrazie si sono dimostrate più performanti delle dittature e per questo motivo si sono diffuse maggiormente. La ramificazione e diffusione della struttura elaboratrice e decisionale ha permesso alle democrazie, rispetto alle dittature, una maggiore velocità elaborativa. Questo rendeva le democrazie più veloci ed efficienti a prendere le giuste decisioni.

I dati, oggi, confluiscono in modo centralizzato e questo spinge verso un’inversione del sistema diffuso che aveva sostenuto lo sviluppo delle politiche liberali. L’accentramento dei dati porta ad un accentramento di potere, di controllo e di ricchezze. La disuguaglianza sociale tra coloro che dispongono dei dati e coloro che sono la fonte di questi sarà sempre più centrale.

Oggi accettiamo con sollievo che Netflix scelga tra un vasto archivio di film quelli che potrebbero interessarci, domani saremo felici di lasciare a un governo e al suo algoritmo la scelta del lavoro che faremo o la scuola da frequentare? Oggi ci divertiamo a scegliere il partner per un’uscita fra i candidati proposti da Tinder, domani accetteremo di buon grado di stipulare un contratto sociale (come il matrimonio) in obbedienza a un algoritmo?

4. Ma siamo proprio sicuri che l’intelligenza artificiale sia più pericolosa dell’ignoranza naturale?

Fino a qui abbiamo trattato di AI e di come questa abbia raggiunto e in alcuni casi superato (pure abbondantemente) le capacità intellettive degli esseri umani. L’intelligenza artificiale cambia il mondo attorno a noi e questo provoca anche importanti cambiamenti dentro di noi, influisce sulle nostre capacità e opportunità.

Ma l’essere umano non è solo intelletto (ok, no battute in merito a certi personaggi modello trash italiano). L’essere umano è soprattutto coscienza.

Se definiamo l’intelligenza come la capacità di raccogliere dati e informazioni, analizzarli e confrontarli per poi prendere decisioni, la coscienza può essere definita come la capacità di provare emozioni e sentimenti. Paura, malessere esaltazione, frustrazione: gli esseri umani non scelgono unicamente in base al proprio intelletto ma anche a quello che sentono, a come si sentono. Ed è questo che, secondo Locke ad esempio, restituisce l’identità degli esseri umani.

Se hai letto fin qui (chiedo venia, con sincerità) il tuo morale è sotto i tacchi (ok, lo so, pandemia + guerra e poi Google ti porta a leggere questo articolo qui…). Ma credimi: la coscienza cambia le regole del gioco.

A fronte di una capacità intellettiva delle tecnologie ben superiore rispetto a quella umana, considerando che tutt’oggi non è scientificamente conosciuta nel dettaglio la formula della coscienza, è veramente difficile ipotizzare che in un futuro prossimo la tecnologia si doti di coscienza.

L‘accesso al lavoro degli esseri umani viene protetto dalla prevalenza di questi in termine di coscienza, rispetto alle tecnologie  che sono dotate unicamente di Intelligenza artificiale. Inoltre, anche la centralizzazione dei dati può essere rivista, proprio in virtù della coscienza umana. È infatti auspicabile che la maggiore consapevolezza sull’importanza dei Big data smuova le coscienze e porti le società a darsi regole e organizzazioni che evitino l’accentrarsi dei dati e quindi del potere e del controllo in poche mani.

L’intelligenza artificiale cambia il mondo, ma la coscienza umana può fare in modo che i cambiamenti possano essere a favore dell’umanità.

Quindi, raga, c’è speranza nonostante tutto. Ma: alt un pass, come si dice in Romagna: “siam mica qui a smacchiare i giaguari” (ehm…chi raccoglie la provocazione?)

Considerando che l’intelligenza artificiale continuerà a migliorarsi sempre di più, è molto importante investire quante più risorse possibili nello sviluppo e sostegno della coscienza umana. Questo ci permetterà di coltivare al massimo il nostro potenziale umano che è l’unico fattore che può renderci migliori di algoritmi, robot, macchine, sistemi mediatici.

Perché se è vero che l’intelligenza artificiale delle tecnologie può rappresentare un futuro pericolo, la stupidità naturale dell’essere umano è un sicuro pericolo contemporaneo.

Per approfondire

  • L’intelligenza artificiale monitora le nostre attività in rete e non sempre ne siamo consapevoli. Sai cosa significa doomscrolling? In periodo di pandemia, guerre etc è un concetto da avere ben chiaro. Clicca sul link e poi dimmi cosa ne pensi
  • Vuoi aggiornarti su Google, le nuove release, gli aggiornamenti etc? Ecco qui il blog in cui il Google-Mondo viene comunicato (che dire, sempre ben indicizzato)
  • Per aggiornarti relativamente al mondo META, ti consiglio il relativo blog META
Articolo creato 86

5 commenti su “L’intelligenza artificiale cambia il mondo che conosciamo. È veramente questo il nostro problema più grande?

  1. Ah Elena Elena, che argomentone…
    Anch’io ne ho scritto uno sulla digitalizzazione e i suoi presunti pregi. Ma oggi… col senno del poi (in realtà, nel giro di un anno, neanche tanto) lo rinnego un pó, sai?
    Io purtroppo sono invece pessimista sul futuro (mentre di base mi reputavo una persona tutto sommato ottimista), non lo vedo affatto bene. Purtroppo ho realizzato che le grosse élite che citi anche tu hanno un programma devastante e crudele nei confronti dell’umanità. Le coscienze e l’elemento umanistico a questo punto e a mio parere dovrebbero ribellarsi e non stare solo a guardare. Dovremmo prendere coraggio tutti e fermare questo scempio.

  2. Sono affascinata dall’intelligenza artificiale Se ci si pensa bene, la tecnologia ha fatto davvero dei passi da gigante e se questa intelligenza artificiale viene utilizzata per scopi benefici allora ben venga

  3. Io sono affascinata dall’intelligenza artificiale e non penso che sarà un problema, ma che anzi possa essere un grande aiuto in molti campi.

  4. Sono rimasta molto colpita dalla domanda che mette a confronto l’intelligenza artificiale con l’ignoranza umana. Personalmente non credo che si debba temere l’AI. Anzi, ritengo che possa costituire un importante strumento di crescita e di miglioramento per tutta la società. Temo invece l’ignoranza umana, non più assimilabile semplicemente all’analfabetizzazione, ma ad un uso distorto di ciò che concerne l’intelligenza artificiale. Con tutti i pericoli che ne possono conseguire.
    Maria Domenica

  5. Io non credo che dobbiamo avere paura dei cambiamenti epocali (come l’intelligenza artificiale e la digitalizzazione in generale) perchè da quando l’uomo esiste, ha sempre dovuto confrontarsi con l’evoluzione!

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