Perché leggere quest’intervista a Paolo Gagliardi? Perché narra il territorio raccontandone la vitalità.
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ToggleE credimi, ne abbiamo tanto bisogno! Ingarbugliati in un presentismo amnesico, nei cimiteri possiamo ritrovare racconti di vita importanti per capire il territorio e costruire il nostro futuro.
Cimitero e futuro nella stessa frase sono forse un ossimoro? Continua a leggere, scommetto che cambierai idea!
Chi è Paolo Gagliardi

Paolo Gagliardi è nato a Forlì nel 1956 e ha vissuto sin dall’infanzia in Bassa Romagna, a Lugo (RA).
Ha ricominciato a scrivere poesia – dopo una parentesi giovanile – a partire dagli anni ’90.
Ha scritto all’inizio in Italiano, per poi passare alla poesia in lingua romagnola (dialetto lughese, per
l’esattezza).
Particolarmente fervida ed emozionante, l’espressione poetica di Paolo Gagliardi ha maturato diversi riconoscimenti. Tra i tanti, ricordiamo il primo posto alla XII edizione del Premio nazionale di poesia in dialetto “Città di Ischitella – Pietro Giannone”.
Attualmente si occupa di ricerca storica locale che racconta quotidianamente nella pagina social
Storia e Memoria della Bassa Romagna. È anche l’ideatore di “Musei a Cielo
Aperto” e de “La Storia siamo Noi Festival” ed ha all’attivo diverse pubblicazioni.
Io ho avuto l’onore di partecipare a La Storia Siamo Noi Festival in ben due serate (una interamente dedicata al racconto territoriale del progetto narrativo Piadina Story) clicca il link per leggere l’articolo!
Intervista a Paolo Gagliardi a pochi giorni dall’uscita di Vite Monumentali

Con l’ultima pubblicazione, l’autore recupera le grandi e piccole storie di valore del territorio. Per farlo è entrato nella pace del cimitero della sua Lugo. E si è messo in ascolto. Trasformando il concetto di silenzio angosciante, che spesso leghiamo al cimitero, in un emozionante racconto polifonico di storia locale. Narrazione territoriale autentica. Che stupisce, insegna, diverte e trasmette speranza.
Ho incontrato l’autore a meno di una settimana dalla presentazione ufficiale della sua ultima fatica –clicca qui per gustarti l’intervista in diretta Instagram-.
PS: «Come è nata la scelta del titolo: Vite Monumentali»
PG: «Innanzitutto, devo anticipare come la mia passione per la storia sia nata. Lo racconto anche nella mia introduzione al libro. Era il 2011, con la mia macchina fotografica mi muovevo per Lugo in una giornata nebbiosa. Mi venne l’ispirazione di fotografare il cimitero locale. Buttandolo in battuta, potrei dire che abbia pensato che andare al cimitero col brutto tempo che era, sarebbe stata “la morte sua”.
Come Saul (San Paolo) fu folgorato sulla via di Damasco, io lo fui in Viale De Brozzi a Lugo
Paolo Gagliardi
Fatte le prime fotografie, ho subito capito quanto quel luogo valesse per il nostro territorio. Da qui hanno preso il via molte iniziative di valorizzazione della narrazione territoriale che il cimitero, nei fatti, rappresenta. Tra queste, le visite guidate in occasione delle giornate dedicate ai Musei a Cielo Aperto, ad esempio.
In pratica, ho portato a Lugo modalità di indagine e fruizione della storia e dell’arte che caratterizzano già le città più grandi (il cimitero monumentale di Milano, o anche Torino, Roma e Ferrara, ad esempio.»
Più o meno famose, ma comunque vite. E tutte monumentali

P.S.: «Parliamo del libro che sta uscendo»
P.G.: Il libro si chiama Vite Monumentali. Guida al cimitero di Lugo un grande museo a cielo aperto. Persone e personaggi. Quel monumentali serve da un lato, a esprimere il racconto delle persone che hanno fatto la storia del territorio. Dall’altro, mi è servito per raccontare la vita di persone che meritavano di essere raccontate, anche se non famose.
Il titolo è importante, perché esprime con chiarezza che il cimitero è un pretesto per raccontare di vite. Io scrivo di vita. Tanti piccoli racconti di vita.»
«Ha sfruttato il cimitero come dispositivo narrativo non per parlare di morte, di perdita, bensì di vita, di creazione e costruzione sociale. E lo ha fatto a prescindere dalla notorietà delle persone narrate»
«Le vite di cui si legge in Vite Monumentali sono tante. Alcune persone che racconto nel libro sono famose, perché ovviamente ho raccolto le storie di personaggi come l’Asso degli Assi Francesco Baracca, il Sottotenente (e amico di Baracca) Aurelio Baruzzi, il matematico Gregorio Ricci Curbastro, tra i tanti.
Altre vite sono note solo a cerchie ristrette di persone. Ad esempio racconto la vita di Enrico Manfrini, noto come lo scultore dei papi. Ha realizzato busti, medaglie, anelli per i papi da Papa Pio XII fino a Giovanni Paolo II ed è l’artefice dell’anello che oggi è alle dita di Papa Bergoglio. Racconto anche di piccole curiosità: ad esempio ho dedicato una piccola scheda a riscoprire la figura di Elda Compagnoni, che per 30 anni -dal 1948 al 1978- è stata la governante di Casa Moratti.»
Lugo e la Bassa Romagna: un passato da ricordare perché di valore

P.S.: «Nelle ricerche necessarie per scrivere questo libro, cos’ha imparato (lei che da tempo studia la storia del territorio)?»
P.G.: «Sicuramente ho avuto la conferma del fatto che la Bassa Romagna, in modo particolare Lugo, dalla seconda metà dell’800 alla prima del ‘900 è stato un territorio ricco di arte, cultura, storia. Lugo è stata anche economicamente florida, con un’imprenditoria vivace.
I personaggi del territorio del periodo ci fungono da “cartine tornasole” per capirne meglio i contesti, le sfide, le opportunità. Qui sono nate e vissute persone che non esiterei a chiamare “giganti”. Perché hanno dato contributi di cui oggi Lugo ancora beneficia. Alcuni esempi: pensiamo al primo sindaco elettivo di Lugo, Ercole Bedeschi, che a fine ‘800 faceva parte del movimento cremazionista. Fu grazie a lui che venne acquistato il terreno su cui poi venne costruito l’ospedale Umberto Primo, l’ospedale di Lugo»
La mentalità provinciale nasce anche dalla perdita della memoria

P.S.: «È il racconto di una Lugo ricca di persone di valore, lungimiranti, coraggiose. Una ricchezza di storie che fa a pugni con lo stigma di Lugo e della Bassa Romagna come realtà provinciali. Cosa ne pensa?»
P.G.: «Chi ha una mentalità provinciale è perché vuole averla. Perché non capisce che può guardare oltre, alzare lo sguardo. Vite Monumentali sfata tantissimo questa visione distorta e sbagliata della nostra storia. Moltissimi personaggi del lughese hanno avuto una caratura internazionale, a volte, e nazionale spesso. Si pensi a Gregorio Ricci Curbastro, ad esempio»
Non è il territorio provinciale, è la mentalità che può esserlo. Abbandonando la visione piccola delle cose, ci guadagneremmo tutti.
Paolo Gagliardi
Paolo Gagliardi aggiunge un’importante riflessione:
«A chi in questi anni ha continuato a ripeterci che Lugo e la Bassa Romagna non hanno attrattività turistica rispondo che non è assolutamente vero. Il nostro territorio può vantare una ricchezza immateriale rappresentata dalla sua storia e dai suoi personaggi. Fatte le debite proporzioni, non tutti hanno un patrimonio come il nostro. Basta capirlo e volerlo. Ma per farlo serve smettere di coltivare ognuno il proprio orticello: bisogna fare rete, guardare in grande. Ce lo possiamo permettere, e non è una questione economica.»
P.S.: «Io mi occupo di comunicazione e ho sempre un occhio per la comunicazione e il marketing territoriale. In questo contesto storico ed economico, le istituzioni e i privati sono spesso interessati a promuovere al meglio il territorio. Con il suo lavoro di storico, agisce come un vero e proprio “ambassador” della storia del locale. In un contesto sociale che spesso ignora la propria storia e le proprie radici, drogato da un presentismo sempre più totalizzante. Come vive questo ruolo?»
P.G.: «Bella domanda. Partirei da un’altra domanda: il significato della nostra vita qual è? Che si creda o meno in una vita ultraterrena, quella “fisica” vale la pena di cercare di viverla al meglio. Darle un significato. Io, in questa operazione sulla memoria, mi sento un umile strumento al servizio della comunità»
In un momento in cui si tende a cancellare la memoria io mi impegno al massimo a spiegare che siamo il frutto di ciò che ci ha preceduto. Nel bene e nel male. Nascondere la storia sotto i tappeti, non darle importanza, significa perdere pezzi di noi
Paolo Gagliardi
«Faccio un altro esempio: i lapidari raccontano la storia della città. Non tenerli curati, come sta succedendo in alcuni casi, è un peccato assoluto. Penso alla lapide di Andrea Relencini, al fatto che sia stata scritta da Olindo Guerrini e a tutto il significato e la storia che ci sta dietro.
Ugualmente: in corso Garibaldi e anche nelle mura dei carmelitani sono oramai illeggibili i nomi dei benefattori. I nomi che, quindi, hanno fatto la storia della città attraverso la beneficienza. Cancellarne la memoria significa dimenticarsi che c’è stato un momento in cui il sistema sociale era intriso di solidarietà, che veniva esercitata da moltissimi, in tutti i ceti sociali»
In un territorio in cui imperversa l’invettiva contro il “buonismo”, è importante ricordarsi del valore della solidarietà . I nostri monumenti servono anche a questo. La storia va curata, l’incuria si paga a caro prezzo.
Elena Resta (la vostra Piadina Story)
-Continua la riflessione piadinara: Persone come Paolo Gagliardi ci aiutano a riprendere il concetto di cura e di bene sociale. Le istituzioni dovrebbero sostenere la ricerca storica e il recupero delle testimonianze locali–
P.S.: «Vite monumentali è una produzione di grande rilievo. Si è avvalso di una rete di collaborazioni per stilarlo e produrlo?»
P.G.: «Alcuni testi portano la firma di Mauro Antonellini, Giovanni Baldini, Bruna Bertini, Giacomo Casadio, Andrea Valentinotti e Ferdinando Pelliciardi perché esperti o perché si sono occupati di personaggi specifici. Per il resto delle storie, che rappresenta circa il 90%, ho cercato di approfondire io. Quindi, oltre a precedenti fonti scritte, ho consultato i giornali dell’epoca, ma fondamentale è stata la collaborazione di diversi attori, l’Ufficio Anagrafe del Comune di Lugo, l’Archivio Storico, la Biblioteca Trisi, l’Ufficio Cimiteri, l’UNUCI ed altri ancora, non ultime le testimonianze dei familiari, quando possibile.»
P.S.: «Lei è anche un poeta: come convivono l’animo di poeta e quello di storico?
P.G.: «Scrivo quello che mi appassiona, quello che sento. Un impegno emozionale non da poco. Comunque mi documento anche quando scrivo poesia.
Le cose devo sentirle, devo avere una fiamma che mi parte da dentro. Sono stato sette anni senza scrivere poesie e adesso è partito il progetto su una raccolta di poesie che si intitolerà “L’ultum viaz”, l’ultimo viaggio. Diario intimo di un addio. Questa raccolta di poesie è dedicata a mia moglie, a ciò che le è successo. O sento le cose o non le scrivo!»
I prossimi appuntamenti con Paolo Gagliardi e presentazioni di Vite Monumentali

- La prima presentazione ufficiale sarà Venerdì 2 dicembre, all’Hotel Ala d’Oro di Lugo, in occasione di Caffè Letterario. Presenterà dal filosofo, scrittore e poeta Daniele Serafini.
- Sabato 10 dicembre a Faenza presso la Sede Museo dell’associazione Argylls Romagna Group
- Ci sono diversi contatti per incontri nei trienni delle superiori, per parlare di un diverso modo di concepire la storia, come un qualcosa di trasversale, non solo nomi e date.
- In collaborazione con la Biblioteca Trisi sono previste, in primavera, una serie di visite guidate tematiche – partendo da quanto scritto nel libro – al cimitero di Lugo.
- Possibili anche presentazioni nelle frazioni.
Per approfondire
- Paolo Gagliardi è molto attivo in rete. Seguilo sul suo profilo Facebook e nel gruppo Facebook Storia e Memoria della Bassa Romagna.
- Ho intervistato un altro importante testimone della storia e della cultura locale: Alfonso Nadiani;
- Tra gli appassionati di storia locale sopra nominati, c’è Ferdinando Pelliciardi. Ho scritto di lui in Pvlon Matt, Pavlon Mat: poema contadino romagnolo del ‘500. Da non perdere! Se ti piace il tema, salvati ache questo link, un articolo tra i più letti del blog: Pvlon Mat: cronaca dell’evoluzione della cultura contadina di Romagna


