Le orchestre romagnole della seconda metà del’900: il ruolo sociale della musica che dobbiamo recuperare

Cosa ci insegnano le orchestre romagnole è il titolo, come sfondo il disegno di Nonno Fuì e la nipotina Nicole
Tempo di lettura: 8 minuti

30 Novembre 2022

Il racconto delle orchestre romagnole che stai per leggere appartiene all’appuntamento piadinaro (mensile) con la storia del liscio. Si tratta di un progetto di narrazione territoriale che vuole restituire alla Romagna la grande identità che la musica autoriale di Secondo Casadei ha contribuito a creare. Progetto che nasce dalla partnership di Piadina Story con Casadei Sonora Edizioni Musicali, fondate proprio da Secondo Casadei!  Clicca qui per trovare tutte le puntate del progetto Casadei Sonora .

Ogni mese ricevo tanta dimostrazione di apprezzamento e affetto via WhatsApp, mail, vocali, chiamate (piccioni viaggiatori no, per ora, ma non si sa mai!). Di nonno Fuì e Nicole piacciono le storie, che ci aiutano a scoprire e approfondire la musica liscio romagnola. E poi appassiona molto il rapporto nonno-nipote, che per tanti è un tassello fondamentale di formazione affettiva (e non solo).

Se il rapporto nonno-nipoti ti interessa, scorri in fondo, nella sezione Per Approfondire, dove troverai una lettura molto interessante della pedagogista Benedetta Landi!

Ecco alcune delle recensioni ricevute, anche via Instagram

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Nonno Fuì ci introduce ad un aspetto delle orchestre romagnole fondamentale cui ispirarci oggi, nella ripresa post pandemica.

Tra le orchestre romagnole l'Orchestra Casadei è stata la più famosa. Qui in una foto del 1952, al Dancing Rubicone
L’orchestra Casadei, col maestro Secondo al contrabbasso, in una foto del 1952, al Dancing Lido Rubicone

Nonno Fuì è in cucina, seduto accanto al camino. Mentre cerca di mantenere viva la fiamma appena accesa, sfrega le nodose mani. Guarda dalla finestra: la nebbia fredda di fine novembre traghetterà Forlì dalla notte al giorno, senza passare dall’alba.

Ha il cuore pesante. Vorrebbe dare a Nicole la vitalità che le orchestre romagnole di liscio gli hanno dato quando aveva la sua età. Ma non sa proprio come fare. 14 anni sono difficili. Averli oggi, dopo tre anni di pandemia, lockdown, limiti e divieti è una vera sfida. Lui lo capisce, non è stato ragazzino in tempi comodi. Tutt’altro: era un bambinetto alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Mentre soffia sulle braci, ricorda che ogni famiglia, nel conflitto, aveva perso parenti amici e conoscenti. Un lacrimone scende lento. Il fumo gli è entrato negli occhi e la pena nel cuore. Per consolarsi, porge subito una ciotola di croccantini a Micia, che nel frattempo gli si è arrotolata ad una gamba. Guarda la gattina mangiare golosa e si riprende. La mente corre e i ricordi lo fanno volare.

La musica romagnola e il ballo liscio: linguaggi espressivi che raccontano la ripresa del dopo guerra

Se è vero che gli adulti si dannavano per uscire dalla miseria più nera, i ragazzi facevano lo stesso ma col cuore più leggero. Il ballo liscio era il linguaggio di una generazione, la sua, che sognava il riscatto e credeva nel futuro.

Fu grazie a Secondo Casadei, che nonno Fuì ricorda sempre con grande affetto, che le orchestre romagnole di liscio divennero famose. Fu lui, testardo più che mai, a continuare a suonare la musica romagnola anche quando sembrava passata di moda. L’Orchestra Casadei divenne il motore di quel fenomeno che poi, sul finire degli anni ’60 creò uno sviluppo incredibile di orchestre di ballo liscio che ha portato poi grande fama a tutta la Romagna.

Oggi possiamo dire che la musica di Secondo Casadei fu un vero e proprio progetto di marketing territoriale di portata internazionale! Vuoi saperne di più sui progetti di marketing territoriale? Leggi l’articolo cos’è il marketing territoriale e perché è importante per tutti noi.

Andava ad ascoltare Franco Bergamini, suo coetaneo, che era poco più di un bambinetto! Già da ragazzetto, il clarinettista forlivese suonava nell’orchestra di Celso Bergamini, suo padre.

Nonno Fuì chiude il camino col vetro, perché cominci a riscaldare casa. Sbatte i piedi freddi e pensa a come si scaldavano, quei piedi, al suono matto di quel clarinetto! “Quel suono matto”, la sua amata Marietta così chiamava il virtuosismo e la carica musicale che portò Secondo Casadei a soprannominare Franco Bergamini “Terremoto” quando si unì all’Orchestra Casadei.

Le orchestre romagnole devono tantissimo alla famiglia Bergamini; il padre Celso ha insegnato ad alcuni degli orchestrali più importanti. Ecco il figlio, il grandissimo clarinettista Franco Bergamini

Loro, gli adolescenti degli anni ’50 e ’60, vivevano immersi in un flusso di fatica fisica. I lavori manuali erano la regola; la Romagna della prima metà del ‘900 era un territorio con quasi nessun’industria e scarsa meccanizzazione. Ma il dopoguerra aveva innescato una serie di cambiamenti precipitosi che univano alla fatica una crescente speranza. L’industria manifatturiera era infatti arrivata anche in Romagna e a Forlì il progresso si vide prima che in altri luoghi.

Le aspettative che tutti respiravano erano quelle di un futuro migliore per tutti.

Le orchestre romagnole dell’epoca sostenevano la visione positiva del futuro, dando espressione alla voglia di muoversi, di divertirsi, di emozionarsi che i giovani (e non solo) sentivano dentro. Non avrebbe potuto essere altrimenti, d’altronde all’origine del liscio c’era la conquista della libertà, come ho scritto nell’articolo linkato.

Gli effetti della pandemia: l’assenza di espressioni emotive e l’annullamento della speranza

Tra le orchestre romagnole l'Orchestra Casadei è stata la più famosa. Qui in una foto del 1961, scattata a Zofingen (CH)
l’Orchestra Casadei in una foto del 1961, scattata a Zofingen (CH). Secondo Casadei fu un vero antesignano del marketing territoriale. La sua musica divenne un dispositivo di promozione della Romagna in tutto il mondo!

Il tepore comincia a scaldare la stanza proprio mentre il profumo del caffè precede il borbottio della moka. Nonno Fuì ripensa a ieri sera, allo sguardo vacuo di Nicole mentre raccontava.

Tornata in classe, dopo una settimana di assenza per influenza, si è ritrovata interrogata in italiano. Non aveva studiato durante la settimana di malattia, era stata troppo male. Ma a nulla son valse le spiegazioni: per Nicole, studentessa responsabile, quel 5 nel registro elettronico era stato un vero affronto.

Anche gli insegnanti sbagliano, ci sta. Ma il nonno non aveva dormito per quello che Nicole aveva aggiunto «Questa è una vita triste, nonno. Se io che amo studiare devo prendere cinque perché qualcuno ha deciso che avrei dovuto studiare da malata, quanta sofferenza inutile dovrò sopportare? Io sono già stufa»

Nonno Fuì, mentre porge il mangiare a Micia «ma non è che forse le ho già dato i croccantini? Va beh, nel caso così sia… le do la scatoletta», pensa che l’infezione contro cui oggi dobbiamo combattere è quella dell’assenza di speranza. Buttata davanti agli schermi dei pc, la gente ha perso la capacità di interagire e di sentire empatia. Le emozioni e i sentimenti, così, non valgono nulla. E i giovani non vivono la speranza perché ricevono l’impressione di un mondo piatto sul quale non hanno possibilità di intervento.

Micia, invece, di speranza è piena! Lei sa che la vita può anche essere bellissima e gustosissima. Satolla va ad accovacciarsi sul divano, in attesa che il nonno, tanto pensieroso oggi, le si sieda accanto.

Le orchestre romagnole danno voce alla speranza: andiamo a ballare!

Quanti giovani oggi affrontano le difficoltà senza speranza? La musica è sempre di grande aiuto. Le orchestre romagnole di liscio possono essere una grande risorsa

«Come posso aiutare Nicole?» Lo sguardo si perde nel mattino nebbioso, sono le 6.30 e sopra di lui, l’appartamento della figlia, riprende vita. Nonno Fuì ascolta i passi lenti che si muovono sopra di lui e poi ha un’idea.

La piccola Nicole (14 anni rispetto ai suoi quasi 86 sono un nulla) deve tornare a vivere la bellezza della libertà. La follia del clarinetto in do che singhiozza assieme al sax che ride è un’esperienza che restituisce la gioia di vivere a chiunque. Pensando a Franco Bergamini, infatti, il suo pensiero salta al grandissimo Moreno il Biondo che con Bergamini ha suonato agli inizi. E così trova la soluzione, sorride e si muove piano verso le scale di collegamento tra i due appartamenti.

Moreno Conficconi, in arte Morano il Biondo, uno dei maggiori artisti del Clarinetto in do. Qui esegue un emozionante Terremoto

E’ una colazione mogia, quella di Nicole questa mattina. Ma sorride subito al nonno, appena lo vede arrivare. Lui la guarda sornione e poi sputa il rospo: “Guarda in internet per capire quand’è che suona l’Orchestra Grande Evento di Moreno il Biondo. Visto che alle Cupole ci siam proprio regalati una bella serata (leggi l’articolo Dove si Balla il Liscio) vogliamo andare a divertirci ancora? “

La Bravissima Alessia Dalcielo canta Stelle Lucenti, brano di debutto con l’Orchestra Grande Evento

“Siiiii, nonno! Nell’Orchestra Grande Evento canta Alessia Dalcielo, è giovanissima, bravissima e bellissima. Sara (la sua amica di due anni più grande) la segue su Instagram! TOP! L’ hai sentita cantare Stelle lucenti? È bravissima!!!”.

Cadono le stelle a mille, piovono le stelle

ora guardando su ti ricorderai

t’innamorerai di nuovo di un altro sogno

che, nel cuore tuo, risplenderà

Stelle Lucenti, Carlo Marrale, brano di debutto di Alessia Dalcielo con l’Orchestra Grande Evento

Quell’abbraccio che profuma di brioche al cioccolato sarà la sua compagnia, assieme al ronfare di micia, per tutto il giorno.

Nicole è a scuola, i suoi genitori al lavoro, il silenzio della casa è alleggerito dalla signora Carla che si muove svelta per casa rassettando, spolverando e pulendo. Nonno Fuì collega gli auricolari al tablet (è stata Nicole a insegnargli come fare). Clicca sulla scorciatoia e finisce dritto sul canale YouTube di Casadei Sonora.

La gioia si può imparare. Le orchestre di liscio romagnolo possono insegnarla

Alessia Dalcielo e Moreno Conficconi, detto anche Moreno il Biondo: due grandi rappresentanti della musica autoriale e delle orchestre romagnole

Nonno Fuì si regala una maratona di Polke. Il sax corre e ride, il clarinetto lo insegue e Fuì pensa a quanto sarà bello ballare con Nicole e bombardare con l’allegria dell’Atomica 60 tutto il mondo zompettante attorno a loro. Che lui è vecchio, è vero, ha le ginocchia logore e le gambe legnose. Ma Nicole deve fidarsi di lui e deve capire che la gioia si può imparare. Serve esercizio. Ballando e ascoltando musica ricca di vitalità, ad esempio, riempi la tua vita e questo aiuta a vivere le emozioni ed anche a crearti prospettive! E le orchestre romagnole suonano anche per questo!

Per approfondire

Sono Elena Resta, abito a Lugo di Romagna, nella mia amatissima provincia di Ravenna. Mi occupo di web marketing e strategie narrative. 

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