Musica e territorio: lo sviluppo sostenibile passa anche dal recupero della musica popolare romagnola

Anna De Leo in foto, Secondo Casadei e Arte Tamburini disegnati da Elena Raimondi
Tempo di lettura: 7 minuti

29 Settembre 2022

Il recupero della musica popolare romagnola: i giovani si preparano al futuro ritrovando Secondo Casadei grande maestro

Se è vero che il 2020 passerà alla storia come l’anno in cui tutto si è fermato, è anche vero che il 2022 è stato l’anno della ripresa mancata. Alla pandemia, infatti, si sono aggiunte la Guerra Russia-Ucraina e la crisi energetica. Quindi l’idea di ripresa economica che ha guidato il dibattito principale (aumento del Pil, ripresa delle produzioni, ripresa dei consumi) si è svelata per quello che è. Un’anacronistica bugia.

I giovani lo hanno capito ben prima di noi e così, per affrontare il futuro che li aspetta, hanno iniziato a ridare valore al passato. Lo stesso passato che le generazioni precedenti hanno svalutato e a volte tradito.

Qui sotto ecco il primo di 3 video: credimi sono tutti bellissimi, guardateli e gustali tutti!

Il recupero della musica popolare da parte dei giovani è uno strumento di elaborazione sociale importante. E in Romagna ha una grande figura di riferimento: Secondo Casadei. Che in questo 2022 è tornato a farci ballare e a testimoniare la forza della resilienza. Continua a leggere, troverai anche una testimonianza esclusiva per Piadina Story.

Questo articolo nasce dalla partnership di Piadina Story con Casadei Sonora Edizioni Musicali, fondate dal grande maestro Secondo Casadei, appunto!  Clicca qui per trovare tutte le puntate del progetto Casadei Sonora che consiste in una serie di racconti con protagonisti Nonno Fuì e la nipotina Nicole. E’ pensando a Nicole, infatti, che abbiamo deciso di scrivere quest’articolo sui giovani. In Per Approfondire troverai tutti i riferimenti di Casadei Sonora Edizioni Musicali.

I giovani di oggi sono molto più rispettosi del territorio di noi

E così, come scrivevo sopra, nel 2022 ci siamo svegliati e ci è stato chiaro che non avevamo più tutte quelle prospettive di crescita che avevamo sognato. Non tutti siamo scesi dal pero per svegliarci solo ora. Da tempo, infatti, i giovani ci avevano avvertito che la bella addormentata era più sul pezzo di noi. Parliamo di quella stessa generazione nata e vissuta all’ombra del nostro pero. Generazione abituata a prendere le pere che noi lasciavamo cascare giù. Generazione cui, adesso, tocca raccogliere pure noi. Noi che caschiamo dal pero.

L’insostenibilità del modo di vivere occidentale è da anni al centro delle scelte proteste dei giovani. Che hanno a cuore il territorio in cui vivono, la sua varietà culturale, la sua storia, spesso più di chi li ha preceduti. Un esempio? I giovani sono il motore del turismo slow. Sono proprio loro ad aver riportato in auge le tipicità enogastronomiche e territoriali. Il recupero della tradizione, di tempi e modi umani si riconducono anche alla protesta contro il menefreghismo sulla questione ambientale di chi li ha preceduti.

Chi sono gli zoomers, ovvero i nostri giovani oggi?

Chi i nostri giovani, anche detti zoomers, ovvero componenti la generazione zeta?

Gli zoomers sono nati tra il 1997 e il 2012, figli della generazione X (1965-1980) o dei baby boomers più giovani (1946-1964).

I nostri giovani giovani della generazione Zeta:

  • hanno più istruzione di quanto non ne avessero le generazioni che li hanno preceduti;
  • hanno meno accesso al credito della generazione dei genitori e molto meno rispetto ai nonni;
  • guadagnano il 39% in meno rispetto ai lavoratori colleghi a fine carriera (over 55, quindi millennials);
  • accedono al lavoro con maggiore difficoltà e spesso minori tutele

Giovani con grande dimestichezza con le tecnologie, che usano per fare rete e superare le barriere geografiche. I ragazzi di Fridays for future, ad esempio. Movimento internazionale di protesta degli studenti per l’emergenza climatica: esatto, gli stessi ragazzi che anche qui in Romagna (e non solo) spesso sono stati chiamati Gretini. Così (g)cretini da unirsi tra loro a livello internazionale per svegliarci dal sonno profondo fatto di vacanze low cost di lusso, consumismo smodato per compensare una vita spesso svuotata.

Insomma: i giovani hanno puntato il dito contro gli ossimori del nostro stile vita. Quegli stessi che ci hanno portati a non capire più nulla (se pensi una cosa e ne fai un’altra, il rischio è quello) e dare dei (G)cretini a loro.

elena resta

Recupero della musica popolare: i giovani si riappropriano delle radici per affrontare il futuro

La Romagna è stato un territorio caratterizzato da pratiche tradizionali condivise da tutti i suoi abitanti. Dal modo di costruire le case, l’artigianato, la vita agricola passando per il grande patrimonio di cultura orale: il vivere romagnolo aveva un codice identitario molto forte che ha resistito per secoli.

Dagli anni ’80, però, la Romagna non ha fatto altro che scaricare le tradizioni dimenticandole o, peggio ancora in alcuni casi, portandole al grottesco.

Cosa è successo alla musica romagnola: gli anni dell’oblio

La musica tradizionale romagnola, con Secondo Casadei, nasce e si sviluppa come la musica della libertà del popolo di godere della grande musica da ballo europea (Valzer, Mazurka, Polka) che prima gli era preclusa. Clicca qui per leggere l’origine della musica da ballo Romagnola.

Alla morte del geniale Maestro Secondo Casadei, la musica romagnola, il cosiddetto liscio romagnolo, era popolarissima in Italia e all’estero. Nello slancio di sfruttarne al massimo la popolarità, però, la musica romagnola subì da alcune realtà un’operazione di esasperazione dei suoi segni più popolari. Ben presto, tra gli anni ’90 e fine 2000, questo processo portò la mia generazione (gli attuali 40-50enni) a prendere le distanze dal patrimonio culturale della musica popolare romagnola.

Non è un caso se la mia generazione, ancora oggi, cominci a fischiettare appena senta una canzone degli U2 ma non sappia intonare una mazurka neanche sotto tortura. Da “non ti potrò scordar casetta mia” a “Boombastic” il passo è stato breve.

Servono radici profonde per affrontare la tempesta del futuro: i giovani tornano a fare e ascoltare musica popolare

Non è un caso che le nuove generazioni che ricercano una vita più sostenibile ripartono, musicalmente, dall’indimenticabile Maestro. Secondo Casadei si è sempre contornato di giovani, infatti. È stato un grande mentore per tanti artisti, sempre col sorriso e la voglia di fare.

Leggi l’articolo su come aiutare i giovani, seguendo l’esempio di Secondo Casadei

Arte Tamburini aveva 19 anni quando, in coppia con Fred Mariani, registrò la mitica Romagna Mia. Semplice, appassionata e talentuosa, non può che farmi venire in mente Anna de Leo e sua sorella Angela.

Leggi l’articolo che ti racconta chi ha scritto Romagna mia attraverso le storie di Nonno Fuì e della nipotina Nicole

Mini-intervista ad Anna De Leo del duo Emisurela

Chiamo al telefono Anna e la interrompo in una giornata pazzesca, di quelle da 56 ore. Anche Anna De Leo è giovane: a 26 anni è caporchestra del duo artistico Emisurela composto da lei e dalla sorella Angela De Leo, di 23 anni. Nonostante la giovane età, Anna De Leo, è prossima alla seconda laurea in violino e ha già un passato di vita sempre in trasferta, come tanti giovani: Siviglia, Bologna, Firenze Torino.

Col lockdown è tornata nella sua natale Faenza, dove ha recuperato il grande lavoro autoriale della musica popolare di Romagna, che oggi porta in giro con spettacoli meravigliosi. Con Emisurela, appunto, ha vinto nel 2021 il contest “Il Liscio nella Rete” con la bellissima “Tramonto” di Secondo Casadei.

La rivoluzione col sorriso: Anna De Leo

Anna: ci racconti perché è così importante per voi giovani quest’operazione di recupero della musica tradizionale e popolare romagnola?

«È importante perché è la musica romagnola è il nostro patrimonio culturale. Quello che racconta veramente da dove veniamo. Quello che è legato alla nostra storia, fatta di piccole cose, a volte anche di difficoltà, ma con la dignità di chi vive in armonia. Proprio per quell’approccio identitario di chi non vive per spendere i soldi che non ha o per apparire per ciò che non si è. La musica popolare romagnola è quella che ci dice che ognuno deve fare con ciò che ha, poco o tanto che sia. Che canta che non ci si deve arrendere, ma si deve anche restare sempre coi piedi per terra»

«Pensa a Secondo Casadei: figlio di sarti, decide di diventare una grande violinista. Poi però, quando ne ha bisogno, torna anche a usare la sua esperienza di sarto per definire le divise e distinguersi dalla concorrenza. La musica popolare e i suoi grandi protagonisti ci insegnano di fare necessità virtù. Che, diciamolo, oggi ce n’è una grande bisogno»

«La musica romagnola è coraggiosa. Ha sempre trattato grandi temi. Pensa a Romagna Mia (di Secondo Casadei, per l’appunto): cantava il grande e doloroso tema dell’emigrazione. Ecco, oggi quante canzoni cantano di noi giovani, costretti a lasciare la nostra famiglia per andare a lavorare a Mannheim, lasciarci 600 Euro al mese per un 40 metri quadri e sperare nel rinnovo del contratto? Secondo Casadei non aveva paura di cantare una generazione sparpagliata via di casa!»

Io, così come molti altri gruppi del territorio, sto recuperando la musica popolare romagnola proprio perché per affrontare il futuro dobbiamo avere radici profonde e ben salde. E gli animi leggeri, che questa è musica che sa farti stare bene, sorridere, sperare.

Anna De Leo

«E noi abbiamo bisogno di solidità e leggerezza ma anche e soprattutto di speranza. Perché noi giovani la rivoluzione la facciamo perché speriamo di riuscirci. E poi, la rivoluzione, vogliamo farla col sorriso. Quello magico di Secondo Casadei»

Per Approfondire

Sono Elena Resta, abito a Lugo di Romagna, nella mia amatissima provincia di Ravenna. Mi occupo di web marketing e strategie narrative. 

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